Le medie retributive del lavoro intellettuale in Italia

Immaginiamo per un solo momento che il mondo del lavoro sia fatto di attività esclusivamente intellettuale. Niente più operai (che, per altro, in Italia sono scesi di oltre un milione negli ultimi dieci anni): solo impiegati, quadri e dirigenti.

Ebbene quali settori li pagano meglio? La risposta arriva da un recente studio di JobPricing dal titolo “Salary Rating – Manager & White Collar. Le aziende che pagano meglio i lavoratori intellettuali del mercato italiano 2018 “.

Di seguito riportiamo i risultati relativi ai settori che consentono di raggiungere retribuzioni medie più elevate. Al top ci sono Farmaceutica & Biotech, Oil & Gas, Banche e Servizi finanziari.

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Contratti atipici, quanti sono?

Vexata questio alla quale Veneto Lavoro nel numero di “Misure” di Gennaio/2012 risponde in questo modo:

Sul numero delle tipologie contrattuali, esiste una vulgata che tende a esagerarlo: secondo il Corriere della Sera (pag. 6) del 30 dicembre, i tipi di contratti atipici presenti in Italia sono 34; sul Fatto quotidiano del 3 gennaio 2012 vengono menzionate le “oltre 40 forme contrattuali che tutti dicono di voler cancellare”; nell’intervista al Corriere della Sera del 19 dicembre Susanna Camusso cita 52 forme contrattuali atipiche “da cancellare”.  Si tratta di numeri che (mal) utilizzano una complessa classificazione dei rapporti di lavoro atipici originariamente proposta dall’Istat nel 2002 (cfr. Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2001, Roma, maggio 2002, pag. 150) intrecciando tre caratteristiche dei rapporti di lavoro: durata temporale della prestazione (permanente/temporanea), orario di lavoro (pieno/ridotto), diritti previdenziali (interi, ridotti per lavoratori dipendenti, ridotti per lavoratori autonomi); in tal modo l’Istat individuava 31 tipologie di lavoro atipico (18 “strettamente atipiche” e 13 “parzialmente atipiche”). Nel 2004, l’Istat (cfr. Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2003, Roma, maggio 2004, pag. 238), nel nuovo quadro regolamentare emerso con l’approvazione della legge 30/2003, individuava nel mercato del lavoro italiano “21 differenti rapporti di lavoro, diversi dall’impiego ‘standard’ i quali, a seconda della stabilità del contratto o della durata del regime orario, possono essere applicati secondo 48 modalità diverse. Di queste 34 possono essere valutate come pienamente atipiche, mentre le altre 14 possono essere considerate solo parzialmente atipiche. 28 modalità diverse sono caratterizzate dall’assicurazione al lavoratore del godimento di pieni diritti previdenziali, mentre altre 20 modalità offrono una tutela previdenziale ridotta o nulla.

 

Un commento al programma di Monti (e Fornero) sul Lavoro

L’analisi non è semplice, vista la densità e complessità della materia, ma quasi per slogan si può tracciare una sintesi del discorso tenuto oggi al Senato dal nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti in materia di rifoma del mercato del lavoro. Ovviamente ci sono dietro i progetti e le valutazioni del nuovo ministro Elsa Fornero.

Questo è il discorso, in sintesi, di Monti al quale aggiungo qualche considerazione personale nel mezzo:

[…] in particolare per quanto riguarda l’integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine, l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica […]

Primo punto: mettere insieme INAIL e INPS. Se, però, sullo sfondo c’è l’attuazione del Disegno di Legge Cazzola, è possibile che anche nelle Casse di previdenza dei professionisti si registrerà qualche scossone.

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Aiuto, mi è sparito il “posto fisso”

Servizio di Dario Banfi sul "Posto fisso"

Un mio approfondimento pubblicato sul Corriere delle Comunicazioni (n.15/2011 pagg. 20-21) dedicato agli uffici mobili, open space e Campus dove i knowledge worker non hanno più una scrivania assegnata, ma grazie alle tecnologie wireless, dispositivi mobili ecc. riescono a lavorare ovunque, da casa o all’interno di spazi di lavoro di nuova concezione. Cisco, Microsoft e altri casi, con dati di due ricerche sull’argomento. In coda al Paginone (scaricabile per intero qui in formato .PDF) c’è anche un’intervista a Federico Butera

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Riscatto della Laurea, quattro anni fa accadde l’inverso

Il tentativo del ministro Sacconi di raccimolare denari dall’INPS, aumentando di fatto l’età pensionabile di chi aveva riscattato anni di studi e laurea, è naufragato. Sentita puzza di bruciato sul fronte della leggitimità costituzionale, si è subito fatto dietrofront. In pochi ricordano, però, che soltanto pochi anni fa accadde esattamente il contrario. Non passò molto sotto osservazione, ma nel 2007 con la Finanziaria di centrosinistra si abbassarono i costi per il riscatto per renderlo più appetibile, eliminando gli interessi sulla rateizzazione. Il testo della modifica è nell’Art. 77 del D.Lgs 247/2007 che riporto:

[…] Gli oneri da riscatto per periodi in relazione ai quali trova applicazione il sistema retributivo ovvero contributivo possono essere versati ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione. Tale disposizione si applica esclusivamente alle domande presentate a decorrere dal 1º gennaio 2008 […]

[…] La facoltà di riscatto è ammessa anche per i soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza che non abbiano iniziato l’attività lavorativa. In tale caso, il contributo è versato all’INPS in apposita evidenza contabile separata e viene rivalutato secondo le regole del sistema contributivo, con riferimento alla data della domanda. Il montante maturato è trasferito, a domanda dell’interessato, presso la gestione previdenziale nella quale sia o sia stato iscritto. L’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti. Il contributo è fiscalmente deducibile dall’interessato; il contributo è altresì detraibile dall’imposta dovuta dai soggetti di cui l’interessato risulti fiscalmente a carico nella misura del 19 per cento dell’importo stesso […]

Voi direte allora meglio la Sinistra? Beh, dipende. Nello stesso D.Lgs, per esempio, si mise mano alla rimodulazione delle aliquote previdenziali a carico dei freelance italiani, alzandole senza ragione alcuna, giusto per fare casssa su chi non era rappresentato da poteri forti. Una vera rapina che non dava nulla in cambio, nessun diritto aggiunto o migliore assistenza o previdenza.

Come si vede i tempi e i protagonisti cambiano, ma il vizio è il solito: pescare risorse là dove si pensa che ci siano minori proteste sociali, o un bacino di voti meno significativo. Partite IVA e laureati (e anche medici e paramedici direi, dopo le vicende di questi giorni) oggi, però, contano eccome negli equilibri politici e il caso delle amministrative di Milano lo dimostra chiaramente. Senza tornare indietro di quattro anni, possibile che la lezione (per non dire batosta) di pochi mesi fa sia già stata dimenticata dal Governo?

P.S. Approfondimento tecnico: per sapere come riscattare oggi il Corso di Laurea, leggi questo documento dell’INPS.

Apprendistato e stregonerie del diritto

E’ arrivato il Testo Unico sull’Apprendistato. Potete scaricarlo qui: sono poche paginette, per sistemare una matassa che da almeno 8 anni non si riesce a dipanare. Dovrebbe sistema la questione giovani in Italia. Dicunt. Il testo però non fa altro che ribadire le linee di attuazione finora adottate e introduce novità sull’età, l’inquadramento minimo e poco altro per la verità. C’è poi un tocco geniale nascosto tra le righe: è vietato pagare a cottimo l’apprendista, ma se lo fai ti becchi la salatissima multa di 100 euro :-)

Quello che invece mi sorprende di più è la presenza di due formule antitetiche, nello stesso testo di Legge, una quasi presa per i fondelli, per non dire altro. Si legge:

Art. 1 Definizione. L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato all’occupazione dei giovani.

.. e alla fine del Comma 1 dell’Art. 2

Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Un contratto a tempo indeterminato se nessuna parte dice diversamente. Geniale vero?

Posso usare Facebook in ufficio?

FacebookNo. Ma che cosa ti credi? Lavora, sei alle dipendenze, mica al bar! Un utile approfondimento si trova oggi sul Sole 24 Ore in due articoli: “Troppo Facebook il posto è a rischio” e “Decalogo dei giudici per chi usa Facebook in ufficio (e non rischiare di perdere il posto)“. Questo il punto chiave:

Si tratta di tempo impiegato in un’attività extralavorativa durante l’orario di lavoro e quindi sottratto alla prestazione contrattualmente dovuta al datore di lavoro. È stata coniata al riguardo l’espressione “assenteismo virtuale”.

Non c’è scritto, ma sono certo che la stessa cosa valga per Twitter & Co. Interessanti anche alcune note a margine: chi fa selezione per conto delle aziende non potrebbe cercare informazioni riservate o dati sensisbili attraverso Facebook per giudicare i candidati, sarebbe perseguibile penalmente per violazione dello Statuto dei Lavoratori. Tze, campa cavallo.