Quando si muove il Quinto Stato

Oggi ACTA – Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato [che supporto attivamente e tra breve ancora più da vicino (abbiamo fissato la sede operativa qui nei miei uffici, il 13 ottobre si festeggia!!)] è in prima pagina sul Corriere della Sera. Meglio ancora nell’editoriale di Dario Di Vico dal titolo “Gli Italiani Invisibili” (in download in .PDF).

Un fatto straordianario per un’Associazione che in pochi anni di vita ha saputo raccogliere sempre maggiori consensi tra lavoratori autonomi grazie a una battaglia sociale e di comunicazione trasparente e onesta, che vuole portare alla luce le difficoltà di chi opera sul mercato come lavoratore indipendente, oggi dimenticato dal legislatore e dalla politica, messo alle corde dalle imprese e considerato evasore di default (non siamo idraulici! capitelo) e nonostante tutto fonte importante di vitalità per l’economia e specializzazione del mercato del lavoro.

Si legge a firma di Di Vico:

Sul versante dei Professionisti la situazione è ancora più complessa. E la rappresentanza più fragile. […] con la crisi tutto è destinato a cambiare perché stavolta penalizza più gli autonomi che lavoratori dipendenti [..] chi paga il conto più salato sono i giovani avvocati, commercialisti o architetti che rischiano nei prossimi mesi di venire espulsi dalla professione. Senza avere strumenti di tutela che servano ad aiutarli a reggere il colpo e a fornir loro una seconda chance. Sono nate in questi anni numerose associazioni professionali spesso in polemica con gli Ordini ma per un motivo o per l’altro non sono riuscite ad avere la taglia necessaria per farsi ascoltare. La stessa considerazione vale per il Quinto Stato dei professional e consulenti milanesi. Il Welfare per loro è una tassa aggiuntiva del 26%, non quella formidabile istituzione democratica che assicura a operi e impiegati, ai Visibili, cassa integrazione e buone pensioni.

Chi “sta fuori dalle imprese” ha suscitato interesse, grazie alla crisi e l’attenzione del Corriere è andata crescendo in questo mese. Forse perché è proprio qui che vengono paracadutati molti lavoratori in età adulta e precari che scivolano fuori dalla mobilità o perdono contratti a progetto.

Il giornale di De Bortoli ha prima analizzato le dinamiche della crisi nei meandri delle professioni legate a logiche ordinistiche, in un articolo che riporta queste significative battute di Giuliano Amato, a mio avviso storiche, tratte da Italianieuropei:

«Certo è che il lavoro autonomo non è entrato né nell’anima né nella cultura della sinistra e dei progressisti in genere, basta pensare al lavoro professionale, di cui essi hanno saputo vedere soltanto le propensioni e le coperture anticoncorrenziali». 

Dario Di Vico ha poi approfondito le difficoltà più generali dei consulenti con Partita IVA. Si legge nell’articolo “Professionisti a rischio, sindrome da Quinto Stato“:

Tra i professionisti si considerano di gran lunga i più moderni e flessibili, «la classe creativa», ma guadagnano meno di un lavoratore dipendente, per anni hanno pagato persino l’ Irap e a fine carriera li aspetta una pensione da fame: 500 euro […] Vige il passaparola, la fama di buon professionista si costruisce con gli episodi e guai a sbagliare un colpo. Per autopromuoversi gli informatici hanno provato con i siti web e i pubblicitari con le inserzioni a pagamento. Ma non funziona. Ci vuole una rete di buone relazioni e tante amicizie. Solo così un consulente del Quinto Stato riesce a lavorare per 180 giorni l’ anno, ma è considerato un exploit perché la media è molto più bassa, tra i 100 e i 120. Una delle criticità maggiori sta nel decidere quanto farsi pagare e l’ Acta, l’ associazione del terziario avanzato che vuole rappresentarli, ha organizzato un seminario ad hoc: «Modelli di costruzione del prezzo», con tanto di schema input/output per preventivi e fatturazioni con partita Iva. [WOW è citata Humanitech!]

E ancora, nel bell’articolo di Di Vico:

«Il lavoro autonomo delle nuove professioni – scrive il professor Sergio Bologna – è un fattore insostituibile di generazione e diffusione di dinamiche innovative». Anche perché devono conquistarsi di continuo l’ autorevolezza, «mentre un professore universitario, ottenuta la cattedra, può anche smettere di leggere e non cambia niente».

Ulteriore approfondimento arriva infine dall’incontro Web (negli studi della TV di Corriere.it) con Anna Soru e Alfonso Miceli di ACTA [qui la versione integrale], di cui fa un resoconto anche Isidoro Trovato il giorno seguente nell’articolo “E sul web i professionisti in crisi chiedono di non essere più invisibili” che identifica questi lavoratori come “popolo degli invisibili, quelli che quando perdono il lavoro non hanno cassa integrazione, nè sindacati che li difendano“.

Incontro Corriere.it - ACTA

Da tempo questo non è del tutto vero, esistono associazioni come ACTA che si stanno facendo sentire. E altre ancora, come I-Network. Questo accade oggi anche nell’ambito del giornalismo freelance dove, grazie alla lotta di Senza Bavaglio, si è riusciti finalmente a costituire un Organismo di Base, l’Unione Sindacale Giornalisti Freelance (USGF), che avrà voce in capitolo nelle prossime relazioni industriali a livello nazionale. Un risultato storico, sottolineato pochissimo dalla stampa nazionale (chissà come mai..). Dico “storico” perché definisce una rappresentanza del lavoro autonomo: un paradosso che diventerà non certo in tempi brevi, ma inevitabilmente, un modus operandi sociale e una variazione culturale senza precedenti, ai quali si dovranno rassegnare in molti.

Sbaglia, invece, clamorosamente Dario Di Vico oggi sul Corriere a definire questi lavoratori come  “astensionisti”. Gli incontri con la politica portati avanti da ACTA e La Rete (i due più importanti per le Politiche 2008 e le Provinciali 2009) e le iniziative di Senza Bavaglio ne sono una prova. Sono al contrario la politica, il legislatore e i “poteri consolidati” che snobbano la categoria. Sono i lavoratori dipendenti, i manager più anziani, i veterani degli Ordini, i teorici dell’unilateralismo sindacale che nulla sanno di questo bacino professionale finché non cascano anche loro nel pozzo. E si chiedono “Adesso che faccio? Chi mi mantiene?”.

Dichiara giustamente Alfonso Miceli (min.-13:00 dell’intervista):

Il fatto che in Italia ci sia una spaccatura tra lavoro tutelato e non tutelato e il Welfare non riguardi i cittadini in generale, ma soltanto una categoria, in particolare gli assunti a tempo indeterminato, comporta una situazione che è spiacevole per entrembe le parti. Anche chi è assunto a tempo indeterminato subisce una pressione: se non vuoi andare a finire tra quelli non tutelati è bene abbassare le pretese, non chiedere troppo. L’assenza di tutele universali alla fine danneggia tutti!

Portare gli Invisibili in prima pagina sul Corriere significa che ci sono e sono anche molti. Che hanno un’intelligenza collettiva piuttosto evoluta e non smetteranno di difendere i diritti che sono i “propri”, ma riguardano tutti i lavoratori, riguardano giovanissimi e meno giovani, privilegiati e sans-papier, precari e chi sta dentro a botti di ferro, some si suol dire, ma che con il tempo – è noto – vedranno comunque la ruggine.

I primi 100 blog per freelance

I migliori siti della blogosfera americana per chi lavora come solo worker. Li elenca oDesk. Kristen Fischer ne aggiunge altri su Creatively Self-employed (UPDATE: blog, però, non più disponibile).

P.S. Navigando rapidamente tra questi link ho scovato anche un interessantissimo Toolbox per freelance.

Dieci consigli per rientrare al lavoro

Consigli per il primo giorno di un lavoratore dipendente.

  1. Non rientrate.
  2. Se proprio vi tocca, fate con calma, magari perdete il primo autobus o treno appositamente…
  3. Varcate la soglia di ingresso in ufficio con circospezione, come se vi foste dimenticati a casa il badge o vi sia capitato un incidente che ha generato amnesia a intermittenza;
  4. In ufficio salutate altri soggetti senzienti come l’orso appena svegliato, con un “umpf”, alzando il mento e la testa, senza pronunciare parole di alcun genere e se vi chiedono come va fate una smorfia con la bocca, inclinando leggermente il capo sul fianco;
  5. Accendete il computer come se fosse una macchina del caffé e attendete senza dire nulla, guardando fissi lo schermo come si fa con la centrifuga della lavatrice nei giorni di pioggia;
  6. Aprite il client di posta elettronica e aspettate, guardando il muro;
  7. Alzate la cornetta del telefono almeno due volte, per varificate che il tu-tu non sia degenerato in un blurp-blurp per il caldo estivo;
  8. Ora calcolate il tempo che vi resta alla pausa pranzo e poi all’uscita, in ore, minuti e secondi. Se serve fate un foglio Excel;
  9. Non prendete neppure un caffé, state nel vostro dormiveglia, pensando magari ai 147 milioni di euro che si sta godendo qualcun altro;
  10. Riordinate tutto il riordinabile, ma non fate una virgola di fatica, magari anticipate la pausa pranzo, fate finta di fumare una sigaretta in balcone oppure uscite a sgranchirvi le gambe per almeno 10 minuti ogni 35 minuti.. Importantissimo: non rispondete a nessuno, a voce o via e-mail. Voi non siete ancora rientrati, vero?

Consigli per il primo giorno di un lavoratore autonomo.

  1. Alzatevi prestissimo, due ore prima del solito e andate a comperare il pane, il latte, il giornale, poi però fate colazione al bar;
  2. Al bar leggete solo giornali con la cronaca locale e il calcio, ovvero ciò che non modifica l’universo nel suo insieme, rientrate con calma nel mondo civilizzato;
  3. Se il barista vi chiede “allora tutto bene, finite le ferie?” chiudete subito il discorso con un “...certo, anche se sto lavorando già da due settimane…“;
  4.  Tornate presso il vostro luogo di lavoro, la casa, lo studio e fissate il computer come il vostro peggior cliente, con malcelata accondiscendenza, un pizzico di sufficienza e insauribile pazienza, poi premetete su “power on”;
  5. Durante il boot del sistema andate a fare altro, tipo verificare che non vi abbiano scritto sui muri esterni di casa con lo spray, quante foglie secche sono da spazzare in giardino, se il frigorifero ha moltiplicato miracolosamente gli unici due limoni in quattro o se per caso qualcuno ha lasciato messaggi in segreteria senza che ve ne siate accorti, poi staccate tutti i telefoni;
  6. Tornate al computer, avviate il client di posta, attendete commentando in maniera idiota, ad alta voce, il subject dello spamming, e silenziosamente, con frasi del tipo “..questo può aspettare..” quelle dei vostri clienti..;
  7. Aprite il feed reader, friendfeed, facebook e chi ne ha più ne metta, perdendo le prime due-tre ore ad aggiornarvi sul nulla, poi rispondete alla prima e-mail seria di un cliente, facendo attenzione a non usare emoticon, slang, nickname;
  8. Fate mente locale, pensate a quale sia il progetto o l’attività che ha bisogno di maggiore attenzione e aprite furtivamente documenti e cartelle, poi rinunciate e, per la fatica, svaccatevi sul divano e leggete 20 pagine di un bel romanzo, meglio se dedicato a serial killer (tipo American Psycho, Diario di un killer sentimentale ecc.);
  9. A seguire, mentalmente, riprendete le fila degli ultimi lavori, idee, progetti in sospeso e quando vi assale il panico pensate a quei poveri cristi che in ufficio non hanno neppure un divano;
  10. Infine fatevi una bella dormita di 40 minuti, poi riattaccate i telefoni e uscite. Tanto entro 6 minuti netti qualcuno vi romperà le palle per fare il lavoro che non ha voglia di fare, rientrando in ufficio… 

I creativi mettono i puntini sugli IN

Strano che per essere indipendenti sia necessario avere un buon network. E che per esercitare un’attività in autonomia sia indispensabile trovare tutele di gruppo. Eppure in un mercato che libera sempre più risorse verso il mondo freelance – e questo è ancora più vero nell’ambito della comunicazione, dove le multinazinali, gli editori e le grandi agenzie sono sempre meno impegnate in prima linea, ma svolgono routinarie attività di accounting e mark-up, lasciando la creatività ai piccoli agglomerati indipendenti – in un mercato così, trovare una rete di coworker virtuali è un’esigenza concreta e sana, che può contribuire a determinare regole non scritte e portare avanti  azioni che soltanto insieme possono trovare risposta, per esempio sul fronte delle tutele generali del Welfare State o della condivisione di strumenti, informazioni, attività di formazione e servizi.

I-Network

Per questo sono contento che abbia finalmente preso vita il nuovo (drupal)sito di I-Network, realizzato da Elisa Marras. Già attivi su LinkedIN, i creativi ora sono presenti anche qui.

Indipendenti italiani del mondo della comunicazione tenete d’occhio questa inziativa, seguitela! Meglio se da vicino (o da dentro..), comunque seguitela.

Avendo conosciuto i responsabili (Elisa, Rinaldo e Dilva) in occasione dei seminari ACTA su come farsi pagare da freelance posso dire che si tratta di persone affidabili che portano avanti un principio intelligente, sintetizzato nel loro Manifesto così:

Meglio In Network, che solo Indipendenti!

In bocca al lupo all’iniziativa.

Pensioni, donne e universal cargiving

Dall’Europa ci fanno sapere che è arrivato il momento di mettere a registro l’età pensionabile delle donne e che:

Italy had the highest public pension spending of OECD countries… Legislated changes that would have increased the pension age and reduced benefits to reflect increased life expectancy have been postponed…

Chi fosse interessato alla  questione c’è un’ampia disponibilità in Rete di materiali sul tema delle pensioni, a partire dal Rapporto OECD (qui il Summary in italiano) o dalla piccata replica di noiseFromAmeriKa a un articolo di La Repubblica. Basta cercare su Google News le voci “donna + pensioni” per capire quanto caldo sia il tema.

Per discuterne con i rappresentanti della politica ACTA ha organizzato invece un incontro specifico dal titolo “Età pensionabile e nuovo welfare” (lunedì 25 , ore 9:00 a Milano, via Melloni 3), dove porterà la proposta Età pensionabile delle donne e riconoscimento del lavoro di cura”, una proposta di riforma a cura di Marina Piazza, Anna M. Ponzellini e Anna Soru. La formula indicata vuole rispondere direttamente a una cultura imperante nel nostro Paese secondo la quale le donne debbano “lavorare con pochissimi aiuti fintanto che si hanno i bambini piccoli e smettano di lavorare abbastanza presto per potersi occupare degli anziani o per fare le nonne, surrogando le notevoli carenze dei nostri servizi all’infanzia e non solo“. Perché continuare su questa via, assurda?

La proposta, ben strutturata, che verrà discussa da Pietro Ichino, Giuliano Cazzola e altri, chiede:

lo spostamento graduale di un paio d’anni dell’età minima per il pensionamento femminile, all’interno di una manovra di reintroduzione del pensionamento flessibile per tutti;

il contemporaneo riequilibrio del sistema di welfare tra produzione e riproduzione, che stabilisca cioè che i diritti sociali possano derivare oltre che dal lavoro retribuito anche dal lavoro di cura.

Se ci pensate il concetto è semplice: visto che si offre un servizio sociale come “caregiver” è giusto che questo impegno sia ricompensato, come avviene in Olanda, Germania, Francia, Austria e nei Paesi scandinavi. La proposta (e qui mi si è allargato il cuore) dice “senza distinzione tra uomini e donne“.

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Digital working tax e i commons del lavoro

La sinistra senza sinistra
Sinistra senza sinistra

Il sottotitolo di questo libro recita “Idee plurali per uscire dall’angolo“. E ben si addice ai temi affrontati, che per quanto riguarda il lavoro, vedono contributi di Tito Boeri sul Merito o il bel saggio di Sergio Bevilacqua sul Popolo delle partite IVA, qui liberamente scaricabile. in formato .PDF.

Molto interessanti sulle questioni tecnologiche sono anche i contributi di E. “Gomma” Guarneri sul tema dei commons e quello di Raf Valvola Scelsi sulle questioni della gratuità in Rete.

Ed è dal suo saggio, diffuso con licenza CC Not Commercial 2.5, che riporto un brano piuttosto interessante:

D’altro canto il software è necessario nel lavoro. Per lavorare, infatti, bisogna conoscere gli strumenti informatici. Pagare per imparare a utilizzarli è una vera e propria tassa di ingresso sul mercato del lavoro. è come se si pagasse una percentuale al governo britannico ogni qual volta si imparasse l’inglese. In entrambi i casi siamo di fronte a precondizioni lavorative imprescindibili. Ecco perché la definizione di strumenti e di software “free” oggettivamente contribuisce a democratizzare il mercato del lavoro.

Se ci pensate questa “tassa” è tanto più salata quanto più si deve pagare in proprio. I costi di formazione non sono interamente deducibili da un freelance, così come l’acquisto di software si ammortizza in quattro anni, quando oramai è già passato il momento di acquistarne altro.

Se è vero che oramai tra tecnologia e produzione intellettuale autonoma esiste un vincolo strettissimo, la questione è aperta e dovrà in futuro trovare una soluzione concreta da parte del legislatore, da un lato, che dovrebbe rendere sostenibile questa “tassa” (i metodi sono centomila, dagli incentivi per l’autoimpiego, alla detassazione della formazione ecc.) e, dall’altro lato, da parte dei lavoratori indipendenti, che dovranno fare fronte comune per condividere soluzioni aperte.

Un’idea è quella di creare kit di base con i tool gratuiti per la produttività individuale, un po’ come in Rete già si è sviluppata la comunità open per lo sviluppo di O.S. e in questi anni dei CMS e relativi framework.

Credo sia arrivato il tempo di affrontare anche “i commons del lavoro digitale”.

IVA per cassa, qualche istruzione

Consigli ai Freelance. Se desiderate mettere in chiaro con i vostri clienti che conviene anche a loro pagarvi con tempi ragionevoli esiste oggi un piccolo espediente tecnico e si chiama “esigibilità differita”. Dopo l’approvazione della normativa sul pagamento IVA per cassa (ovvero soltanto quando incassata), si può fare così:

  • produrre la fattura;
  • apportare questa dicitura: “operazione con IVA a esigibilità differita ex art. 7 D. L. 185/2008“;
  • spedirla;
  • attendere fiduciosi, come sempre.

 

Poiché l’IVA ora è vincolata alla liquidazione periodica del primo periodo successivo al momento dell’effettiva riscossione/pagamento del corrispettivo, e non più con riferimento all’emissione della fattura, un’impresa che ricevere una fattura con tale dicitura obbliga l’azienda a pagare immediatamente la fattura per poter procedere alla detraibilità dell’IVA. In caso contrario dovrà attendere, alla pari del fornitore. In precedenza, come noto ai freelance pagati a babbo di morto, che dovevano ingiustamente fare credito allo Stato e regalare interessi alle aziende, l’IVA diventava immediatamente detraibile anche se i pagamenti erano concordati a giorni 30, 60, 90, 120 ecc.

Oggi non più. Vediamo che cosa succede.

Quando il dumping è basato sulla Legge

Qualche giorno fa, chiacchierando di redditi e opportunità che le nuove normative consentono ai freelance e ai lavoratori autonomi per incrementare il proprio business, ho raccolto qualche interessante testimonianza. Due casi di concorrenza sleale favorita esattamente dalla Legge.

I CASO – Lavoratori in regime di minimo (forfettone) contro lavoratore senza minimi.

Immaginate due geometri che lavorano per un condominio. Il primo ha redditi che non superano i minimi previsti dalla Legge per l’applicazione del cosiddetto forfettone. Il secondo li supera. A parità di compenso richiesto il primo può omettere l’IVA, mentre il secondo deve aggiungerla. Il primo costa X, il secondo X+20%. Un condominio (o un qualsiasi cittadino) non recuperando l’IVA quale dei due fornitori sceglierà secondo voi?

II CASO – Pensionati che lavorano contro lavoratore autonomo non pensionato.

Immaginate altri due consulenti in età adulta. Il primo già in pensione, ma che lavora ancora. Per agevolare la sua seconda vita lavorativa lo Stato ha pensato bene di fissare le aliquote contributive per il suo lavoro al 17% dell’imponibile. Il suo diretto concorrente, non ancora in pensione, paga invece il 25,72%  (Cfr. qui). Anche in questo caso, secondo voi, a parità di ricavi che ciascun professionista vuole portare a casa con il medesimo lavoro, quale due due avrà costi più alti per le imprese e dunque minori chance? Che cosa dovrà fare per essere competitivo, se non quello di abbassare i prezzi dovendo pagare più soldi allo Stato?

Possibile che nessuno si sia accorto di queste pessime storture?

Il giusto prezzo, modelli per il lavoro autonomo

Come vi ho anticipato, ecco una serie di documenti che potrebbero tornarvi utili nel caso siate freelance e lavoratori autonomi. Sono modelli di costruzione del prezzo che in passato ho già presentato su Humanitech. Li ho raccolti, commentati e ampliati.

Vi metto a disposizione “Come farsi pagare. Modelli di costruzione del prezzo e cultura d’impresa nella relazione con il consulente” (.PDF), un white paper di 28 pagine che presenta almeno 4 grandi sistemi di costruzione dei preventivi e che integra materiale nuovo rispetto a quanto scritto finora online sul tema del costo del lavoro autonomo.

Vi lascio poi queste slide (qui anche in download). Se avete domande o commenti, scrivete pure.