Il lavoro nelle sfide globali

Venerdì 17 a Bologna, ore 15.30 a Palazzo RE, ne parlo insieme ad Alessandro Rosina, docente alla Cattolica.

Ci vediamo?

L’evento è organizzato dalle ACLI e vedrà la partecipazione di giovani di tutto il mondo, da Argentina, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda e Svizzera. Una bella iniziativa aperta a tutti e pensata in particolare per i giovani. qui tutti i dettagli

ACLI BOLOGNA

La presentazione del convegno – a cura delle ACLI

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Hard times a Milano

Curioso come la critica che l’autore di Tempi difficili (Hard Times) rivolse a Jeremy Bentham abbia una sua forza anche oggi. Se si persegue “la più grande felicità per il più grande numero di persone” (un assunto dell’utilitarismo, corrente filosofica criticata da Dickens), dimenticando buona parte di chi esce dai margini della statistica e del mondo visibile si finisce per dipingere un quadro senza prospettiva, piatto, forse inutile. E ancora più grave è farlo oggi, visto che la transizione tra condizioni lavorative è quanto più utile studiare e sostenere.

Di che cosa sto parlando? Dell’impegno delle nostre istituzioni locali. Oggi la Provincia di Milano ha presentato i dati sull’occupazione nel nostro territorio [scarica qui la presentazione: “Tempi Difficili” (.PDF) e il Comunicato Stampa] e ha pensato bene di prendere come base statistica le Comunicazioni Obbligatorie relative al lavoro alle dipendenze. Ci sono tutti, dal part-time all’apprendistato, dal full-time agli occasionali. Mancano i lavoratori indipendenti, Paria della statistica, invisibili, fuori dal mercato che interessa alle Istituzioni. Il panorma è inquietante: calano il part-time e le assunzioni a tempo indetermianto, cresce tutto ciò che è a termine. La domanda dequalificata prevale, le professioni intellettuali sono messe nell’angolo. E i freelance scomparsi! Tempi ancora più difficili a Milano per noi independent workers.

Le casalinghe polacche di Voghera

Spesso excusatio non petita, sed accepta est per evitare rompicoglioni, più che altro. Giorni fa Microsoft ha fatto ammenda per una variazione grafica apportata su un’immagine utilizzata per attività di marketing in Polonia. Ha sostituito la figura di una persona di colore con un’altra dai tratti caucasici. L’accusa: razzismo.

Chi si occupa un minimo, non dico di professione, di marketing, comunicazione o pubblicità sa bene che cosa accade alla banca dati di immagini a disposizione delle multinazionali. Ultimamente sto lavorando con fotografie acquisite da una società cinese in Cina per produrre materiale da veicolare in Europa. Difficile immaginare di poter lasciare figure con gli occhi a mandorla sulle nuove brochure italiane che convincano le casalinghe di Voghera a comperare lavatrici prodotte a Qingdao…

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Sporchi italiani, tornatevene a casa nostra

Aspettavo con ansia le dichiarazioni della Lega sul caso degli scioperi degli operai inglesi contro gli immigrati italiani. Ecco quelle del capogruppo alla Camera Roberto Cota:

Hanno ragione gli operai inglesi a scioperare contro gli italiani, è solo questione di tempo e poi accadrà anche in Veneto“.

Non mi è chiaro. Che cosa devono fare adesso i nostri connazionali nel Regno Unito, prendere il gommone e tornare a Venezia?

Leghismo o legalità?

Il lavoratore edile del Nord, abituato a essere pagato dieci, si trova il rumeno che si accontenta di tre. Se vuole ancora lavorare deve adeguarsi al salario dimezzato, e a imparare i rudimenti del rumeno, ormai lingua maggioritaria nel cantiere. Una reazione razzista/leghista è solo questione di tempo. A meno che una politica di sinistra non disinneschi il potenziale: rigore assoluto nell’impedire un’imprenditoria selvaggia e in nero. Se il padrone del cantiere è costretto ad applicare le regole, il salario sindacale, le norme di sicurezza, non utilizzerà rumeni o extracomunitari. L’imprenditore farà minori profitti, questo è certo. Ma non dovrà fronteggiare concorrenza sleale (tolleranza zero verso tutti gli imprenditori poco ligi), e il passaparola farà calare il tasso di immigrazione. I più alti salari aumenteranno i consumi interni, con benefici macroeconomici.

Così Paolo Flores D’Arcais sull’ultimo numero di Micromega (3/2008).

E tu chérie quando vai?

Loredana Oliva - Io invece studio all’esteroSegnalo la presentazione del libro “Io invece studio all’estero” – di cui abIo invece studio all’esterobiamo parlato qualche giorno fa – su Media Center del Sole 24 Ore online di Job 24 online.

Loredana Oliva, in studio con Rosanna Santonocito, discute di percorsi e opportunità per formarsi al di fuori del sistema italiano dell’istruzione. Già, perché uno dovrebbe studiare in altri Paesi?

Il caso Esselunga via YouTube

Che TrioloLa vicenda è iniziata oltre un mese fa (il 2 febbraio). Mentre lavora alla cassa una dipendente chiede di assentarsi per motivi fisiologici. Il cambio non arriva e se la fa addosso. Poi ha un’emorragia e deve andare al Pronto Soccorso. In seguito alla denuncia dei fatti, il 28 febbraio la ragazza è stata aggredita: bavaglio in bocca e testa nel W.C. con minacce e percosse. Fin qui sono notizie tristemente già note, ma riportate dai giornali.

Fonte dell’immagine: Blog “Lavoratori grande distribuzione”.

Ora la vicenda – su cui si è buttata tre settimane fa anche la redazione delle Iene che ha tampinato Danilo Villa, direttore del personale Esselunga – si può ascoltare in presa diretta.  La donna racconta la storia via YouTube, filmata da Mosaico TV (qui la prima parte e la seconda parte dei video, oggi messi online). Le parole della vittima, al termine dell’intervista: “Essere iscritti ai sindacati non è un reato. Questa è una causa a livello nazionale, per tutte le persone che subiscono“.

Il racconto diretto (video) della sindacalista della UilTucs Roberta Musu spiega come sia avvenuta l’aggressione. La donna aggiunge: “In Esselunga partecipare ad assemblee sindacali fa precipitare il reddito di chi fa orari ridotti, che non viene più chiamato a fare supplementari“.

Esselunga, in seguito all’aggressione mandò una lettera a Radio Popolare (!), dicendo di essere dispiaciuta dell’accaduto. In realtà, la questione della pipì delle cassiere è un problema di vecchia data, citato già nel libro di Renato Curcio “L’azienda totale” (Foglie, 2002). Lo stesso giornalista, Luca Fazio, scrive il 6 marzo il pezzo “Esselunga paga e minaccia i giornali”. La vicenda si allarga così all’informazione: Caprotti alza il tiro, il segretario della FNSI lo accusa di “arroganza padronale”.