In Parlamento dovrebbero istituire il Premio “Penelope”. I partecipanti: da una parte i “colpo-di-spugna” boys e dall’altra i “saggi revisionisti”. Alle estrazioni di fine anno inscriverei anche qualche neocon, uno o due “old-lib”, un paio di ministri e sicuramante la pletora dei sottosegretari. Una delle prime edizioni, lasciando perdere per ora la giustizia, la dedicherei alla questione del Tariffario, un tema che interessa da vicino e per ragioni opposte il lavoro dei professionisti.
Lavoro
Non di solo tessile..
Nell’immaginario italiano lo spauracchio cinese è associato quasi sempre al settore Tessile. Era prevedibile: anche in altri ambiti incomincia a farsi strada. Non immaginavo, però, in quelli vicini al mio lavoro: l’Editoria.

Cene aziendali
Vengono prima dell’albero e del presepe. C’è chi ne approfitta per fare grandi discorsi [solitamante i manger che non sanno usare la posta elettronica], chi le considera occasioni per abbassare gli utili (sob!), chi per stringere alleanze al tavolo, visto che non ci riesce alla macchina del caffè.. Per altri è semplicemente un’abbuffata come tante o un’occasione per abbordare il collega carino. C’è anche chi le usa per comunicare i licenziamenti.
Nuova occupazione = stranieri + contratti a termine
Il giono seguente all’uscita dei dati Istat sull’occupazione la stampa si è decisamante scatenata. La rassegna: Corriere della Sera, Sole 24 Ore (1) e (2), La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Foglio.
La disoccupazione, è vero, è scesa ai minimi dal 1992, ma nessuno si è preso la briga (tranne la Banca d’Italia recentemente, ma su dati emessi in passato) di calcolare l’esatto aumento dell’occupazione valutando attentamente il fenomeno degli inattivi e l’incidenza degli immigrati sulla forza lavoro. In altre parole: poiché la disoccupazione esprime una frazione, incidendo sul denominatore (regolarizzazioni) e riducendosi il valore del numeratore (molti smettono di cercare lavoro perché scoraggiati) una certa artificialità del fenomeno è evidente.. Se ne accorge per esempio Francesco Prisco che pubblica queste parole sul dorso Sud del Sole 24 Ore:
“Mistero sulla scomparsa dei disoccupati al Mezzogiorno. Secondo le rilevazioni Istat sulle Forze Lavoro nel terzo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione nella parte meno sviluppata del Paese è pari al 10,7%, oltre nove punti percentuali rispetto al 19,8% del 1999”.
Una cosa è messa in chiaro comunque da tutti: il lavoro che cresce è quello “a termine” e legato agli immigrati.
Interessante approfondimento di Carlo Dell’Aringa e di Pietro Garibaldi, invece, sulla questione produttività. In sintesi: il PIL è fermo, ma ci sono più lavoratori, ergo gli italiani stanno diminuendo la loro capacità di produrre valore con il proprio lavoro.. Giusto. Talvolta però succede anche il contrario. Durante i Governi Craxi (per indicare un periodo, non una responsabilità), per esempio, il PIL volava e l’occupazione era ferma al palo. La questione comunque resta, non è un gioco di parole.
Il premio lettura favolistica dei dati va invece al Foglio che indica la Legge Biagi come la Gallina dalle uova d’Oro nella creazione di nuova occupazione. Beh, d’oro proprio non direi.
Jobsite, i migliori di novembre
| Brand o Canale | Utenti unici al mese | Sul totale dei navigatori |
| Siti di Lavoro in Italia | 2.560.000 | 12,83% |
| InfoJobs | 839.000 | 4,2 % |
| Monster | 638.000 | 3,2 % |
| Trovo Lavoro | 391.000 | 1,96% |
| jobespresso | 382.000 | 1,91 % |
| Alice Job | 338.000 | 1,69 % |
[Fonte: Nielsen//NetRatings, NetView – Dati “casa + ufficio”] Mese: Novembre 2006
Lavoro nero e inciviltà
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“Esiste un circolo vizioso difficilissimo da scardinare. Da una parte la dimensione dell’economia sommersa è un incentivo a evadere: la gente ha la percezione che può farla franca. Dall’altra più è grande il sommerso, più è difficile scovare gli evasori. Se un intero Paese condivide la scelta del lavoro nero come risolvere la questione?”
È Carlo Dell’Aringa (.PDF con intervista) che parla. Ho avuto il piacere di intervistarlo nel contesto del progetto ministeriale Rete Europea per l’Emersione del lavoro irregolare. Una persona cordiale, come poche. Per chi fosse interessato all’argomento, segnalo anche altre interviste (tutte in download in formato .PDF) in materia di sommerso e lavoro nero che ho realizzato ascoltando Pietro Ichino, Luciano Gallino, Aris Accornero, Pietro Garibaldi e Tito Boeri.
È il mestiere, Bellezza!
Appena ho inizato a sfogliare il testo, ricevuto in perfetto “orario” da IBS, mi è tornata in mente per contrasto l’introduzione del capitolo “Comunicazione e Media” del Rapporto Censis 2006, dal titolo Le nuove mappe del mondo mediale:
“L’errore più frequente in cui incorrono i profeti consiste nel non accorgersi che il futuro è già arrivato. Dopo anni in cui le previsioni sulle imminenti e radicali tasformazioni della vita quotidiana a opera della rivoluzione digitale si sono succedute rapidamente le une alle altre, ora che i cambiamenti sono veramante avvenuti, ai profeti sembra mancare la voce“.
La sensazione immediata che mi dà questo Libro italiano sul Web 2.0 – pubblicato per i tipi di RGB – è proprio quella che Alberto (aka Hexholden) abbia decisamante fiato da vendere. E mi fa piacere vedere come siano i giornalisti di lungo corso che parlano di Internet da oltre dieci anni e che non hanno mai smesso di farlo, anche se in sordina, a rimettere in moto la discussione su temi cruciali al di là dei mille balzelli degli ultimi arrivati che scrivono di media, Tlc e blog soltanto perché li usano. Parafrasando l’inappropriato cappello dato alla discussione sulla trasformazione del giornalismo oggi, si può dire: è il mestiere, Bellezza!
Meccanico specializzato
Chi è? È un lavoratore di un’officina che quando si accende una spia arancione sul tuo cruscotto che segnala la generica voce “Avaria motore” ti apre uno sportellino interno all’abitacolo, allaccia un cavo a una porta seriale, legge alcuni dati su un display, ti dice che va cambiato un piccolo pezzetto di plastica [quello in figura], esegue il lavoro in meno di un’ora e poi ti chiede 250 euro.
A margine del lavoro, ti aggiorna anche il software della centralina. Per fortuna gratuitamente, ma umiliandoti perché tu non immagini neppure lontanamente di avere una componente software sulla tua auto.
Lo standard della Finanziaria
Tra le mille sfaccettature – per essere buoni, ma potremmo anche dire “nel bazar” – della Legge Finanziaria si parla anche di Lavoro, per fortuna. L’impegno profuso non è indifferente e alcuni provvedimenti sono nuovi, come quelli legati alla lotta al sommerso (per la prima volta è istituito un Fondo), alle comunicazioni obbligatorie, al patto di solidarietà tra generazioni o agli incentivi previdenziali (o meglio al condono per quegli imprendiori che usano lavoro irregolare) per stabilizzare i Co.co.pro, ma altri permangono pericolosamente impantanati in vecchie logiche, ovvero alla necessità di appianare le crisi del settore privato o distribuire favori nel settore pubblico.
Interessante, dal punto di vista politico, la scelta di aumentare le aliquote previdenziali un po’ per tutti, a fianco della riduzione del cuneo fiscale. È il classico paradosso di sinistra in cui non è chiaro se si vuole rafforzare l’equità e la sicurezza sociale oppure appianare i conti dell’INPS. Vista la mancanza di qualsiasi specifica sull’onere del pagamanto del differenziale per il lavoro autonomo (in altre parole, l’aumento lo paga il lavoratore con partita IVA o il committente? Evidentemente il primo, che dovrà alzare le tariffe o più probabilmente subire una riduzione del suo compenso netto), propenderei per la seconda ipotesi.
Il cardine intorno al quale si opera nei provvedimenti è certamante il lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il lavoro “standard”. Vedremo col tempo se questo faciliterà realmente la transizione dal precariato. Oppure se aumenterà la larghezza del fosso.




