Un commento al programma di Monti (e Fornero) sul Lavoro

L’analisi non è semplice, vista la densità e complessità della materia, ma quasi per slogan si può tracciare una sintesi del discorso tenuto oggi al Senato dal nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti in materia di rifoma del mercato del lavoro. Ovviamente ci sono dietro i progetti e le valutazioni del nuovo ministro Elsa Fornero.

Questo è il discorso, in sintesi, di Monti al quale aggiungo qualche considerazione personale nel mezzo:

[…] in particolare per quanto riguarda l’integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine, l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica […]

Primo punto: mettere insieme INAIL e INPS. Se, però, sullo sfondo c’è l’attuazione del Disegno di Legge Cazzola, è possibile che anche nelle Casse di previdenza dei professionisti si registrerà qualche scossone.

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Feelings, wo-o-o feelings

Prendo spunto dalla recente pubblicazione da parte del Ministero del Lavoro di alcuni dati macroeconomici sul mercato del lavoro, tratti da indagini ISAE sulle famiglie, per fare un piccolo gioco grafico, incrociando valori che attestano la fiducia nel futuro e l’alternarsi dei Governi in Italia negli ultimi 14 anni.

Previsioni sulla disoccupazione
Previsioni sulla disoccupazione - ISAE
Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it
Fiducia complessiva
Fiducia complessiva del Paese e Governi
Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it.

Lascio a voi commentare, due dati però sono inequivocabili:

  1. la fiducia e le attese occupazionali sono legate all’operato del Governo e lo dimostrano le discontinuità delle curve in occasione dei cambi a Palazzo Chigi: questo significa che non tutto è imputabile a fattori esterni, macroeconomici;
  2. ci troviamo ai livelli tra i più bassi degli ultimi 14 anni per fiducia complessiva nella politica e tra i più alti per attese di restare senza lavoro.

Lo standard della Finanziaria

Tra le mille sfaccettature – per essere buoni, ma potremmo anche dire “nel bazar” – della Legge Finanziaria si parla anche di Lavoro, per fortuna. L’impegno profuso non è indifferente e alcuni provvedimenti sono nuovi, come quelli legati alla lotta al sommerso (per la prima volta è istituito un Fondo), alle comunicazioni obbligatorie, al patto di solidarietà tra generazioni o agli incentivi previdenziali (o meglio al condono per quegli imprendiori che usano lavoro irregolare) per stabilizzare i Co.co.pro, ma altri permangono pericolosamente impantanati in vecchie logiche, ovvero alla necessità di appianare le crisi del settore privato o distribuire favori nel settore pubblico.

Interessante, dal punto di vista politico, la scelta di aumentare le aliquote previdenziali un po’ per tutti, a fianco della riduzione del cuneo fiscale. È il classico paradosso di sinistra in cui non è chiaro se si vuole rafforzare l’equità e la sicurezza sociale oppure appianare i conti dell’INPS. Vista la mancanza di qualsiasi specifica sull’onere del pagamanto del differenziale per il lavoro autonomo (in altre parole, l’aumento lo paga il lavoratore con partita IVA o il committente? Evidentemente il primo, che dovrà alzare le tariffe o più probabilmente subire una riduzione del suo compenso netto), propenderei per la seconda ipotesi.

Il cardine intorno al quale si opera nei provvedimenti è certamante il lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il lavoro “standard”. Vedremo col tempo se questo faciliterà realmente la transizione dal precariato. Oppure se aumenterà la larghezza del fosso.