Buste paga online

Visto che è sempre più leggera tanto vale farla diventare digitale. La busta paga potrà essere consegnata attraverso la posta elettronica. Finora questo accadeva nella Pubblica Amministrazione (non in tutte, ovviamente) – un cliente mi raccontò, tempo fa, che il giorno in cui i dipendenti di una Regione usavano di più la rete Internet era il 28 del mese, quando il cedolino in formato .PDF compariva sulla intranet dell’Ente) – ma dopo la risposta del Ministero del Lavoro a un’interpellanza, anche il settore privato potrà avvalersi dello stesso sistema. I dettagli qui.

Nuovi stimoli per gli hacker, ovviamente.

Ricerca di lavoro, bugie e Internet

Italiani e ricerca di lavoro. Smaliziati, concreti, realisti o fessi? Ne parlano con dovizia di particolari Rosanna su JobTalk (Gli italiani mentono nel curriculum vitae e al colloquio, però adorano cercare lavoro in Internet) e Federico su MioJob (Fenomenologia della ricerca di lavoro “Troppo lunga l’attesa per una risposta”). Se siete interessati, in questo documento PDF (Fonte: Kelly Services) trovate tutti i dati per esteso.

P.S. Una sola nota. Personalmente non ritengo credibili alcuni valori, come i seguenti: Mezzi per trovare lavoro

Questi riportano il “principale mezzo grazie al quale i lavoratori hanno trovato il proprio attuale lavoro“. Un valore così elevato per la voce “chiamata da parte del datore di lavoro” indica chiaramente come il panel sia basato sui lavoratori che transitano dall’agenzia di lavoro che ha condotto il sondaggio (una simile distorsione si trova, per esempio, anche nelle Manpower Employment Outlook Survey, sulla domanda di lavoro, pubblicate mensilmente sulla base delle dichiarazioni dei clienti del Gruppo).

Dubito che gli annunci online superino il passaparola in Italia. Sarebbe un traguardo importante, ma ho come l’impressione che non siamo ancora arrivati a questo punto.

Vuoi leggere il mio CV? Paga!

I database di CV hanno un bel valore, lasciatemelo dire. C’è chi si è chiesto, banalmente: perché lasciarli gratuitamente in mano ai selezionatori professionali? Meglio dividere le revenue derivanti dalle informazioni sui candidati, no? Metto il mio nome, la mia faccia. Mi vuoi vedere? Paga qualcosa, allora. Obiezione scontata: non verrà più nessuno a cercarti a pagamento. Siete così sicuri? E se esistessero network di persone molto qualificate? Voi, selezionatori, non sareste disposti a inbucarvi per qualche spicciolo?

NotchUP

Non ho ancora studiato bene le dinamiche e i servizi, ma nelle ultime due settimane sono stato letteralmente tempestato di richieste per entrare in FaceContact.com e NotchUp (oggi JobFLO). Sistemi di job networking smaliziati, di seconda generazione. Che non svendono il potenziale accumulato a livello informativo sulle persone, ma ridistribuiscono sotto forma di bonus o altro il vantaggio competitivo offerto agli head hunter.

La vicenda è assai intrigante, soprattutto sotto il profilo della maggiore consapevolezza che gli utenti della Rete stanno maturando nella gestione di informazioni considerate nuova “merce di scambio” quando queste finiscono su mercati professionali.

Logos dell’e-mail

La tecnologia sta cambiando il nostro modo di immaginare e vivere la comunicazione. Il dialogo ne risente: la retorica e il modo di relazionarsi con le persone (sempre più orientato a una dialettica di tipo binario) sono permeati pesantemente dal mezzo. Nulla di nuovo, certo.

Questo particolare, però, mi ha colpito: che l‘e-mail si intrufoli anche nell’ufficialità del discorso a livello istituzionale.

Cicerone viene comodamente mandato in soffitta, sostituito dal protocollo SMTP. E’ il caso del presidente Joaquin Almunia, che oggi si è presentato così a Davos:

Joaquin Almunia a Davos - 1 Joaquin Almunia a Davos - 2

Joaquin Almunia a Davos - 3 Joaquin Almunia a Davos - 4

Joaquin Almunia a Davos - 5

[Fotogrammi dal TG1 delle 13.30]

Jobsite fuorilegge e il caso Borsa del Lavoro

La tesi di Michele Tiraboschi pubblicata lunedì sul Sole 24 Ore (articolo “Il collocamento in Rete ha bisogno di trasparenza“, file .PDF) non ha sortito alcun effetto. Eppure il giuslavorista non è andato molto per il sottile, definendo tutti i siti Internet che consentono lo scambio di domande/offerte di lavoro come “abusivi”. (Per la precisione, Monster.it un’autorizzazione ministeriale l’ha ottenuta, per cui direi meglio “tutti, tranne uno”…).

Per i non addetti, il riferimento è agli Artt. 4-7 del D.Lgs 276/03 (Legge Biagi), che spiegano come i soggetti che svolgono intermediazione si debbano accreditare all’Albo del Ministero e avere determinati requisiti di Legge.

Così scrive Tiraboschi: “.. la rete è inquinata da operatori che, pur non avendone i requisiti, assorbono una quota rilevante del mercato sostenendo un’ingente business che alimenta ed è reso possibile proprio grazie alla scarsa trasparenza del mercato del lavoro. Non crediamo tuttavia, per come è fatta la rete, che la soluzione del problema possa essere ricercata in un (seppur importante) bonifica e repressione da parte degli organi ispettivi“.

Da Infojobs in giù, sono tutti abusivi. Esercitano senza autorizzazione! Che cosa rispondono a questa denuncia?

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IL CASO BORSA DEL LAVORO

Il professore se la prende poi con il mancato decollo della Borsa del Lavoro, che non ha oggi “finalità di promozione e incentivazione del mercato “, ma, come si evince dalla nuova normativa sulle comunicazioni obbligatorie, si basa su una “visione totalizzante, monopolistica e pubblicistica del mercato del lavoro“. A parte la leggera contraddizione con la critica precedente al mancato accreditamento dei jobsite (non è questa una visione statalista?), Humanitech condivide soltanto in parte questa denuncia. Non perché sia falsa, ma perché mette a fuoco le questioni sbagliate.

La Borsa Continua Nazionale del Lavoro non è decollata per queste ragioni:

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Nero e Internet

Qualcuno potrà pensarla diversamente, ma secondo me l’estensione delle comunicazioni obbligatorie e il DURC (per esempio obbligatorio nelle DIA per le ristrutturazioni edilizie) sono due imposizioni importanti, per nulla inutili, nella lotta al lavoro nero. Non è vuoto potere dell’ufficialità (burocrazia), ma ha sane ragioni di trasparenza. Non è un caso che per entrambe le dichiarazioni Internet c’entri moltissimo.

The Bill, please

L’ultimo giorno di “lavoro” in Microsoft dell’uomo più ricco del mondo. Non è male avere attestati di stima da George Clooney, Barack Obama, Al Gore, Bono Vox, Hillary Clinton… L’idea di comparire a fianco a Jon Heder (di Napoleon Dynamite) per un provino davanti a Steven Spielberg è a dire poco geniale. Da vedere.

P.S. Soltanto per girare questo video celabrativo avrà speso più della mia retribuzione annua, ma giuro, il giorno prima di andare in pensione ne faccio uno anch’io (a 79 anni, probably).

E se Internet pubblico si occupasse di lavoro?

Ho letto con interesse l’editoriale di ieri di JOB 24 a firma di Walter Passerini “E se la TV pubblica si occupasse di lavoro?” (file PDF, 800 Kb). Tema forte, non privo di risvolti politici. In molti ricorderanno la vicenda di Okkupati, prima stagione, che venne cassato nonostante facesse 3 milioni di spettatori a puntata. Per anni si parlò anche di un canale satellitare finanziato da una società per il lavoro (privata). Ma nulla è mai decollato. Arrivare oggi, con una proposta del genere, nel giorno in cui è stata annunciata la chiusura del canale RAI Utile, è piuttosto singolare. No?

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