E’ il sistema che non si può

Preso dall’insofferenza per la faccia tosta con cui la maggior parte delle piccole imprese che (ho incontrato e che) operano nel settore dell’edilizia dichiarano di accettare lavori soltanto se in nero; piuttosto arrabbiato per avere perso un sacco di tempo con chi voleva lavorare alla ristrutturazione del mio appartamento senza DURC; motivato dalle interessanti testimonianze e dalle tecniche di investigazione apprese al Master in Giornalismo investigativo che ho vinto (e ahimè già terminato)…

… ebbene, ho deciso di avviare una piccola inchiesta sperimentale “in formato audio”. Il microfono che uso solitamente per le interviste è finito sotto la maglietta durante gli incontri con un imprenditore edile. La finalità è ovviamente giornalistica e non mi interessa citare le imprese. L’importante è che si comprenda realmente quale mercato del lavoro ci troviamo di fronte. Io insisto per pagare Iva e fatture, fare una regolare Denuncia di inizio attività (DIA). L’impresario cerca di convincermi che è il “sistema che non si può” e che non devo farmi prendere in giro dalle chiacchiere di chi (=lo Stato) mi offre un credito d’imposta del 36% sulle ristrutturazioni.

Ecco la parte migliore della conversazione (roba da scriverci un trattato di sociologia).

Leghismo o legalità?

Il lavoratore edile del Nord, abituato a essere pagato dieci, si trova il rumeno che si accontenta di tre. Se vuole ancora lavorare deve adeguarsi al salario dimezzato, e a imparare i rudimenti del rumeno, ormai lingua maggioritaria nel cantiere. Una reazione razzista/leghista è solo questione di tempo. A meno che una politica di sinistra non disinneschi il potenziale: rigore assoluto nell’impedire un’imprenditoria selvaggia e in nero. Se il padrone del cantiere è costretto ad applicare le regole, il salario sindacale, le norme di sicurezza, non utilizzerà rumeni o extracomunitari. L’imprenditore farà minori profitti, questo è certo. Ma non dovrà fronteggiare concorrenza sleale (tolleranza zero verso tutti gli imprenditori poco ligi), e il passaparola farà calare il tasso di immigrazione. I più alti salari aumenteranno i consumi interni, con benefici macroeconomici.

Così Paolo Flores D’Arcais sull’ultimo numero di Micromega (3/2008).

Lavoro nero e biglietto del tram

Dopo l’indagine divenuta oramai storica Undeclared Work in an Enlarged Union del 2004 (e tutti i dubbi sulla base dati impiegata) è finalmente arrivata una nuova fotografia sul lavoro irregolare in Europa a opera della Commissione Europea. Costruita nel contesto di Eurobarometro, la nuova survey “Undeclared Work in the European Union” rappresenta una svolta metodologica, mixando analisi dirette con quelle indirette.

Da leggere attentamente, la ricerca presenta anche la valutazione del livello di “accettabilità” del lavoro nero (media europea, Italia [che ho aggiunto], valutazione di chi svolge lavoro nero e di chi acquista servizi o prodotti creati da lavoratori irregolari). Accettazione del Lavoro Nero

Il paragone con il livello di accettabilità è rispetto all’uso di un mezzo pubblico senza adeguato titolo di viaggio, che in Italia è considerato accettabile a livello 2,8 su una scala decimale. Peggiore di questo c’è soltanto l’idea che qualcuno si prenda un sussidio di disoccupazione senza averne titolo. Il lavoro nero, tutto sommato, ha una valutazione benevola rispetto al viaggio senza biglietto, così pure l’evasione fiscale e l’utilizzo irregolare di lavoratori per servizi domestici. Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e del Lavoro sono informati.

Il lavoro che non si vede

“Un Mondo a Colori”, “Le Iene” e “Racconti di Vita” sono i tre programmi che hanno vinto il Premio “Il lavoro che non si vede 2007“. I precari dei call center di Alessandro Sortino e Francesca Biagiotti per “Le Iene”, le morti bianche nell’inchiesta di Paolo Zagari e Fabio Trappolini per “Un Mondo a Colori” sono i temi vincitori della seconda edizione del concorso promosso dalla Nidil Cgil e dal Premio Ilaria Alpi di Riccione. Premiato anche il racconto per immagini di una madre che ha perso il figlio sul luogo di lavoro e realizzato da Giovanni Anversa e Elio Mazzacane per “Racconti di Vita”.

Il Comunicato Stampa del Premio.

Cattivi pensieri sul lavoro giornalistico

Libro Bianco sul Lavoro NeroQui non c’entrano i blog, Internet e tutta la vicenda cara agli impallinatori della carta stampata. La storia è ben diversa. Distante anni luce da chi si diverte a trovare refusi su Corriere.it o agenzie di stampa, oppure a pesare il numero di immagini di scosciate messe in home page. Sto parlando del precariato nel giornalismo nostrano, una materia che non sarebbe male che si conoscesse di più, anche tra chi scrive online.

Per lavoro ho dovuto leggere e recensire (leggi il .PDF) di recente il “Libro Bianco sul Lavoro Nero”, pubblicato dal Centro di Documentazione Giornalistica e mi sono sentito in forte imbarazzo. È regola diffusa infatti che i giornalisti non parlino mai di se stessi sui media. Si sono ritagliati da anni uno splendido spazio di riflessione, ma è prassi comune evitare di portare sul tavolo delle redazioni notizie sul mercato giornalistico. Troppo naive l’autoreferenzialità. La conseguenza? Il sottobosco del mercato del lavoro giornalistico è diventato oramai una selva oscura, dove si trova di tutto, ai limiti della legalità e rigorosamante taciuto al pubblico.

Leggi tuttoCattivi pensieri sul lavoro giornalistico

Alzare i costi del lavoro nero

Claudio LuciforaSanzioni certe e più controlli: sono questi i metodi principali per contrastare le irregolarità del lavoro. Ogni altro sistema è un palliativo. Per Claudio Lucifora in un Paese in cui l’aliquota marginale di una normale transazione economica (di lavoro e non solo) è del 40-50% le due parti possono sempre colludere: applicando lo sconto si dividono i vantaggi. È una questione di costi e benefici, così descritti da Lucifora:

Tra i “benefici” del lavoro nero c’è il mancato rispetto delle regole, la flessibilità e l’evasione totale o parziale di imposte e contributi. Tra i “costi” ci sono le sanzioni. Ebbene quanto maggiore sarà il costo tanto minore sarà la convenienza economica delle imprese. In Italia, però, queste due componenti fanno sì che la convenienza sia elevatissima. Le imposte incidono molto: se si evade i benefici sono perciò alti. I costi, al contrario, sono bassissimi per due motivi: da una parte ci sono i condoni più o meno regolari e dunque una resa dello Stato di fronte all’illegalità, dall’altra c’è la bassa probabilità di essere scoperti attraverso i controlli.

Questa l’intervista completa (.DOC) pubblicata anche sul sito del Ministero del Lavoro, nel contesto del Progetto Europeo per l’Emersione del Lavoro irregolare.