10 cose che ho imparato all’interno della Community di WordPress

Da più di tre anni seguo da vicino la comunità degli appassionati e sviluppatori che gravita intorno a WordPress, la piattaforma più diffusa al mondo per la realizzazione di siti, blog e servizi online. Sebbene mi fossi occupato da tempo di questo software, è solo di recente che ho deciso di entrare come volontario e parte attiva in questo progetto open source. Potrei scrivere un trattato, ma per ragioni divulgative e di sintesi, mi limito a segnalare 10 cose che ho appreso in questo mondo:

Framework WordPress

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Una nuova casa digitale

A partire da oggi ho una nuova casa digitale. Questa.

La grande soddisfazione è di averla costruita da solo, su misura, posizionando mattone su mattone, giorno dopo giorno. Uno sforzo non indifferente dal punto di vista tecnico. Un investimento importante in termini di tempo.

In partenza mi sono dato un obiettivo: avrebbe dovuto essere leggera, funzionale e spaziosa. Avrebbe dovuto contenere i ricordi, ma lasciare spazio al nuovo, raccontare tutto il mio passato, fatto di progetti e iniziative, ma fotografare il presente, con la speranza di migliorare il futuro.

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Il metodo Strunz

Sarà capitato almeno una volta in vita a chi lavora da solo, come freelance, oppure, statene certi, vi capiterà almeno una volta, di incappare nella classica trappola del “metodo Strunz”. L’ho battezzato in questo modo e si tratta della sottile formula, usata soprattutto da chi vi conosce poco oppure da chi si immagina di conoscervi meglio di voi stessi, con cui si richiede la vostra disponibilità a fornire valore in termini di immagine, conoscenza o consulenza preventiva, per finalità di branding o benefici altrui, ma che non porta mai a niente. Mi spiego meglio.

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Non basta avere buone idee

Ideas Versus Execution

In epoca post due puntozero le idee di business basate su Internet hanno raggiunto il prezzo storico più basso al chilo. C’è chi sostiene si vendano al mercato dell’ortofrutta, chi abbia trovato bigliettini come nei cioccolatini, ma infilzati sugli ombrellini dei cocktail alle apericene milanesi.

–  “Perché non facciamo un’App per incentivare la danza del ventre? Si potranno iscrivere gli appassionati, i proprietari di palestre, le danzatrici che insegnano. Poi faremo questo e poi faremo quest’altro…
–  “Sto pensando di aprire un negozio online per vendere le mie creazioni in cartongesso. Pensavo di mettere in home page uno slider a tutta pagina con alcuni dei miei pezzi migliori: il calco di un vecchio carburatore del mio Garelli Ciclone, la riproduzione 1 a 1 di uno spartitraffico e altri. Fico, no? 

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So hungry so foolish

In memoria di Alberto D’Ottavi, giornalista, blogger e imprenditore. Scomparso il 26 settembre 2014.

Esiste una memoria elettronica e una del cuore, ma nel caso di Alberto D’Ottavi, per chi lo ha conosciuto da vicino, la distinzione era davvero impercettibile. Il suo contatto su Skype, su smartphone o Facebook non era dissociabile dai modi gentili e dalla sua passione per l’Hi-tech, unica, competente, contagiosa e folle, che ha saputo trasferire in rete, tra gli amici, nel mondo dell’informatica e del giornalismo Hi-tech. A distanza di un anno dalla sua morte, ha senso ricordare (almeno per me) almeno due, tre cose che ha saputo lasciare in pegno, come sfide vive e visioni prospettiche sul nostro Paese e sul mestiere di chi è chiamato a innovare. Provo a scriverne, in breve, sapendo comunque di tradire molto.

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Il compenso professionale secondo il D.M. 140/2012

Mentre si discute in Parlamento dell’equo compenso per i giornalisti freelance, una norma che lo stesso ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha snobbato senza mezzi termini, vale la pena di ripescare una questione: come calcolare il compenso di un professionista? Aboliti i tariffari da Bersani, sono rientrati [in assenza di parametri per valutare il valore delle prestazioni d’opera] dalla finestra, grazie ad alcune sentenze della Corte di Cassazione.

In aggiunta è arrivato poi il D.M. n. 140 del 20 luglio 2012, ovvero il “Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia“. Anche in questo caso non si parla di giornalisti freelance (figuriamoci), ma c’è qualche spiraglio interessante sulla questione delle tariffe.

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22-23 settembre, appuntamento ad Alessandria

Una delle ultime volte che sono stato ospite (a Bolzano) di un coworking per parlare del mondo dei freelance qualcuno [cfr. vignetta sotto] ha trovato il modo di scherzarci sopra ed è giusto così. Non è mai troppo tardi per imparare da chi ci ha preceduto e conosce il mestiere 🙂

Coworking o Cow Working? La vignetta di Rudi (Rodolfo Zancan) architetto/vignettista di Bolzano

La vita del freelance è complicata, certamente, ed esposta al rischio, ma offre anche spunti di libertà, il piacere di incrociare esperienze diverse e soprattutto una grande e costante voglia di crescere, cambiare e sperimentare, mettendo creatività, quando è possibile, e voglia di divertirsi.

Se però fino a pochi anni fa essere indipendenti significava vivere e “mungere il mercato” da soli, oggi le cose stanno cambiando sia sotto il profilo della rappresentanza politico-sindacale sia nella scelta dei luoghi da frequentare come spazi di condivisione e lavoro.

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