L’ignoranza è una politica passiva?

Questa mattina mi si è bloccata la colazione sullo stomaco. Apro il giornale e leggo l’incipit di un articolo, su una testata nazionale:

Politiche attive

Ora non è per essere leziosi, ma ci sono due minuscole sottigliezze che forse è il caso di approfondire. Se vi va. A me importa per due motivi: 1. cambiare l’Italia vuol dire anche eliminare sacche di ignoranza; 2. è ora di smetterla con modelli culturali e linguaggi di 20-30 anni fa legati al lavoro.

Primo: le politiche attive NON sono sistemi diretti “per trovare lavoro a chi è disoccupato”. Non sono neppure sinonimo di cassa integrazione, mobilità ecc. Quando il soggetto senza lavoro viene supportato con politiche che non lo mettono “in azione”, ma semplicemente lo assistono, si chiamano PASSIVE. E’ l’esatto contrario

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La posizione dei Radicali sul Welfare

In vista di un autunno che si preannuncia piuttosto caldo, il gruppo WelfareToWork, che opera in seno al movimento dei radicali italiani, ha realizzato un documento molto corposo (denominato Libro Bianco, file .PDF) sul tema del Welfare, mettendo in chiaro la posizione sul protocollo proposto da Damiano (file .PDF).

I Radicali dichiarano fiducia al Governo, ma buttano sul tavolo nuove proposte. I temi forti sul lavoro: liberalizzazione dell’età per il pensionamento; completamento della Riforma Biagi, comprensiva della creazione di un sistema universale di ammortizzatori sociali; estensione del secondo pilastro contributivo (TFR ai fondi) a tutte le imprese; spostamento del baricentro delle relazioni industriali dalla contrattazione nazionale a quella territoriale e aziendale.