Humanitech – Il mio blog dal 2006

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Un antidoto contro la solitudine

In memoria di David Foster Wallace, molti anni dopo l’anno del Grande Pannolone per Adulti Depend.

“Continuavamo a ripetergli che eravamo felice che fosse vivo”, ricorda la madre. “Ma penso che oramai ci stesse già lasciando. Non ce la faceva proprio più”. Un pomeriggio David era particolarmente agitato. La madre si sedette a terra accanto a lui. “Gli ho accarezzato il braccio. Lui mi ha detto che era contento che fossi la sua mamma. Io gli ho risposto che per me era un onore”. […] Poche settimane dopo Karen lasciò David a casa da solo con i cani per qualche ora. Rientrando, quella sera, lo trovò impiccato.

(Tratto da “Gli anni perduti e gli ultimi giorni di David Foster Wallace”, Rolling Stone, 30 ottobre 2008).

Il 12 settembre 2008, dieci anni fa, moriva a 46 anni David Foster Wallace, scrittore americano poliedrico, raffinato ed estroverso, al tempo stesso modesto e ricercato, prolifico, appassionato, tormentato dal mestiere di scrivere e, in parte, dall’improvviso successo. Una “meteora che volava bassa“, come lo definiva chi lo conosceva bene. Una famiglia solida, con una fortissima tradizione culturale, una vita disordinata alla continua ricerca di un ambiente creativo, tra mondo universitario e spazi privati in città sempre diverse.

Molto legato a Jonathan Franzen e Mark Costello, preciso cultore di letteratura e filosofia, tennista professionista, insegnante appassionato di scrittura creativa. Estroverso e curioso ha scritto saggi, romanzi, testi dedicati al tennis, alla trigonometria, alla psicologia e alla televisione, alla musica rap, alla filosofia di Wittgenstein e splendidi reportage (politici o di viaggio) per periodici americani. Si è misurato fino allo spasmo contro la vita, con la difficoltà di creare buona letteratura e contro la depressione.

David Foster Wallace
David Foster Wallace

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10 semplici regole per genitori che usano WhatsApp per chat di classe

La scuola sta per iniziare e non ho nessunissima voglia. Come mio figlio, ma per ragioni diverse. Chiamatele chat di classe.

10 Regole per Gruppi WhatsApp a ScuolaTra quelle scolastiche, gruppi legati allo sport, iniziative per soli papà, associazioni varie… tutto questo mi costa – per soli due figli (immagino chi ne ha di più, poveraccio) una dozzina di chat su WhatsApp! Il caos regna sovrano. Quei maledetti pallini verdi di notifica sono un vero incubo! Alle giornate interminabili e convulse di lavoro si somma la pressione esercitata da WhatsApp! Ho bisogno di salvarmi.

Mi sono ripromesso da tempo di proporre in Rete alcune regole per una “civile convivenza”. Anche soltanto per esorcizzare il fenomeno. Non so se avrà effetti reali, ma chi ha figli e frequenta simili gironi infernali sa di che cosa parlo quando arrivi al punto di pensare “basta, adesso esco!!” e poi però non puoi farlo perché ci sono di mezzo comunque i figli.

Di seguito propongo 10 regole, scritte al volo. Tutte, ovviamente, emendabili. Se volete contribuire, accetto suggerimenti e commenti. Non chiedetemi di entrare in un gruppo WhatsApp per discuterle, però.

Dieci regole per un uso corretto
di WhatsApp nelle chat di classe

  1. Mettere in chiaro, comprendere e rispettare sempre la finalità principale del gruppo e per questo pubblicare soltanto contenuti pertinenti;
  2. Usare un linguaggio adeguato alle conversazioni in pubblico, amichevole, non offensivo;
  3. Evitare le discussioni utili solo a due/pochi interlocutori, passando questi messaggi alla comunicazione diretta fuori dalla chat di gruppo;
  4. Prediligere domande a risposta chiusa rispetto a questioni aperte o senza un preciso contesto;
  5. Chiudere discussioni importanti prima di aprirne altre;
  6. Indirizzare domande specifiche alle persone giuste e non al gruppo quando la risposta dipende da una sola persona;
  7. Non moltiplicare inutilmente messaggi e concetti già rimarcati in precedenza da altri;
  8. Non inviare file multimediali eccessivamente pesanti (video ecc.);
  9. Scrivere messaggi circostanziati ed esaustivi, evitando di moltiplicare inutilmente interazioni, spezzettandole;
  10. Ricordarsi sempre che si impegnano tempo e strumenti di altri (e c’è anche un limite alla pazienza): contate sempre fino a tre prima di pubblicare messaggi.

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L’arte perduta del mulinaro

¿es posible clavar con miradas la brisa?
(È possibile fissare la brezza con lo sguardo?)

Garcia Lorca, Libro de Poemas

Avete mai previsto il vento? Direzione, intensità o durata? O vi siete mai chiesti quale fosse la direzione da prendere guardando unicamente il cielo? In mare ancora molti velisti la prendono come una sfida, ma sempre di più si affidano a strumenti moderni e sofisticati per ottenere risultati più affidabili.

Una volta, invece, non era così. Su questa capacità c’è chi ha costruito un’arte ben precisa in passato, un mestiere di grande valore ed enorme responsabilità, perché da lui dipendeva il guadagno di una giornata di lavoro per tutta la filiera produttiva. Era il mulinaro.

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Algoritmi social, troll e la morte della dialettica

Il mondo dei social media sta uccidendo il sapere. Lo sta sgretolando sotto i colpi di relazioni conflittuali, interventi delatori e falsi, lo sta sbriciolando nella sabbia dell’odio, attraverso scarne contrapposizioni prive di una reale volontà di dialogo e di incontro, di un rapporto “sociale”, appunto.

La volontà di comprendere, condividere sapere o capire gli altri, e dagli altri, sui social tende verso lo zero. Stiamo diventando schiavi di logiche politiche preconcette o di posizioni e sapere pregiudiziali. Sempre di più ci si accontenta di negare, sviare e depistare. Talvolta di creare volontariamente il falso. Non saprei dire la dimensione di questo fenomeno, ma sicuramente è in crescita. Così come cresce di pari passo il disagio che provo aprendo in questi mesi Twitter o Facebook.

Che cosa sta morendo? Semplice: la dialettica! Ovvero la comunicazione a due vie, dove un interlocutore trova spazio per confrontarsi sulla base di argomentazioni. Vengono in mente le più antiche forme di dialogo, che si dividevano in sofismi – messi in pratica per depistare l’interlocutore (oggi Platone userebbe tranquillamente il termine “trollare”) – e dialettica, ispirata, al contrario, alla ricerca del vero. Ebbene oggi prevale la prima, a scapito della seconda.

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10 cose che ho imparato all’interno della Community di WordPress

Da più di tre anni seguo da vicino la comunità degli appassionati e sviluppatori che gravita intorno a WordPress, la piattaforma più diffusa al mondo per la realizzazione di siti, blog e servizi online. Sebbene mi fossi occupato da tempo di questo software, è solo di recente che ho deciso di entrare come volontario e parte attiva in questo progetto open source. Potrei scrivere un trattato, ma per ragioni divulgative e di sintesi, mi limito a segnalare 10 cose che ho appreso in questo mondo:

Framework WordPress

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Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+00:00 Autore: Dario Banfi