Gli amici degli amici

La questione del merito e del talento stanno entrando nella campagna elettorale. Casini, per esempio, o Veltroni ne hanno fatto un cavallo di battaglia usando i soliti generalismi validi per tutte le stagioni: “Va premiato il merito…“, “I migliori devono emergere…“, “Dobbiamo evitare che i cervelli fuggano all’estero…” [a proposito, in bocca al lupo a Giulio Marini] e avanti con la solita fuffa. Non è difficile leggere la volontà di cavalcare il malcontento individuale di molti lavoratori, studenti, ricercatori che non vedono riconosciute le proprie qualità.

Trasposto sul piano del mercato del lavoro e della mobilità significa passaparola, raccomandazioni e via andare, un argomento sul quale si ritorna periodicamente ogni tre mesi. (Per esempio oggi W. Passerini con “Troppe spintarelle per trovare un posto“).

Rovesciamo la logica con cui si affronta il tema, per una buona volta. Nessuno ha voglia di rispondere a una semplice domanda: “Ma chi dovrebbe giudicarli questi talenti? Chi è in grado? Siamo veramente capaci di capire chi ha valore?“. Se ci si affida alla raccomandazione, se i migliori scappano, se restano in un angolo ecc. significa che in qualità di selezionatori siamo degli incapaci. Caproni che esercitano soltanto un potere vuoto. Siamo noi che non ci esponiano al rischio e che dovremmo andare all’estero a formarci su come valutare al meglio le persone.

Onde evitare generalismi, l’ultima volta che hai selezionato una persona, che criterio hai usato (sì dico proprio a te)?

In verità non hanno torto

Un delirio di parole: 10mila per un compenso di 10 euro. Si propone nell’annuncio “Scrittori & Recensori – Nessun obbligo di curriculum (Milano)” pubblicato su Cercolavoro.it. Me lo segnala A., che preferisce rimanere anonima. Candidandosi per la posizione ha ricevuto questo messaggio [qui in .txt] di quattro pagine, in cui si propone:

* la scrittura di articoli che sommati devono contenere 10.000 parole per la recensione di giocattoli, da inserire sul portale Giocattoleria.it, dominio del signor Raffaele Cafiero di Napoli;
* il compenso di 10 euro (netti e in nero, così almeno pare nella risposta fornita). Attenzione nell’annuncio di parla di “parole”!! Se fate un calcolo, (mediamente il rapporto tra battute e parole è di 6:1) questo significa che la retribuzione è di 0,25 cent/cartella!! Se siete rapidi e scrivete 1 cartella in 20 minuti, verrete pagati 75 cent/euro all’ora;
* il pagamento via PayPal (che rende difficoltoso risalire al committente esatto e che permette di eliminare la transazione via Conto Corrente).

La cosa più divertente della risposta, a ogni modo, è questo inciso presente nel testo:

Parecchi non credono alle offerte di telelavoro ed in verità non hanno torto: ci siamo accorti che il 97% di quanti promettono telelavoro o si tratta di fandonie oppure patteggiano compensi che il più delle volte costituiscono ben poca cosa!

L’ignoranza è una politica passiva?

Questa mattina mi si è bloccata la colazione sullo stomaco. Apro il giornale e leggo l’incipit di un articolo, su una testata nazionale:

Politiche attive

Ora non è per essere leziosi, ma ci sono due minuscole sottigliezze che forse è il caso di approfondire. Se vi va. A me importa per due motivi: 1. cambiare l’Italia vuol dire anche eliminare sacche di ignoranza; 2. è ora di smetterla con modelli culturali e linguaggi di 20-30 anni fa legati al lavoro.

Primo: le politiche attive NON sono sistemi diretti “per trovare lavoro a chi è disoccupato”. Non sono neppure sinonimo di cassa integrazione, mobilità ecc. Quando il soggetto senza lavoro viene supportato con politiche che non lo mettono “in azione”, ma semplicemente lo assistono, si chiamano PASSIVE. E’ l’esatto contrario

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Ricerca di lavoro, bugie e Internet

Italiani e ricerca di lavoro. Smaliziati, concreti, realisti o fessi? Ne parlano con dovizia di particolari Rosanna su JobTalk (Gli italiani mentono nel curriculum vitae e al colloquio, però adorano cercare lavoro in Internet) e Federico su MioJob (Fenomenologia della ricerca di lavoro “Troppo lunga l’attesa per una risposta”). Se siete interessati, in questo documento PDF (Fonte: Kelly Services) trovate tutti i dati per esteso.

P.S. Una sola nota. Personalmente non ritengo credibili alcuni valori, come i seguenti: Mezzi per trovare lavoro

Questi riportano il “principale mezzo grazie al quale i lavoratori hanno trovato il proprio attuale lavoro“. Un valore così elevato per la voce “chiamata da parte del datore di lavoro” indica chiaramente come il panel sia basato sui lavoratori che transitano dall’agenzia di lavoro che ha condotto il sondaggio (una simile distorsione si trova, per esempio, anche nelle Manpower Employment Outlook Survey, sulla domanda di lavoro, pubblicate mensilmente sulla base delle dichiarazioni dei clienti del Gruppo).

Dubito che gli annunci online superino il passaparola in Italia. Sarebbe un traguardo importante, ma ho come l’impressione che non siamo ancora arrivati a questo punto.

Vuoi leggere il mio CV? Paga!

I database di CV hanno un bel valore, lasciatemelo dire. C’è chi si è chiesto, banalmente: perché lasciarli gratuitamente in mano ai selezionatori professionali? Meglio dividere le revenue derivanti dalle informazioni sui candidati, no? Metto il mio nome, la mia faccia. Mi vuoi vedere? Paga qualcosa, allora. Obiezione scontata: non verrà più nessuno a cercarti a pagamento. Siete così sicuri? E se esistessero network di persone molto qualificate? Voi, selezionatori, non sareste disposti a inbucarvi per qualche spicciolo?

NotchUP

Non ho ancora studiato bene le dinamiche e i servizi, ma nelle ultime due settimane sono stato letteralmente tempestato di richieste per entrare in FaceContact.com e NotchUp (oggi JobFLO). Sistemi di job networking smaliziati, di seconda generazione. Che non svendono il potenziale accumulato a livello informativo sulle persone, ma ridistribuiscono sotto forma di bonus o altro il vantaggio competitivo offerto agli head hunter.

La vicenda è assai intrigante, soprattutto sotto il profilo della maggiore consapevolezza che gli utenti della Rete stanno maturando nella gestione di informazioni considerate nuova “merce di scambio” quando queste finiscono su mercati professionali.

Jobsite fuorilegge e il caso Borsa del Lavoro

La tesi di Michele Tiraboschi pubblicata lunedì sul Sole 24 Ore (articolo “Il collocamento in Rete ha bisogno di trasparenza“, file .PDF) non ha sortito alcun effetto. Eppure il giuslavorista non è andato molto per il sottile, definendo tutti i siti Internet che consentono lo scambio di domande/offerte di lavoro come “abusivi”. (Per la precisione, Monster.it un’autorizzazione ministeriale l’ha ottenuta, per cui direi meglio “tutti, tranne uno”…).

Per i non addetti, il riferimento è agli Artt. 4-7 del D.Lgs 276/03 (Legge Biagi), che spiegano come i soggetti che svolgono intermediazione si debbano accreditare all’Albo del Ministero e avere determinati requisiti di Legge.

Così scrive Tiraboschi: “.. la rete è inquinata da operatori che, pur non avendone i requisiti, assorbono una quota rilevante del mercato sostenendo un’ingente business che alimenta ed è reso possibile proprio grazie alla scarsa trasparenza del mercato del lavoro. Non crediamo tuttavia, per come è fatta la rete, che la soluzione del problema possa essere ricercata in un (seppur importante) bonifica e repressione da parte degli organi ispettivi“.

Da Infojobs in giù, sono tutti abusivi. Esercitano senza autorizzazione! Che cosa rispondono a questa denuncia?

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IL CASO BORSA DEL LAVORO

Il professore se la prende poi con il mancato decollo della Borsa del Lavoro, che non ha oggi “finalità di promozione e incentivazione del mercato “, ma, come si evince dalla nuova normativa sulle comunicazioni obbligatorie, si basa su una “visione totalizzante, monopolistica e pubblicistica del mercato del lavoro“. A parte la leggera contraddizione con la critica precedente al mancato accreditamento dei jobsite (non è questa una visione statalista?), Humanitech condivide soltanto in parte questa denuncia. Non perché sia falsa, ma perché mette a fuoco le questioni sbagliate.

La Borsa Continua Nazionale del Lavoro non è decollata per queste ragioni:

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Mi vendo su eBay

Arnaldo Funaro, in arte ArnaldArnald, pubblicitario, fumettista, copywriter, creativo, storico, Internet guy e altro ancora non ha resistito alla tentazione, minacciando l’umanità di fare danni da delirio di onnipotenza.

Dopo Sara, che dalla sua storia ha tratto anche un libro (foto a fianco), anche Arnaldo Funaro, 31 anni, creativo che lavora nel settore della pubblicità, ha deciso di vendersi al miglior offerente per un lavoro. Sara Disperata(Senza offrire sesso in cambio, per fortuna nostra). E lo fa su eBay. Oggi ha un contratto a progetto con scadenza a marzo. Base di partenza: 1 euro.

La “proposta ufficiale di collaborazione” è accompagnata da un video su Adolf Hitler che racconta come la follia del furher pare abbia avuto una genesi ben precisa: la mancata ammissione all’Accademia di Belle Arti.

Non sia mai, dunque, che dal rifiuto di un talento in erba possano derivare nuovi, imprevisti danni irreparabili.

Pura provocazione? Disperazione? Strumento di viral marketing personale?

Selezione chiavi in mano

Oggi, un amico: “Mi ha cercato una società di selezione settimana scorsa. Ha trovato il mio profilo su Xing!! Voleva che facessi  un colloquio in una città a 500 km di distanza: affermava che il suo cliente mi avrebbe pagato il viaggio. Figurati, mi sono detto, e prima di spendere un capitale in aereo, sono andato in macchina. Al termine del colloquio, mi hanno detto di passare in segreteria: mi hanno rimborsato 0,30 cent/euro al chilometro“.

Peccato che tutto questo accada in Germania. Spero di andarlo a trovare presto a Berlino.

Web, lavoro e blogger in doppio petto

Qualche approfondimento sui metamotori e sui nuovi strumenti come il videocurriculum. Sono materiali/articoli pubblicati oggi sul Sole 24 Ore [in rassegna stampa anche su Apogeonline dal buon Antonio Sofi], che lascio qui in download:

La frontiera su Internet è il videocurriculum (file PDF) su videocurriculum, podcast, portali, metamotori e servizi vari..;
Anche i manager cercano un posto sugli annunci web (file .PDF) con dati [in formato più esteso qui] e aggiornamenti su utenza, profili, traffico dei jobsite ecc.;

C’è poi qualche approfondimento sui blog degli esperti di diritto (.PDF) e uno più in generale di chi parla di lavoro (.PDF) – una replica su carta della fotografia della Jobosfera, già fatta qui per JobTalk. Online invece, arricchisce il quadro su JOB 24 Online uno speciale focus sui CEO blogger (con una lista dei 50 più noti) e un pezzo sulle piccole imprese che si sono votate al corporate blogging in Italia. Per questo articolo ringrazio Alberto per il suo prezioso contributo. News di piccolo cabotaggio, invece, è l’apertura di oneITJob, blog che parla di lavoro (nel senso delle opportunità e degli annunci) nel settore IT.

P.S. Da non tralasciare la lettura dell’attapiramento (poi ritirato) che Rosanna Santonocito ha fatto a Stefano Venturi di Cisco, contattato in fase di realizzazione degli articoli, e la risposta diretta via blog del CEO di Cisco.