Solidarietà per Pietro Ichino

Senza parole. Lascia senza parole l’ennesima messa a fuoco, come obiettivo, da parte delle BR di un giuslavorista. Non tanto perché si tratta di Pietro Ichino (l’ipotesi che anche altri possano essere nel mirino non è da escludere), ma perché si ripete una storia vista già troppe volte, che ripropone un’idea assurda di civiltà e di scontro sociale basato sulla violenza e l’eliminazione fisica dell’avversario politico. L’unico vero modo di formare un’opinione pubblica – ricordiamolo ancora una volta – è quella del dialogo, sulle riforme o controriforme come le si voglia chiamare.

Vale la pena a questo proposito rileggere la “Lettera aperta ai terroristi” che Pietro Ichino firmava nel 2003 sulle colonne del Corriere della Sera. Questa una delle parti salienti:

Fra voi terroristi e noi vostre vittime designate, più o meno protette, basterebbe anche molto meno per fare un passo avanti importante: basterebbe smettere di considerarci reciprocamente come idee astratte, come alieni. Dateci un segno, anche solo per dirci che tutto questo discorso vi fa schifo. Guardiamoci negli occhi, anche soltanto per un attimo.

Sul Corriere della Sera di oggi, invece, si legge, nell’articolo “Un mestiere così pericoloso” a firma del giuslavorista:

Il lavoro è materia che scotta e lo studioso che fa bene il suo mestiere, in questo campo, è costretto troppo sovente a dire cose che urtano contro dei tabù, contro un modo fazioso e non pragmatico di affrontare le questioni, tipico del dibattito italiano su questi temi. Chi non si rassegna a omologarsi con il «pensiero corazzato» dell’un campo politico o dell’altro rischia di trovarsi isolato e schiacciato tra le opposte faziosità. Viene temuto come il demonio dalle vestali di quel «pensiero corazzato», perché il suo discorso problematico squalifica i loro slogan facili, le loro scorciatoie concettuali; quindi finiscono col demonizzarlo, nel tentativo di chiudere il dibattito prima ancora che esso si apra. Solo a parole, si intende. Ma nel nostro Paese c’è ancora qualcuno che la «chiusura preventiva del dibattito » la intende in un altro modo.

La solidarietà tra generazioni

La teoria del lavoratore anziano che porta via il posto a quello giovane ha sempre fatto acqua da tutte le parti soprattutto in ragione del fatto che le competenze maturate non sono certamente uguali. La manovra Finanziaria (con l’Art. 667) ha comunque riportato la questione alla ribalta e introdotto questa opportunità:

Al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori ultracinquantacinquenni, è istituito l’accordo di solidarietà tra generazioni, con il quale è prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea“.

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