Ricercatori di nuove vie per il lavoro

Quando penso a talune categorie professionali mi viene sempre in mente un avvertimento del filosofo F. Nietzsche – scusate la citazione dotta – che suona qualcosa come: “Fai attenzione perché quando hai il coraggio di guardare dentro all’abisso anche l’abisso guarderà te.” Parlo dei medici che fanno auto-diagnosi, dei sociologi che studiano l’impatto delle proprie ricerche, dei giornalisti che scrivono pezzi sul lavoro giornalitico, dei selezionatori che cercano selezionatori e via discorrendo.

Credo, però, che tra tutte le categorie quella dei ricercatori universitari sia quella che ha raggiunto una maggiore autocoscienza critica sui molti limiti e le opportunità di lavoro in Italia.

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Lavoro interinale e la generazione del ’70-’74

[Il tempo ha sempre due (se non più) lati. Uno scorrere oggettivo che si misura con i fatti, per quanto possibile. E il lato individuale che si staglia sullo sfondo, ma che rappresenta sempre il punto di vista presente per ciascuno di noi. In questi giorni ricorrono 10 anni dalla riforma più importante del mercato del lavoro in Italia e mi accorgo, quasi per caso, che ho iniziato a lavorare proprio in quegli anni..]

1. Una riforma “a frammentazione”

Il lavoro somministrato compie 10 anni. Invenzione del Pacchetto Treu, fu trasformato in lavoro interinale anche a tempo indeterminato (staff leasing) dalla successiva Legge Biagi. Al tema sono stati dedicati alcuni approfondimenti in questi giorni.

Per cronaca – e soprattutto per l’archivio di Humanitech – raccolgo e metto a disposizione alcuni materiali. Ci sono, per esempio, il dossier (.PDF) prodotto dal Sole 24 Ore (articoli online anche qui e qui) e i dati finanziari (.PDF) resi disponibili sulle prime 10 agenzie. Adecco ha dedicato un evento e così pure è in programma una giornata simile da parte di Ebitemp, che tra i molti dati del Centro Studi interno, mette a disposizione anche quelli sui salari [in termini relativi e non assoluti, ovviamente!] degli oltre 400mila lavoratori interinali italiani. Per chi cerca altri spunti c’è la conferenza del 20 ottobre registrata da Radio Radicale sul tema e partecipata dagli esponenti della destra italiana, oppure questo paper internazionale con dati consolidati sul 2006. Non fa male comunque buttare uno sguardo anche al blog Il Mondo Interinale o su Anagrafe Precari.

Tutto è cambiato negli ultimi 10 anni: lo dimostrano i numeri, la crescita del lavoro temporaneo e del business degli intermediari. Si sono modificate la cultura del lavoro e abbandonate certezze che alcuni non hanno neppure fatto in tempo a conoscere. Tra questi, mi ci metto anch’io.

2. La generazione del 1970-74

Questo è invece il mio lato della vicenda: sono passati proprio 10 anni da quando ho iniziato a lavorare e se penso al mio percorso professionale capisco soltanto ora molte evidenze.

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Più facile conciliare lavoro e famiglia a Bolzano

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Vi segnalo l’iniziativa della Provincia di Bolzano che nella riforma del sostegno all’economia, badate bene non alla famiglia, prevede un contributo economico alle aziende che agevolano la conciliazione delle esigenze delle famiglie con bambini e il lavoro in azienda.

Condivido questo approccio che stimola le imprese a cambiare la propria cultura organizzativa per non sfavorire le lavoratrici-mamme sia per il principio della parità delle opportunità sia per agevolare l’occupazione lavorativa delle donne che è molto al di sotto degli altri Paesi europei.

Livio Martucci

2,7 milioni, precario più precario meno

Il Ministero fa la conta prima della Finanziaria. Quanti sono i precari in Italia? La risposta fu fornita qualche tempo fa da Lavoce.info e non sorprende che tra le due stime, quella odierna di Cesare Damiano e dei ricercatori del portale, ci sia uno scarto soltanto dello 0,3% per quanto riguarda il lavoro dipendente.

La conferenza di presentazione dei dati del Ministero è visibile in maniera integrale sul sito di Radio Radicale, mentre i materiali proiettati sono a disposizione in queste slide: “Occupazione e forme di lavoro precario” (.PDF). I valori sono riferiti al 2006 e per “precario” – qui sta una delle questioni sottointese, ma più importanti! – s’intendono i lavoratori a termine, i Co.co.co/pro e i lavoratori occasionali, escludendo il lavoro autonomo (tranne quello agricolo). Sono esclusi anche i lavoratori in nero (ca. 3,5 mln) o quelli che hanno smesso di lavorare, oltre ai cosiddetti “scoraggiati”.

Tasso percentuale di permanenza nell’occupazione a termine (in mesi)Tasso percentuale permanenza lavoro a termine

Risultato: nel 2006 i precari erano 2.719 milioni,

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Precarietà e rischi psicosociali

Chi ha letto L’uomo flessibile (il cui titolo originale era “The Corrosion of Character“) di Richard Sennett sa di che cosa si parla quando si mescola il tema della flessibilità/precarietà con quello della salute personale e del benessere psicosociale. L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro ha deciso di vederci un po’ più chiaro e con l’aiuto dello European Risk Observatory ha concluso l’indagine “Expert forecast on Emerging Psychosocial Risks related to occupational Safety and Health” (2,3 MB .PDF) in cui si mettono in relazione il “rischio per la salute” e le forme di “occupazione precaria”.

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La proposta Boeri che piace a Veltroni

Bisogna dire che Uolter c’è arrivato un po’ tardi.. e sembra quasi che utilizzi questo tema strumentalmente alla propria campagna per il partito democratico, cavalcando il tema dei giovani. Staremo a vedere.

Intanto per chi volesse capire di più, l’idea è quella formulata da Tito Boeri e Pietro Garibaldi nel maggio 2006 su Lavoce.info. Al tempo non se ne discusse molto, anche se alcuni giuslavoristi drizzarono subito le antenne. L’idea, semplice, è di eliminare una miriade di contratti atipici, a termine ecc. e introdurre un unico contratto con tutele crescenti nel tempo per il lavoratore. In sostanza, si allunga il cosiddetto periodo di preavviso (con facoltà di licenziare), ma una volta passati tre anni il rapporto si stabilizza a tempo indeterminato. Non vincola cioè il datore per un po’ di tempo e mette il lavoratore sulla strada della stabilizzazione.

Per correttezza bisogna anche dire che – rispetto a come la intende Veltroni – la proposta Boeri-Garibaldi: 1) non era pensata soltanto per i giovani, ma per i nuovi lavori (tutti); 2) si accompagnava a due elementi complementari senza i quali non si capiscono tutte le ragioni del contratto unico: a) un salario minimo; b) un’equiparazione delle tutele previdenziali. Alla semplificazione normativa si accompagna cioè un’azione di equità salariale e per l’accumulo di contributi utili alla costruzione della propria pensione.

La proposta è giudicata impraticabile dalla CGIL, anche se – sorpresa! – oggi a Radio Popolare, Cremaschi della FIOM ha espresso minori riserve ed è convenuto molto apertamente con Garibaldi sul fatto che, allo stato attuale, con la frammentazione e l’abuso di contratti atipici che esiste, un contratto unico che fronteggi la questione del precariato sia indispensabile.

Lavoro, una fotografia sul 2006

Chi legge Humanitech sa che questo blog ha anche una funzione di servizio essendo talvolta una specie di deposito di documenti e informazioni sul lavoro. A me serve spesso per tenere traccia di articoli, ricerche e cazzabubbole. In quest’ottica vi propongo un po’ di materiale che parla del 2006 (in vista dei prossimi ragionamenti sulle modifiche della Legge Biagi), documenti “estesi” che un giornalista

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Monster Employment Index

Ne parla oggi Rosanna Santonocito nell’articolo [File .PDF, fonte: Rassegna Stampa della Borsa Lavoro della Lombardia] di apertura di Job 24 del Sole 24 Ore. E’ un indice che misura l’andamento dell’occupazione attraverso la valutazione trimestrale della domanda di lavoro che passa attraverso 148 siti Internet europei (circa 2,5 milioni di offerte al mese). Da domani avrà anche una versione italiana che monitora 48 siti di e-recruiting.

Questo è un esempio di borsino delle posizioni. E’ un index, ovvero un parametro che misura lo scostamento, e prende come base 100 la media delle offerte mensili del periodo dicembre 2004 – novembre 2005. I valori più alti sono quelli che hanno visto crescere di più la domanda delle imprese.

Monster Employment Index - Italia

P.S. Ringrazio la redazione per avere messo a margine anche l’indicazione del mio libro Trovare Lavoro con Internet!!!