La solidarietà tra generazioni

La teoria del lavoratore anziano che porta via il posto a quello giovane ha sempre fatto acqua da tutte le parti soprattutto in ragione del fatto che le competenze maturate non sono certamente uguali. La manovra Finanziaria (con l’Art. 667) ha comunque riportato la questione alla ribalta e introdotto questa opportunità:

Al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori ultracinquantacinquenni, è istituito l’accordo di solidarietà tra generazioni, con il quale è prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea“.

Leggi tutto

Figli di un dio minore

Si chiama City of Gods e come dicono gli autori è il primo “free & free press (ovvero libero e gratuito)”. Distribuito in 50.000 copie nella città di Milano raccoglie l’esperienza, le notizie e la voglia di sorridere delle precarie e dei precari dell’informazione. Il nuovo sito IP – Intelligence Precaria racconta le ragioni e gli obiettivi di questa pubblicazione.

City of Gods

P.S. Anche l’oroscopo e gli annunci immobiliari seguono la linea editoriale..

La cultura del posto fisso

Il lavoro temporaneo è un fenomeno molto italiano e in crescita nel nostro Paese. Essenzialmente non piace a chi lo fa e questo ci distingue dal resto dell’Europa. Lo rileva l’Ocse nel recente Rapporto sulle prospettive dell’occupazione. Il commento di Carlo Dell’Aringa:

Pur aumentando il lavoro temporaneo, questo viene “subito” dai lavoratori, soprattutto dai più giovani e non scelto volontariamente, come succede in altri Paesi, dove le opportunità sono sempre tante e a un giovane non interessa avere un lavoro temporaneo se poi è sicuro che una volta finito ne può avere facilmente un altro“.

Questa è l’intervista all’economista.

P.S. È il primo podcast che postiamo su Humanitech!

Lavoratore precario dell’anno? YOU!

Comando PrecarioBellissima segnalazione di Roberto Venturini su Apogeonline relativa all’iniziativa di Comando Precario, un gruppo spagnolo di lavoratori atipici molto, molto atipici. Blogger attivisti, armati di videocamera, registratore, buone parole e molto coraggio stanno postando su Internet le avventure dei lavoratori precari (colloqui di lavoro ecc..)

 

La barzelletta dei tariffari

In Parlamento dovrebbero istituire il Premio “Penelope”. I partecipanti: da una parte i “colpo-di-spugna” boys e dall’altra i “saggi revisionisti”. Alle estrazioni di fine anno inscriverei anche qualche neocon, uno o due “old-lib”, un paio di ministri e sicuramante la pletora dei sottosegretari. Una delle prime edizioni, lasciando perdere per ora la giustizia, la dedicherei alla questione del Tariffario, un tema che interessa da vicino e per ragioni opposte il lavoro dei professionisti.

Leggi tutto

Le arti marziali della parola

La nobile arte dell'insultoCome tempo fa ebbi modo di segnalare dalle pagine del Sole 24 Ore il bel testo “L’arte del negoziato” (Corbaccio, 2005) e intervistare il suo autore William Ury, per motivi analoghi (e per riprenderci dalla sbornia di buonismo natalizio) vorrei spezzare una lancia a favore di “La nobile arte dell’insulto” di Liang Shiqiu (Einaudi, 2006), curato da Gianluca Magi. Entrambi sono testi utili quando le relazioni con il vostro capo, i clienti o il direttore si fanno difficili. Per gli amanti delle arti marziali della parola si trovano consigli interessanti, per esempio:

Quando si rivolgono critiche a qualcuno, bisogna farlo in una lingua infinitamente sottile il cui senso rimanga implicito. Conviene evitare che l’avversario si renda conto fin dalle prime parole che lo si sta criticando: è solo al termine di un certo tempo di riflessione, a poco a poco, che questi giunge a prendere consapevolezza che le parole rivoltegli erano tutt’altro che benevoli.

Nell’arte della critica, spiega l’autore, è di estrema importanza bandire l’agitazione, avere un gran sangue freddo.

Senz’ombra di dubbio, l’esperto nell’insulto possiede un contegno pacato e composto. Il modo di comportartarsi di chi appare serenamente distaccato dalle circostanze.

Queste parole mi ricordano l’atteggiamento di Giorgio Pasotti nel film Volevo soltanto dormirle addosso (la cui sceneggiatura, tra l’altro, è di Massimo Lolli direttore del personale della Marzotto), costretto a licenziare in brevissimo tempo un terzo del personale di una multinazionale francese. Di fronte al manager che gli ha assegnato questo compito ripete imperturbabile: “La stimo moltissimo”.

Cene aziendali

Vengono prima dell’albero e del presepe. C’è chi ne approfitta per fare grandi discorsi [solitamante i manger che non sanno usare la posta elettronica], chi le considera occasioni per abbassare gli utili (sob!), chi per stringere alleanze al tavolo, visto che non ci riesce alla macchina del caffè.. Per altri è semplicemente un’abbuffata come tante o un’occasione per abbordare il collega carino. C’è anche chi le usa per comunicare i licenziamenti.

Nuova occupazione = stranieri + contratti a termine

Il giono seguente all’uscita dei dati Istat sull’occupazione la stampa si è decisamante scatenata. La rassegna: Corriere della Sera, Sole 24 Ore (1) e (2), La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Foglio.

La disoccupazione, è vero, è scesa ai minimi dal 1992, ma nessuno si è preso la briga (tranne la Banca d’Italia recentemente, ma su dati emessi in passato) di calcolare l’esatto aumento dell’occupazione valutando attentamente il fenomeno degli inattivi e l’incidenza degli immigrati sulla forza lavoro. In altre parole: poiché la disoccupazione esprime una frazione, incidendo sul denominatore (regolarizzazioni) e riducendosi il valore del numeratore (molti smettono di cercare lavoro perché scoraggiati) una certa artificialità del fenomeno è evidente.. Se ne accorge per esempio Francesco Prisco che pubblica queste parole sul dorso Sud del Sole 24 Ore:

“Mistero sulla scomparsa dei disoccupati al Mezzogiorno. Secondo le rilevazioni Istat sulle Forze Lavoro nel terzo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione nella parte meno sviluppata del Paese è pari al 10,7%, oltre nove punti percentuali rispetto al 19,8% del 1999”.

Una cosa è messa in chiaro comunque da tutti: il lavoro che cresce è quello “a termine” e legato agli immigrati.

Interessante approfondimento di Carlo Dell’Aringa e di Pietro Garibaldi, invece, sulla questione produttività. In sintesi: il PIL è fermo, ma ci sono più lavoratori, ergo gli italiani stanno diminuendo la loro capacità di produrre valore con il proprio lavoro.. Giusto. Talvolta però succede anche il contrario. Durante i Governi Craxi (per indicare un periodo, non una responsabilità), per esempio, il PIL volava e l’occupazione era ferma al palo. La questione comunque resta, non è un gioco di parole.

Il premio lettura favolistica dei dati va invece al Foglio che indica la Legge Biagi come la Gallina dalle uova d’Oro nella creazione di nuova occupazione. Beh, d’oro proprio non direi.