Il costo del freelance: lo paghi 100 incassa 50

Una lezione da far visionare a chi sta in azienda e stipula contratti ai consulenti e a tutte quelle persone che appena vedono l’importo di una fattura rizzano i capelli in testa, pensando che gli importi lordi di una freelance abbiano qualche cosa a che fare con lo stipendio di un lavoratore. Eccovi la riprova che non c’entrano nulla, e che solitamente quando si offre 100 a un freelance questo ne intasca mediamente 50 e NON SONO COMPRESI: l’ammortamento dei costi, ferie, TFR, malattia, infortunio, congedi parentali, pensione (possiamo dire così visto che anche se paghiamo non l’avremo), riposo settimanale, profitti, assicurazioni di alcun genere, quote di iscrizione al sindacato e altre minuzie.

Video tratto dalla puntata di “Cominciamo bene” (RAI 3 h.10.30) del 31 agosto dal titolo “IVA, una partita difficile”.

Una bella spalmata d’Irpef per tutti

Non sarò un genio della matematica, ma una cosa mi è chiara. Con la Riforma fiscale varata ieri, c’è una questione oscura ai più, chiarissima ai pochi. Alla domanda “Quanto pagheremo di tasse la prossima stagione?” possono rispondere con certezza soltanto i più ricchi. Le aliquote passeranno infatti al 20, 30 e 40%, ma non sono stati ancora fissati i nuovi margini dei redditi che cadono sotto ciascuna aliquota.

La maggior parte degli italiani dunque non sa se trarrà benefici o dovrà pagare di più. Al contrario, i più ricchi sanno già che pagheranno di meno, visto che l’aliquota massima sarà del 40%. E se la riforma è a costo zero, questo significa che il risparmio dei ceti più abbienti (tra i quali i nostri amatissimi politici, e politici-imprenditori) si spalmerà sul resto d’Italia.

Tagli per acconti di demagogia

Quella del taglio dell’anticipo Irpef è un’incredibile presa per il culo. Scrivo questa parola pur rischiando di inserire il blog nella spirale dello spamming e dei bot che mappano contenuti simili, una cosa che ritengo ben più grave della convinzione sempre più radicata e della dichiarazione ufficiale che la nostra classe politica sia fatta da veri pezzenti nel campo della programmazione economica, che oramai ha fatto della navigazione a vista una regola.

Che cosa c’è che non va?

  1. il taglio dell’anticipo non elimina nulla, lo posticipa di pochi mesi: soltanto chi lavora con partita IVA sa che i flussi di cassa sono talmente irregolari (non c’è un cristiano onesto che paghi oggi a 30 giorni!) che passare da dicembre a giugno non modifica alcunché;
  2. per i professionisti autonomi, con ritenute alla fonte, le cifre sono talmente contenute che l’operazione è a dir poco ridicola, se non addirittura deleteria sotto il profilo dei costi di amministrazione;
  3. si è fatta diventare una riflessione su come agevolare problemi di cash flow nell’ennesima fasulla operazione di lifting per i soliti noti (CNA ecc.), questa volta condita da una campagna informativa incompleta del Centro Studi della CGIA di Mestre che cura gli interessi di artigiani e commercianti, non delle partite IVA in generale;
  4. possibile che il governo consideri soltanto le tasse come elemento di aggravio e i contributi come manna dal cielo? Sono certo che sul prossimo aumento delle aliquote Inps (Gestione separata) annunciate giovedì da Tiraboschi per agevolare l’estenzione dei sussidi per Co.co.pro (roba altresì ridicola e pur sempre parziale a fronte di un innalzamento per tutti) non si muoverà un dito.

UPDATE: Da ACTA arriva anche un breve studio in relazione alle dimensioni di questo acconto. Nella simulazione (.PDF) si dimostra esattamente ciò che dico al punto 2.

Quando il dumping è basato sulla Legge

Qualche giorno fa, chiacchierando di redditi e opportunità che le nuove normative consentono ai freelance e ai lavoratori autonomi per incrementare il proprio business, ho raccolto qualche interessante testimonianza. Due casi di concorrenza sleale favorita esattamente dalla Legge.

I CASO – Lavoratori in regime di minimo (forfettone) contro lavoratore senza minimi.

Immaginate due geometri che lavorano per un condominio. Il primo ha redditi che non superano i minimi previsti dalla Legge per l’applicazione del cosiddetto forfettone. Il secondo li supera. A parità di compenso richiesto il primo può omettere l’IVA, mentre il secondo deve aggiungerla. Il primo costa X, il secondo X+20%. Un condominio (o un qualsiasi cittadino) non recuperando l’IVA quale dei due fornitori sceglierà secondo voi?

II CASO – Pensionati che lavorano contro lavoratore autonomo non pensionato.

Immaginate altri due consulenti in età adulta. Il primo già in pensione, ma che lavora ancora. Per agevolare la sua seconda vita lavorativa lo Stato ha pensato bene di fissare le aliquote contributive per il suo lavoro al 17% dell’imponibile. Il suo diretto concorrente, non ancora in pensione, paga invece il 25,72%  (Cfr. qui). Anche in questo caso, secondo voi, a parità di ricavi che ciascun professionista vuole portare a casa con il medesimo lavoro, quale due due avrà costi più alti per le imprese e dunque minori chance? Che cosa dovrà fare per essere competitivo, se non quello di abbassare i prezzi dovendo pagare più soldi allo Stato?

Possibile che nessuno si sia accorto di queste pessime storture?

Non chiedetemi regali per Natale

9 novembre – Pagamento retta intero anno Asilo Nido
17 novembre – Scadenza pagamento IVA terzo quadrimestre
30 novembre – Scadenza pagamento II Rata Previdenza Integrativa
1 dicembre – Scadenza anticipo IRPEF Anno 2009
4 dicembre – Rata trimestrale Mutuo
12 dicembre – Rinnovo Assicurazione Auto
27 dicembre – Scadenza pagamento IVA quarto quadrimestre
30 dicembre – Scadenza pagamento III Rata Previdenza Integrativa
2 gennaio – Pagamento spese Condominiali

Autonomo disorganizzato

Potrei essere definito così e non mi dispiace affatto, visto che è un requisito per non pagare l’IRAP. Per chi volesse sapere se deve o meno pagare tale tassa, riservata tradizionalmente alle imprese e che ho pagato pure io negli anni passati (!), ho risolto finalmente la questione. Niente IRAP perché – secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale – “il presupposto indispensabile per l’assoggettamento a Irap degli esercenti arti e professioni consiste nello svolgimento di un’attività autonomamente organizzata“, che prevede cioè:

– impiego, non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori, anche nel caso in cui siano stati assunti con contratti a progetto;
– utilizzo di beni strumentali che, per qualità o valore, eccedono oggettivamente le necessità minime per l’esercizio dell’attività;
– disponibilità di uno studio.

P.S. L’Agenzia delle Entrate suggerisce che per la valutazione circa l’esistenza o meno dell’autonoma organizzazione, può essere effettuata prendendo come *possibili* indici i requisiti stabiliti per il regime fiscale agevolato dei “contribuenti minimi”, introdotto dalla Legge Finanziaria 2008 (cosiddetto forfettone). Attenzione: non è esattamente la stessa cosa!

Defiscalizzazioni per bamboccioni impazziti

Spulciando la Legge Finanziaria, sono incappato nella norma che favorisce i bamboccioni (Art.1 punto 9). Eccola.

Chi interessa? Giovani tra 20 e 30 anni con reddito complessivo fino a euro 15.493,71 [ecco la definizione legislativa di “bamboccioni”].
Le condizioni: affitto della prima casa se si stipula un contratto di locazione in base alla Legge 431/98 e se l’abitazione è diversa da quella dei genitori o delle persone alle quali sono affidati i giovani.
I vantaggi? Viene riconosciuta dal periodo d’imposta 2007 la possibilità ai soggetti intestatari dei contratti di locazione di detrarre per i primi 3 anni dall’Irpef lorda la somma di euro 991,60.

In altre parole si possono detrarre dalle tasse quasi 1.000 euro se al netto guadagnate tra gli 822 e gli 829 euro al mese e siete così pazzi da andare ad abitare fuori casa (costo medio mensile d’affitto: 500 euro) per vivere con 350 euro al mese! Cui Prodest questa detrazione?