Il lavoro di padre

Un po’ in ritardo, ma faccio anch’io gli auguri a Massimo Sideri, giornalista del Corriere della Sera, citato in occasione dell’uscita del suo bel libro “Come salvarsi dal posto fisso“, che coraggiosamente e per primo nel suo giornale ha chiesto il periodo di paternità. Bravo. Con un po’ di invidia – visto che ai lavoratori autonomi questo diritto non è concesso – vanno i nostri auguri!!

P.S. Per chi volesse documentarsi sul tema, con il contributo di Livio Martucci, abbiamo creato la Rubrica “Paternità & Dintorni“. 

Più facile conciliare lavoro e famiglia a Bolzano

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Vi segnalo l’iniziativa della Provincia di Bolzano che nella riforma del sostegno all’economia, badate bene non alla famiglia, prevede un contributo economico alle aziende che agevolano la conciliazione delle esigenze delle famiglie con bambini e il lavoro in azienda.

Condivido questo approccio che stimola le imprese a cambiare la propria cultura organizzativa per non sfavorire le lavoratrici-mamme sia per il principio della parità delle opportunità sia per agevolare l’occupazione lavorativa delle donne che è molto al di sotto degli altri Paesi europei.

Livio Martucci

La retribuzione per il congedo parentale

[Da oggi la rubrica Paternità & dintorni si arricchisce con Paternews, brevi post a commento di notizie della Rete sul tema paternità]

Paternità & Dintorni

La Commissione Lavoro in vista della Legge Finanziaria ha proposto al Governo un emendamento per estendere gli attuali 6 mesi di congedo parentale retribuito al 30%. L’iniziativa è utile, ma credo che sia più importante incidere sul valore economico invece di estendere il periodo spettante.

Una famiglia con un reddito  netto mensile di 2.000 euro (supponiamo 900 la madre e 1.100 il padre) con l’attuale legge si trova con un introito di soli 1.400 euro mensili. Non ci si può meravigliare che la donna torni al lavoro dopo l’astensione obbligatoria… Sarebbe più opportuno invece retribuire i primi 1.000 euro di reddito della madre con una percentuale significativa (per esempio dell’80%) in modo da aiutare meglio chi ha redditi più bassi. Lo stesso vale per i padri. In Norvegia, per esempio, per la madre è previsto un periodo di 42 settimane retribuito al 100% e altre 12 all’80%!

Livio Martucci

Dispari opportunità

Come sapete il buon Livio da tempo sta proponendo su questo blog alcune importanti riflessioni sul tema della paternità. Oggi il Corriere della Sera e Il Giornale riportano la notizia che il ministro degli esteri inglese David Miliband ha chiesto il congedo parentale. Chapeau. Un esempio notevole, devo dire. Per una nazione e per la sua cultura del lavoro.

In Italia la cultura della paternità è ancora piuttosto ferraginosa, anche nei metodi per forzare un cambiamento. Prova ne è l’aneddoto raccontato da Angela Padrone, che riporta l’esperienza di Giulia Buongiorno, l’avvocato di Giulio Andreotti, che dopo avere assunto una nuova dipendente in studio chiama la società del marito e dichiara: “Vorrei assumere questa persona, però voi mi dovete garantire che concederete anche al marito di assentarsi per le malattie del figlio, così da dividere l’onere tra me e voi. Altrimenti sarete responsabili della mancata assunzione di questa avvocatessa“.

Un giro piuttosto complicato per ribadire che tra diritto (prendersi permessi e malattia per assistere un familiare indipendentemente dal sesso del richiedente) e condizioni di fatto [e soprattutto cultura d’impresa, in molti casi ferma al modello patriarcale degli anni ’30] esiste una spettacolare distanza che soltanto i paradossi mettono alla scoperto.

E tra le numerose contraddizioni in materia vi segnalo la mia personale.

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Il rientro dopo il congedo parentale

Paternità & dintorni

A Marzo di quest’anno per la prima volta ho pensato di prendere il congedo parentale per stare vicino a mia figlia appena nata e a mia moglie e inevitabilmente si sono presentati alcuni dubbi rispetto alla possibilità di assentarmi dal lavoro per 4 mesi. Come la prenderanno? Che situazione troverò quando sarà il momento di tornare in ufficio? Mi potrebbero demansionare o licenziare?

Vi assicuro che non è stato facile per me, “dipendente e assuefatto”, confrontarmi con queste domande soprattutto perché affiorava la paura di rimanere senza lavoro in questo periodo in cui siamo una famiglia monoreddito.

Poi le cose hanno preso una luce diversa quando ho sentito che la mia voglia di paternità era la cosa che contava e dalla quale muovere le mie decisioni. Così i 4 mesi di congedo parentale li ho cominciati a vedere come una breve parentesi lungo un arco lunghissimo di lavoro (tanto non andremo mai in pensione!),  la possibilità di perdere qualcosa di quanto conquistato in azienda una conseguenza superabile con il tempo e la possibilità di perdere “il posto” un’ipotesi remota.

Al lavoro la possono prendere male? Probabile. Ma se avessi dovuto decidere sulle base delle esigenze organizzative dell’azienda ci sarebbe stato soltanto una data ideale per cominciare il congedo parentale: MAI!

Invece le reazioni in azienda sono state sorprendenti! E’ prevalsa l’ammirazione per una scelta definita “coraggiosa”, il rispetto nei confronti di una scelta pro famiglia. Sicuramente un problema organizzativo per il mio capo e i miei collaboratori che hanno dovuto colmare un vuoto, ma di certo se la sono cavata e soprattutto non è morto nessuno. Poi sono comparsi personaggi compiaciuti per lo sgarbo nei confronti dell’azienda e che mi devono avere visto come uno che gliela messo in quel… Infine si sono presentati coloro che ti vedono non come una persona che ha un diritto, ma uno che ruba i soldi pubblici (INPS). Ci sono poi i gelidi che dicono soltanto “scelta condivisibile” e per terminare i minacciosi:…attento, riflettici bene, con i tempi che corrono potrebbero tagliarti la testa e tu hai un mutuo, una figlia da mandare all’università!” (ma è appena nata!).

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Congedo parentale, un diritto importante

Paternità & dintorni

Se ne parla poco e se ne usufruisce ancora meno da parte dei papà lavoratori dipendenti, ma il congedo parentale in Italia è entrato in vigore già dal 2000. In sintesi gli aspetti rilevanti della Legge 53 dell’8 marzo 2000:

  • il congedo parentale è la possibilità anche per il papà di prendere una pausa dal lavoro per accudire il proprio figlio;
  • ha diritto a un congedo complessivo di 6 mesi, liberamente frazionabile, retribuito al 30%  se fruito entro il terzo anno di età del figlio;
  • il papà può usufruire del congedo in contemporanea con l’astensione sia obbligatoria e sia facoltativa della mamma.

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Congedo parentale e paternità in Europa

Visto l’interesse riscosso dalla bella rubrica di Livio “Paternità & dintorni” e le segnalazioni recenti di Alberto Pellai sui libri in uscita sul tema, pubblico alcuni dati che ho recuperato sul trattamento del congedo parentale e sulla paternità in Europa. Sono del 2005, non del tutto recenti, ma è quanto di meglio avevo nel cassetto in materia sul diritto europeo comparato.

Congedo Parentale e Paternità in Europa

[Fonte: European Conditions of Employment Sourcebook, 2005]