Che te ne fai

Che te ne fai dei tuoi fottuti caschi, scarponi, cinture, occhiali, della tua fottuta segnaletica quando devi scaricare da una nave 37 container all’ora e invece di otto ore ne devi lavorare dodici, perché senza gli straordinari non arrivi a fine mese?

Misure legislative, azione repressiva della magistratura, diavoleria dell’antinfortunistica – tutta roba inutile. Bisogna rovesciare i rapporti sociali che hanno creato questa infame e incivile condizione del lavoro oggi in Italia, per cui sui più deboli economicamente si è scaricato non solo tutto il rischio fisico ma anche tutta la responsabilità civile e penale del medesimo. Non è un caso, è la riprova di quanto sto dicendo, che sia a Genova che a Molfetta la colpa degli incidenti è stata attribuita o alle vittime (“non hanno indossato le mascherine”) o ai compagni delle vittime.

Also sparch Sergio Bologna. (via Chainworkers 3.0)

Che genere di lavoro è

Non è casuale che nei maggiori momenti di transizione, come quello attuale, in cui sembra che qualcosa nell’approccio politico al potere si stia muovendo (cambiando?), il tema della donna e del lavoro si rimesso al centro.

Segnalo tre fonti importanti per chi volesse approfondirlo. La prima è il decreto legislativo di recepimento della Direttiva comunitaria 2006/54/CE concernente l’attuazione del principio delle pari opportunità fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego (il sito del Governo offre altri link di approfondimento).Uffy e Flokr Lo ha varato il Consiglio dei Ministri il 27 febbraio scorso. C’è poi la raccolta di materiale diffuso da ADAPT dal titolo “Occupazione femminile, una leva per la competitività” (.PDF), curata da F. Kostoris, A. Servidori, M. Bettoni, che comprende anche un contributo di Tito Boeri.

Infine c’è il Rapporto “Donne & Lavoro” del Sole 24 Ore (che ha in programma anche un forum sul tema). Nel dossier pubblicato oggi (qui un file .PDF con gli articoli) c’è anche il contributo di Alberto Alesina e Andrea Ichino, da tempo sostenitori di incentivi fiscali per le donne, al quale ha ribattuto di recente su Voxeu.org Gilles Saint-Paul con l’articolo “Against gender based taxation“.

P.S. Rosanna ha dedicato un post per discutere apertamente del tema su JobTalk, nell’area JobDonne. Su, esprimiti.

Il programma della sinistra arcobaleno

Per quanto riguarda il lavoro, vale la pena di replicare i punti più salienti. La Sinistra l’Arcobaleno propone:

– una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari;

– l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme;

– di superare la Legge 30 (Biagi) e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro;

– di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati;

– di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA;

– di fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1.000 euro;

– un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale;

– di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti;

– di introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi;

– di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

Il programma di Pietro Ichino

Candidato per il Partito Democratico, ha messo allo scoperto la sua linea politica nella lunga intervista per l’Unità “Contro il precariato un nuovo diritto del lavoro“.

La mia ossessione? Un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, lasciando fuori tutti gli altri. […] Questo dualismo, questo regime di apartheid, è la grande ingiustizia del nostro Paese.

Nella lista dei to do di Pietro Ichino ci sono: l’adozione di esperienze europee di fexecurity; l’ammorbidimento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per licenziamanti legati a motivi economici attraverso un meccanismo di bonus/malus, ovvero di forti indennizzi a carico delle imprese; la crescita delle retribuzioni con sgravi fiscali su quelle più basse; l’aumento dell’attrattività di imprenditori esteri; l’estensione della contrattazione in merito alla struttura delle retribuzioni e dell’organizzazione del lavoro; l’attuazione di politiche di trasparenza, premi e sanzioni per il lavoro nella Pubblica Amministrazione (sul modello laziale).

L’intervista completa: “Contro il precariato un nuovo diritto del lavoro“.

Flexecurity, chi è costei?

Flessibili, non precariMetto a disposizione alcuni materiali (link, PDF ecc.) che potrebbero tornare utili nel dibattito sulla precarietà, che sicuramente scalderà la prossima campagna elettorale. Riguardano la conferenza internazionale “Flessibili non precari”, organizzata a Torino, venerdì e sabato, da Ministero del Lavoro e Regione Piemonte, alla quale è stato dedicato anche un sito specifico.

Per l’occasione è stata commissionata all’Istituto Piepoli la ricerca “Studio sulla percezione giovanile del mercato del lavoro” (formato .PDF). Venerdì mattina, prima del convegno, Fabio Sebastiani, commentava l’indagine così su Liberazione, nel pezzo La precarietà buona non esiste: “La precarietà è una condanna. Lo pensa il 90% degli atipici e delle atipiche in Italia. Non è propriamente una novità“. In realtà la questione è più complessa. Si legga l’indagine. Qui, invece, trovate un riassunto dei dati presentati, curato da Carlo Ruggero per Rassegna, giornale di CGIL.

Ciò che si evince è una scarsa fiducia nel futuro, grande disinformazione su Leggi e iniziative governative, una totale ignoranza sul tema della flexecurity. Insomma i giovani non ci fanno proprio una bella figura. Di seguito riportiamo alcune tabelle tra le più significative, anche se la fotografia scattata mostra molto di più sulla percezione, soprattutto a livello qualitativo. Resta poi un errore imperdonabile nel solito modo di approcciare la precarietà come “tutto quello che non è lavoro dipendente” (cfr. Tab. pag. 24). Piepoli rimandato a settembre.

La percezione della precarietàSecondo Cesare Damiano “in Italia il lavoro flessibile interessa il 12-13% circa degli occupati. Si tratta di un dato allineato agli standard europei: la differenza è che in Italia si rimane troppo a lungo nella condizione flessibile e questo aiuta l’identificazione della flessibilità con il precariato“.

Tra precari e flessibili dunque c’è soltanto uno “salto temporale”, che si può ipotizzare (visto il recente tetto fissato per i contratti a termine) in 3 anni. Sarà l’approccio corretto? Sergio Marchionne ha ribadito, invece, che alle imprese “non servono dipendenti usa e getta“. Flexecurity, questa sconosciutaGli interventi a Torino sono stati numerosissimi. Tutti hanno qualcosa da dire sul precariato.

La giornata di venerdì è disponibile su questo link, registrata per intero da RadioRadicale.it. Il dibattito di sabato, guidato da Massimo Mascini del Sole 24 Ore, è diponibile invece qui, sempre per intero. Altri resoconti dell’evento sull’Espresso online. Lascio poi in download una breve rassegna stampa (in .PDF) degli articoli usciti sabato e domenica sulla stampa nazionale e il link a “Precarietà, il bluff della flexicurity solo per chi se la può permettere”, ancora di  Sebastiani per Liberazione.

Not in my blog yard

Nelle ultime due serate di Porta a Porta sia Silvio Berlusconi sia Walter Veltroni hanno iniziato a fare campagna elettorale a partire dai temi dei salari e del lavoro. La redazione ha propinato per ben due volte lo stesso sondaggio sulle “Priorità del nuovo Governo”, che secondo gli italiani sono:

I problemi che dovrà affrontare il nuovo governo

Ora la domanda è: perché online, su blog e affini (opinionificio per definizione), non si discutono, in termini di frequenza o intensità, nell’ordine, le medesime questioni?

La ricetta anti-fannulloni

La Regione Lazio ci vuole provare, almeno sulla carta. E dopo avere commissionato uno studio a Pietro Ichino presumibilmente adotterà queste linee di intervento per sconfiggere l’ipertrofia del sistema pubblico, la malattia congenita nel DNA dei fannulloni e la cultura dello stipendio slegato dai risultati:

1) adozione di un sistema di valutazione indipendente dell’operato dell’amministrazione regionale, in grado di coinvolgere anche l’opinione pubblica;

2) responsabilizzazione dei dirigenti rispetto a obiettivi precisi e verificabili che riallineino il Lazio alle altre Regioni su temi come: a) riduzione delle aree funzionali, dei dirigenti e dei costi associati; b) assenteismo;

3) sperimentazione di meccanismi premianti collegati alla valutazione dei cittadini rispetto a servizi regionali.

Tutti i dettagli nello studio “Regione Lazio, quattro scelte coraggiose per una svolta” (file .PDF), unico nel suo genere sul lavoro dei dipendenti pubblici. Interessante la parte di analisi sul modello “exit-voice-loyalty” di Hirschman, sui cui Ichino insiste da tempo. Si ascolti, per esempio, anche questo intervento di marzo 2007.

L’ignoranza è una politica passiva?

Questa mattina mi si è bloccata la colazione sullo stomaco. Apro il giornale e leggo l’incipit di un articolo, su una testata nazionale:

Politiche attive

Ora non è per essere leziosi, ma ci sono due minuscole sottigliezze che forse è il caso di approfondire. Se vi va. A me importa per due motivi: 1. cambiare l’Italia vuol dire anche eliminare sacche di ignoranza; 2. è ora di smetterla con modelli culturali e linguaggi di 20-30 anni fa legati al lavoro.

Primo: le politiche attive NON sono sistemi diretti “per trovare lavoro a chi è disoccupato”. Non sono neppure sinonimo di cassa integrazione, mobilità ecc. Quando il soggetto senza lavoro viene supportato con politiche che non lo mettono “in azione”, ma semplicemente lo assistono, si chiamano PASSIVE. E’ l’esatto contrario

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Ricerca di lavoro, bugie e Internet

Italiani e ricerca di lavoro. Smaliziati, concreti, realisti o fessi? Ne parlano con dovizia di particolari Rosanna su JobTalk (Gli italiani mentono nel curriculum vitae e al colloquio, però adorano cercare lavoro in Internet) e Federico su MioJob (Fenomenologia della ricerca di lavoro “Troppo lunga l’attesa per una risposta”). Se siete interessati, in questo documento PDF (Fonte: Kelly Services) trovate tutti i dati per esteso.

P.S. Una sola nota. Personalmente non ritengo credibili alcuni valori, come i seguenti: Mezzi per trovare lavoro

Questi riportano il “principale mezzo grazie al quale i lavoratori hanno trovato il proprio attuale lavoro“. Un valore così elevato per la voce “chiamata da parte del datore di lavoro” indica chiaramente come il panel sia basato sui lavoratori che transitano dall’agenzia di lavoro che ha condotto il sondaggio (una simile distorsione si trova, per esempio, anche nelle Manpower Employment Outlook Survey, sulla domanda di lavoro, pubblicate mensilmente sulla base delle dichiarazioni dei clienti del Gruppo).

Dubito che gli annunci online superino il passaparola in Italia. Sarebbe un traguardo importante, ma ho come l’impressione che non siamo ancora arrivati a questo punto.