L’insolito posto

Alle dichiarazioni di Tremonti sul “posto fisso” ho pensato immediatamente, nell’ordine:

  • se un governo di destra flerta con il sindacato e fa dichiarazioni contrarie alle politiche – in gran parte sue – degli ultimi 15 anni, significa che sta per arrivare un diluvio mai visto (disoccupazione, CIGS, mobilità ecc.);
  • a Tiraboschi e Sacconi sarà andato di traverso il pranzo;
  • massì, continuamo a dimenticare che la mobilità lavorativa vada supportata con politiche di Welfare universalistico: meglio etichettarla come darwinismo evoluzionista che si autoregola (idioti!);
  • beh, prendiamoci anche questo schiaffo (alla fine lavorare da soli significa anche capire meglio come si muove la politica per intercettare il maggior numero di consensi a seconda dei “venti economici” che corrono);
  • merda, non fatemi passare come più a destra di Tremonti, non è giusto.

P.S. O forse Tremonti stava parlando della sua cadrega?

UPDATE del 21/10 – Vista la mole impressionante di articoli, editoriali, commenti, interviste, approfondimenti macroeconomici ecc. usciti in questi giorni sulle dichiarazioni di Tremonti relative al posto fisso e di conseguenza dedicati al tema stabilità/precarietà/flessibilità, ho raccolto una rassegna stampa di oltre 100 articoli pubblicati il 20 e 21 ottobre 2009 (.PDF – 13 MB, attenzione!) a futura memoria, per ricordare le precise dichiarazioni di questo o quel politico, di questo o quel giuslavorista o sindacalista..

Senza soluzione di flessibilità

Quando accadrà che il nostro sistema in cambio della disponibilità verso la flessibilità non ci restituisca più un calcio sui denti? Con maggiore tatto, Ladypeterpan, in un post molto bello (da leggere) dice la stessa cosa, così:

Una vita lavorativa più flessibile non può spezzarsi quando si passa da un impiego all’altro, oppure da un lavoro dipendente a un lavoro autonomo, o viceversa. Chi è più mobile non può essere meno tutelato o più penalizzato: dovrebbe essere, maggiormente ricompensato, perché dà al sistema la snellezza che esso richiede. Questo principio è basilare per una sicurezza sociale che aggiorni le tutele di ieri senza rinunciare al cammino storico della solidarietà e dell’uguaglianza.

Precarietà e rischi psicosociali

Chi ha letto L’uomo flessibile (il cui titolo originale era “The Corrosion of Character“) di Richard Sennett sa di che cosa si parla quando si mescola il tema della flessibilità/precarietà con quello della salute personale e del benessere psicosociale. L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro ha deciso di vederci un po’ più chiaro e con l’aiuto dello European Risk Observatory ha concluso l’indagine “Expert forecast on Emerging Psychosocial Risks related to occupational Safety and Health” (2,3 MB .PDF) in cui si mettono in relazione il “rischio per la salute” e le forme di “occupazione precaria”.

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Salvateci da quelli col posto fisso

Come salvarsi dal posto fissoDell’insostenibile leggerezza del paradosso, ovvero di Come salvarsi dal posto fisso di Massimo Sideri. Questo libello leggero, pamphlet che si autodefinisce “politicamente scorretto” non tragga in inganno, non offre soluzioni, ma mette soltanto a nudo il Re. Raccoglie pillole dei massimi sistemi, geniali intuizioni che avrebbero meritato maggiore approfondimento [forza, Massimo, con la seconda edizione!!], ma che prendono nel libro soltanto la forma di “aforisma lungo” per dare leggerezza a temi cruciali, al centro dei campi di battaglia, obiettivo di cannoni e (troppo) forti opposizioni sociali.

L’autore si sottrae giustamente al combattimento, riproponendo il ritornello “Il posto fisso non è il paradiso!“.

La tecnica di seduzione è semplice: ridurre a paradosso la condizione del lavoratore a tempo indeterminato. Bolso, svuotato, insoddisfatto,

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Flexibility? Yes, of course

[Quando il dibattito si impadronisce delle parole è difficile trovare spunti freschi e valutare il nuovo. Il termine “flessibilità”, per esempio è nell’uso comune contrapposto alla precarietà. La flexibility, tuttavia, non ha lo stesso significato in Europa e neppure per chi un lavoro lo ha stabilmente. Anche un dipendente cerca flessibilità. Sì, ma in che senso?]

Beyond Boundaries (file .PDF, 980 Kbyte) significa dietro alle quinte, al di là dei confini. E già questo mette in guardia: le aziende sono territori ben protetti. Li ha perlustrati Orange Business Services, con una survey condotta sulla base di 1.440 interviste a lavoratori dipendenti, affrontando il tema della flessibilità, intesa come nuovo modo di interagire con l’organizzazione per trovare soluzioni lavorative adatte alle singole persone. Tempo e luoghi, ma anche responsabilità e livelli di soddisfazione (e stress) sono state messe sotto la lente d’ingrandimento.

Le tipologie di lavoro flessibile nelle imprese del Regno Unito

Tipologie di lavoro flessibileQueste le evidenze generali [all’interno del “confine” UK]:

– la metà (53%) della popolazione lavorativa del Regno Unito ha già forme di flessibilità (Cfr. grafico), ma il 23% dei lavoratori non ha accordi formali con l’azienda;

– il 50% dei dipendenti afferma che l’opportunità di lavorare in maniera più flessibile è un fattore importante nella scelta del prossimo impiego. Nei 12 mesi a venire, però, soltanto il 24% degli intervistati ha intenzione di cercare realmente un lavoro più flessibile;

– due terzi sostiene che sarebbe un ottimo benefit guadagnare tempo nel viaggio; tre quarti che un lavoro flessibile aiuterebbe a raggiungere una maggiore concentrazione;

– un beneficio che ci si aspetta dal “lavoro flessibile” è nell’85% dei casi quello di poter lavorare “a proprio agio”, poi si scopre però che tra chi ha già modo di lavorare in maniera flessibile il 45% svolge attività lavorative durante il tempo libero, alla sera e al week-end;

chi guadagna di più sembra avere un maggior controllo sulle ore lavorate in confronto a chi ha retribuzioni più basse.

In altre parole, la reale flessibilità è più un desiderio che una certezza. Sebbene diffusa come formula, rischia di riempire spazi vuoti più che crearli e invade il tempo libero, la sera e i fine settimana. Soprattutto nelle fasce medio basse di lavoratori.

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Flessibilità e sindacatese

Questo è giornalismo che mi piace. Segnala Idraulico Polacco la messa in onda via Web di un filmato [rilasciato con licenza CC] realizzato da “Senza Media” e “Marea” che rappresenta l’epilogo della vicenda (raccontata dal Manifesto e da Repubblica.it) relativa alla mamma licenziata alla società FAIP perché si prendeva mezz’ora in pausa pranzo per recuperare la figlia a scuola.

La fine della storia? Interventi dei sindacati [please, notate il differente approccio degli uomini e delle donne..] e due udienze per un nulla di fatto. La madre è stata reintegrata, ma avrà tempo un mese per trovare una soluzione per le proprie esigenze familiari.