Il nostro tempo è adesso

Il nostro tempo è adessoOccupare gli spazi per reclamare il tempo che non c’è. Detta anche soltanto in questo modo è già poesia l’evento di domani nelle piazze italiane.

Non è un’iniziativa sindacale. E’ altro. Per questo merita tutta l’attenzione possibile, perché è davvero un nuovo modo che avanza per affrontare le rivendicazioni legate al mondo del lavoro e prende forma in un nuovo corpo sociale.

Qui ti ammazza un taglio al budget

Più sento la canzone di Arnald, più mi convinco che sia un grande copywiter e paroliere. Il testo è senza dubbio un significativo e intelligente esercizio di scrittura, prima di ogni altra cosa (una sfida musicale, una provocazione pubblica, un esempio di comunicazione virale…). Vale la pena rileggere questo bel testo:

Diversamente occupati.
Nella tua mente c’è una voce che non mente
e non porta più rispetto per questo stato assente, indifferente,
verso chi si trova in stato interessante
e non può niente contro quella gente
chi ti assume fino a sera, chi ti taglia la mattina
sul lavoro sei spacciata anche se fai l’eroina
trattata come schiava tra agenzie interinali
società di umiliazione e sfruttamento generazionali
che spinge in piazza giovani stupefacenti
che lottano ogni mese con le unghie e con i denti
che poi non hanno il pane per campare, progettare
solo farsi qualche dose di una vita regolare.
La tua assunzione non può dare dipendenza o assuefazione
per questo chi ha un cervello fugge da questa nazione
e ci se resti ma guadagnano di più i tuoi genitori
allora manda loro a vivere da soli.
E presto o tardi inizia la tua lunga saga
per la conquista di una busta paga quasi vuota
ma chi la paga qui non s’accontenta
e te la fa pagare cara con la legge trenta
regola di un gioco di una società che azzarda
tangentopoli, parentopoli, vallettopoli,
monopòli di una casta niente affatto casta
che alza anche cresta sulla tua esistenza.
Degenerazione di generazioni illuse
di pagarci appena mille euro al mese
ma ormai la base d’asta è sette e cinquanta
e c’è chi si lamenta di chi si lamenta.
Ma quando sei precario tu non puoi star male
non puoi andare in ferie o in cassa integrazione
e l’unica pensione che vedrai
è dove andrai a dormire quando emigrerai.
Diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Se vi hanno preso in fabbrica, sentite condoglianze
da noi si muore quanto in Iraq al fronte
ma almeno lì hai il nemico che ti spara addosso
qui t’ammazza un taglio al budget e un estintore in rosso.
Per troppi ormai in Italia il posto fisso è il cimitero
e troppi per averlo lavoravano anche in nero,
il solito copione per pellicole d’autore
con più di mille repliche in fabbrica e in cantiere.
Perché la morte bianca impiega sempre nuovi attori
e per offrire ruoli fa turni straordinari
non servono domande per un’audizione
e ti ripaga subito con la liquidazione
e visto che ogni giorno tra prediche e sermoni
assume di più il cielo che i nostri imprenditori,
il primo maggio avremo sempre meno spettatori
spostiamo al due novembre la festa dei lavoratori.
RIT: diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Per iniziare a lavorare
è sempre bene avere qualche raccomandazione
per non trovarsi mai uno stipendio da part-time
con turni di venti ore come in fabbrica a shangai.
ricorda che uno stage è il primo passo per la vetta
che i sogni di carriera li nutre la gavetta,
che per ogni squillo che ricevi in call-center
mandi un po’ a puttane sia il futuro che il presente.
Perché il tuo tempo conta e corre sempre troppo
e tu rimani indietro per sei mesi di contratto
ipocrita armistizio con la disoccupazione
per farti assoggettare da uno stato fannullone.
Se sei precario fuori non esserlo anche dentro
evadi dal sistema, la chiave è il cambiamento
non trovarti alibi o ti condannerai
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
Diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.

P.S. Arnaldo se vai a Sanremo prometto di accendere la TV sulla RAI [chi mi conosce sa di che fatica esistenziale sto parlando] per guardarti e in qualche modo votarti, anche se non so esattamente cosa significhi. Non ho mai visto più di 4-5 minuti di Sanremo negli ultimi 10 anni e non so neppure come si voti e se posso farlo, ma prometto.

L’influenza precaria

Lo sapevate che il 50% dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (per capirci quelli che studiano e autorizzano scelte di profilassi a livello nazionale, per esempio in relazione all’influenza A) sono precari? Come fanno a lavorare serenamente, tanto più sulla nostra pelle? E così capita a molti altri.. Ecco un breve spaccato: