Come contratti il tuo lavoro autonomo?

Invito al Seminario FARSI PAGARE #2

Partecipa al Secondo Seminario sul tema “Farsi Pagare“. Ingresso libero! 
(Qui il precedente Evento, dal quale è nato il Paper “IL GIUSTO PREZZO, MODELLI PER IL LAVORO AUTONOMO“).

Leggi il Comunicato Stampa ufficiale sull’evento del 17 novembre 2009.
Queste le informazioni di sintesi:

  • I Relatori: GIANGUIDO SAVERI, art director indipendente; SIMONA FOSSATI, giornalista, USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance); ENRICA POLTRONIERI, consulente ed esperta di negoziazione, ACTA.
  • A che cosa serve: per orientare i lavoratori della conoscenza, i freelance e i consulenti indipendenti che operano sul mercato italiano, dove prevale spesso la forza delle imprese, a contrattare condizioni favorevoli e prezzi equi per le prestazioni professionali autonome.
  • Quando: martedì 17 novembre 2009, ore 18,15 – ingresso libero.
  • Dove: Sala Eff&Ci di Via Luisa Sanfelice 3, Milano – Potete raggiungere Eff&ci con: Passante ferroviario, fermata Porta Vittoria – Filobus 90/91,92,93 – Tram 12 – Autobus 66
  • Gli organizzatori del seminario: ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) e I-NETWORK (Indipendenti Network)

Se sei un freelance (giornalista, art director ecc.), un consulente indipendente, un professionista autonomo ecc. partecipa! Sono seminari aperti, dove puoi anche intervenire liberamente dal pubblico, portando idee ed esperienze. 

Il mercato del lavoro autonomo è in difficoltà: cura i tuoi interessi, partecipa!!

Il mestiere di pensare

Professioni per ImpresaÈ il titolo del capitolo iniziale del libro “Le professioni per l’impresa” (Franco Angeli, 2009, 24 euro). Mi piace perché rende efficacemente l’idea che anche quello intellettuale sia oramai diventato un lavoro come fare il carpentiere e, una volta, il ciabattino e affondi le sue radici da un lato nell’economia della conoscenza e dall’altro, come si legge nel testo, nel modello di lavoro artigiano (sorpresa!).

A questo tema Claudio Antonelli, presidente di PIU – Professioni Intellettuali Unite, e altri autori dedicano un volume leggero, con un taglio didascalico e numerosi elementi descrittivi.

Dopo un percorso più teorico intorno al knowledge working (centrale e interessante il Capitolo 4 “I fattori di eccellenza” del Capitolo “L’Identikit della professione”), il testo affronta Esperienze e casi di professione a partire dalle professioni dell’ICT e dei temporary manager, per arrivare a chi lavora nella logistica, fa il marketing manager, il project manager o il consulente di direzione. Del tutto dimenticate purtroppo le professioni nell’ambito della creatività e della comunicazione.

Discutibile e un po’ confusa, invece, la parte dedicata alla rappresentatività, ma resta pur sempre un testo molto utile per chi volesse orientarsi in materia di lavoro intellettuale autonomo (e non solo) sotto il profilo relazionale e funzionale anche se difetta di un po’ di attenzione per gli aspetti più tecnici e operativi.

P.S: A margine –  per chi è interessato al tema – lascio in download anche il recente articolo di Caludio Antonelli “Ecco i nuovi professionisti lavoratori della conoscenza” (.PDF) pubblicato su Italia Oggi qualche giorno fa.

Quando la malattia diventa un privilegio

D. Ciao, sono uscito ora.
A. Ah, caspita, tre ore dopo… Come è andata?
B. Niente, una – aspetta che leggo – “distrazione spalla destra”..
A. E allora?
D. Mi hanno fatto un siringone di antidolorifico e detto di prendere bustine di qualcosa, non-so-cosa, per 4-5 giorni.. Tenere ghiaccio tutto il giorno sulla spalla: come diavolo faccio? Oggi ho due consegne. E poi dove lo prendo?
A. Beh, chiedi al bar, dal tuo amico Omar.
D. Sì, è vero. Ah, dimenticavo. Mi ha suggerito di non fare nulla, riposo assoluto, magari usando un foulard per tenere il braccio piegato.
A. E come fai?
D. Boh. Pensa, mi ha suggerito calorosamente di prendere anche 4-5 giorni di malattia..
A. Ahhh aha ahhhh…
D. Ahh aha ahaha ahhh..
[La telefonata si chiude così, con il buonumore]

Eccolo il nuovo lavoro

Altro che posto fisso!! Per fortuna l’ha capito Il Corriere della Sera – Magazine.

Partite IVA - Magazine

Qui l’intero servizio (.PDF – 1 MB). Assolutamente da leggere la parte “Vi spiego come me la cavo“, una vera summa delle problematiche.

A quanto pare, sebbene l’argomento sia oggi al centro di numerosi approfondimenti da parte del più importante quotidiano italiano, la politica tace. Due giorni fa se ne è parlato a un incontro, più unico che raro, del PD e di cui Anna Soru (presidente ACTA) ha pubblicato un resoconto. Sempre Anna ha prodotto un successivo approfondimento sugli ammortizzatori, mettendo a nudo un’annosa questione: quale tutela economica hanno i lavoratori autonomi? A che punto sta l’ipotesi di rendere universalistiche le tutele dei “lavoratori”, indipendentemente dal fatto che siano autonomi o dipendenti?

Domande più che necessarie in questo periodo, un momento storico in cui – per pararsi il fondoschiena, in termini di consenso – si sbandiera il valore del “Posto Fisso”  e si sta virando, in gran silenzio, verso ipotesi di revisione dello Statuto dei Lavoratori (Cfr. qui, nel bell’articolo di Francesco Riccardi, le 3 proposte sul tavolo oggi) che ancora una volta appiattiscono il diritto del lavoro alle logiche di subordinazione.

How the new World Works

Da tempo seguo le vicende di oDesk e credo sia arrivato il momento di segnalarlo. Giorni fa mi è stato indicato anche da Alberto, che sa riconoscere novità e valore in Rete. Che cosa fa oDesk? In sintesi è un moderno broker di lavoro rivolto ai freelance di tutto il mondo, che opera grazie a un evoluto sistema Web based di gestione dell’intermediazione (inclusi i pagamenti!).

odeskFin qui nulla di nuovo, anche se a onor del vero il sistema appare fin da subito estremamente funzionale, con spazi per portfolio, endorsment, tracking delle ore lavorate ecc. L’interessante, e direi quasi rivoluzionario, tuttavia, è l’impiego di un importante fondo di garanzia per pagare il lavoro intermediato. Questo supporto finanziario consente – cosa non da poco – di evitare scocciature, come recita la prima voce del Manifesto di oDesk. Questa è una delle chiavi del successo del servizio: la certezza del payroll.

E’ un modello interessante, da tenere sotto osservazione, proprio perché uno dei nodi del lavoro autonomo resta la scarsa forza nella contrattazione collettiva. Ma può un broker online ridare forza ai freelance o aggrava ulteriormente il mark-up degli intermediari? E’ tipico dei lavoratori indipendenti trovarsi di fronte a trade-off nelle proprie scelte, ma in questo caso il modello è realmente tutto da scoprire: non c’è soltanto la certezza del compenso contro la sua (eventuale) riduzione, ma la libertà di muoversi da soli sul mercato contro una riconoscibilità collettiva. Che cosa conviene? E a chi?

P.S. Per chi non volesse sperimentare il servizio (che rimane uno dei tanti canali di networking per un freelance e vincola comunque in alcuni casi – per avere garanzie sui pagamenti – a dimostrare di avere lavorato a un progetto connettendosi al sistema), c’è anche un interessantissimo blog. Per freelance, ovviamente.

ACTA, oggi si inaugura la sede

La nuova sede ACTAIn Via Menabrea 33 (quarto piano) a Milano. Qui, nei miei locali, che dividerò con l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato.

Lavoratori autonomi, freelance, simpatizzanti, amici. Se avete voglia di passare di qui si incomincia alle 18.30.

P.S. Dimenticavo, non c’è un “catering ufficiale”, ogni ospite è ben accetto, ma se porta qualche liquido, “zuccheri” o altro avrà in uso la poltrona presidenziale per qualche ora.

La cassetta digitale degli attrezzi

WebApp Storm pubblica una raccolta dei 50 attrezzi più utili ai “liberi professionisti digitali“, come li chiamo io. Presi tutti insieme sono inutili, ma a piccole dosi c’è qualcosa che veramente funziona. Anche soltanto in via sperimentale perché non provare sistemi di time tracking o applicazioni to outsource your memory?

Freelance e pagamenti, che fatica!

Parlare di soldi con i committenti è affare piuttosto difficile, si sa. Ma ancora più complesso è procedere con i pagamenti. Ne ho già scritto (qualche link sul tema lo strovate qui), ma vorrei prendere spunto dal recente articolo del WSJ “Freelancers’ Guide to Getting Paid on Time” per dare indicazioni più pratiche su come ingaggiare la giusta battaglia nella relazione con i clienti quando le cose si complicano.

I consigli che arrivano da oltreoceano, avallati dalla stessa Freelancer Union (oggi a 120.000 iscritti!!) sul suo blog, ripercorrono l’altrettanto significativo articolo (di tre anni fa, ma che tengo gelosamente ancora in memoria) “How to: get paid on time” dedicato da Journlism.co.uk ai giornalisti freelance.

Ecco i consigli del WSJ (tradotti e adattati liberamente al nostro mercato, che, è giusto ricordare, ha una comunque una cultura del self-employment ben diversa):

  • Vincete ogni timore. Non sentitevi in imbarazzo con le richieste legate ai soldi: tutti lavorano con l’attesa di essere retribuiti;
  • Trattate sempre in prima persona. Questo non soltanto elimina eventuali mark-up di terze parti o divisioni interne, ma vi consente di conoscere chi autorizza o amministra i pagamenti;
  • Rifiutate lavoro, se potete. Esattamente come un fornitore di servizi e utility vi stacca le utenze dopo mesi di mancati pagamenti, è accettabile mollare progetti quando non siete pagati con tempi adeguati. Per attenuare gli effetti comunicate al cliente che state continuando a lavorare per lui, ma che non gli passerete altre parti di lavorazione finché non verrete pagati per le precedenti;
  • Offrite alle imprese flessibilità. Magari con sistemi di pagamento dilazionati su base bisettimanale (o altro, a seconda della cultura d’impresa). Se è una società vicina, offritevi di andare a prendere i vostri assegni. Gli incontri faccia a faccia sono più difficili da ignorare;
  • Pensate di inserire nei vostri contratti costi addizionali per ritardi nei pagamenti oppure, ancora meglio, prevedete acconti sul lavoro. Fate soltanto attenzione a non apparire troppo esigenti, specialmente se non avete confidenza con il cliente. In questo mercato si passa rapidamente al secondo posto;
  • Cercate di lavorare con chi ha già buoni legami con i freelance. E al contrario offrite visibilità della vostra professionalità, magari attraverso credenziali pubbliche;
  • Nel peggiore dei casi, se dovete fare causa, scegliete bene come e soprattutto dove procedere. Meglio piccole realtà, come i Giudici di pace. Prima di questo, però, mandate sempre le vostre ultime richieste al committente, magari per raccomandata o con posta certificata, dando un termine per i saldare i pagamenti e dichiarando le intenzioni di procedere legalmente in caso di inadempienze.