Se il futuro scade prima del passato

È nera come la notte la visione del futuro di Federico Mello che con il testo L’Italia spiegata a mio nonno (qui in versione .PDF) condivide pubblicamante una percezione diffusa di precarietà e instabilità che si sentono oggi sulla pelle i giovani tra i 25 e 35 anni. È il racconto di chi entra (ed esce, per poi rientrare) nel mercato del lavoro, che fa molta molta più fatica di una volta per trovare una stabilità e continua a non capire il motivo per cui nel giro di boa di una sola generazione le cose siano diventate così diverse.

Del lungo testo (da leggere) riporto qui di seguito le Regole a metà tra Fight Club e il caporalato per i neoassunti, in stile Palahniuk, per prepararsi al “nuovo lavoro”:

Prima regola del nuovo lavoro:
Non si parla mai di diritti”.
Seconda regola del nuovo lavoro:
Non dovete parlare mai di diritti”.
Terza regola del nuovo lavoro:
Se qualcuno si accascia, è spompato, grida basta, fine del contratto”.
Quarta regola del nuovo lavoro:
Si combatte per un solo posto almeno in due per volta”.
Quinta regola del nuovo lavoro:
Con un contratto a progetto si fa comunque il lavoro di un dipendente”.
Sesta regola del nuovo lavoro:
Niente maternità, niente ferie”.
Settima regola del nuovo lavoro:
Il lavoro dura tutto il tempo necessario al datore di lavoro”.
Ottava regola del nuovo lavoro:
Se è la vostra prima mattina al nuovo lavoro, cominciate a combattere”.

Panorama sul precariato

Se c’è arrivato anche Panorama può significare soltanto due cose: 1) il fenomeno è talmente grave che può essere usato come informazione/comunicazione a danno dell’attuale governo di sinistra (nei cinque anni precedenti, si vede, non era altrettanto significativo); 2) si devono avere bende molto spesse sugli occhi per non capire che qualcosa sta realmente cambiando in Italia sotto il profilo dell’uso massivo dei contratti a tempo determinato e delle diverse formule di lavoro parasubordinato e autonomo (falso o vero che sia). Questo un sommarrietto del servizio pubblicato oggi:

Collaboratori occasionali e a progetto, partite Iva, stagionali, autonomi parasubordinati. In una parola: precari. Due leggi e una manciata d’anni hanno rivoluzionato il mercato del lavoro: ciò che per i genitori dei ventenni d’oggi era la regola (il posto fisso) è diventato l’eccezione. E Viceversa. Quasi il 15% dei lavoratori occupato e fatto di precari. E quella del dipendente atipico è una condizione umana, oltre che lavorativa, sulla quale si esercitano sociologi, economisti e romanzieri. Ma il futuro dei giovani d’oggi è inevitabilmente legato alla precarietà?  

L’articolo “Precari a tempo indeterminato” di Valeria Gandus è ben confezionato e va letto. Racconta storie, presenta i numeri del cambiamento e interroga le persone giuste. Se devo muovere un appunto, manca però la distinzione di almeno due elementi: 1) le strade verso la stabilizzazione; 2) la differenza tra atipici e precari o, per esempio, tra professionisti con partita Iva e lavoro somministrato, cosa molto grave per un giornalista del lavoro.

P.S. Vi siete mai chiesti come mai nei servizi sulla precarietà nessun giornalista parla mai dei giornalisti? Stando al Libro Bianco sul Lavoro Nero nel giornalismo (di cui parlerò tra qualche giorno..), il settore è secondo soltanto a edilizia e agricoltura in quanto a irregolarità conclamate…

Nascono le “Talent Unconference”

First Annual Talent Unconference

Mentre in Italia ha preso piede il modello dei BarCamp si sta muovendo in California una seconda ondata di unconference, convegni non ufficiali, autogestiti e nati dal basso. Il tema centrale non è la tecnologia, ma il talento e la sua valorizzazione, una questione fondamentale per l’innovazione delle imprese, i percorsi di carriera e la giusta valutazione della conoscenza e delle competenze sui luoghi di lavoro. La First Annual Talent Unconference che si terrà all’Electonic Arts tra due giorni ha già messo in chiaro temi, obiettivi, opportunità e ovviamente anche i rischi, così riassunti:

The opportunity we see is: There is a huge opportunity for talent management functions to raise their profile and importance in their organizations – not just to support business strategies but to help drive them.

The problem we see is: We know how important talent is in our global, information-driven, innovation economy. Yet talent management departments are often called upon to fix the problems that are created vs. help avoid them in the first place. In the face of an increasingly complex global business and labor environment, how do we strategically use information and talent planning to turn this vicious cycle into a virtuous one?

Dibattito e iniziativa da seguire, assolutamente.

Cioccolato per gli stagisti

Giubileo degli stagistiL’idea è di Giubileo degli stagisti (sito ora non più attivo): calcolare il beneficio offerto alle imprese dagli stagisti gratuitamante (fuori dai parametri normali che regolano uno stage) e trasformare l’attività in calorie spese.

Il contatore restituisce il numero di “tavolette di cioccolato” regalate alle imprese.

La solidarietà tra generazioni

La teoria del lavoratore anziano che porta via il posto a quello giovane ha sempre fatto acqua da tutte le parti soprattutto in ragione del fatto che le competenze maturate non sono certamente uguali. La manovra Finanziaria (con l’Art. 667) ha comunque riportato la questione alla ribalta e introdotto questa opportunità:

Al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori ultracinquantacinquenni, è istituito l’accordo di solidarietà tra generazioni, con il quale è prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea“.

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La cultura del posto fisso

Il lavoro temporaneo è un fenomeno molto italiano e in crescita nel nostro Paese. Essenzialmente non piace a chi lo fa e questo ci distingue dal resto dell’Europa. Lo rileva l’Ocse nel recente Rapporto sulle prospettive dell’occupazione. Il commento di Carlo Dell’Aringa:

Pur aumentando il lavoro temporaneo, questo viene “subito” dai lavoratori, soprattutto dai più giovani e non scelto volontariamente, come succede in altri Paesi, dove le opportunità sono sempre tante e a un giovane non interessa avere un lavoro temporaneo se poi è sicuro che una volta finito ne può avere facilmente un altro“.

Questa è l’intervista all’economista.

P.S. È il primo podcast che postiamo su Humanitech!

You move, you improve

Decisamente lo slogan migliore e non tanto perché a proporlo è stata una ragazza italiana. Questi gli altri in lizza nel primo European Mobility Slogan Contest:

01: European Workers’ Mobility: you move, you improve.
02: Be Mobile, Be European!
03: Job Mobility, your gateway to new experiences.
04: JOBILITY job + mobilitylive the opportunity of a job around the Europe
05: Mobility Works! We help to make Europe Your Workplace.
06: Job Mobility your Right; use it!!
07: European Job Mobility – A Movement For Improvement
08: European Mobility – The right job,  just a wish away.
09: MOVE TO IMPROVE
10: Workout your mobility!
11: European Mobility Program: working in Europe, feeling at home.
12: Move yourself: working around Europe, feeling european!
13: The Profit of the European workers is in its mobility!
14: Travel countries, cultures and customs through job mobility.
15: It’s crossing the borders that make our horizons grow.
16: The job of your dreams has a foreign accent!
17: Working in Europe. Free to go, free to grow.
18: Mobilité, égalité, fraternité
19: I´m free to choose my Destiny, I´m free to choose my Job, I´m free to choose Europe!
20: MAKE EUROPE YOUR OFFICE
21: Be active Be versatil Be yourself EUROPEAN MOBILITY OF WORKERS Be part of it
22: Drive your future, manage your mobility!
23: Make your mind broad. Work abroad.
24: OUT OF YOUR COUNTRY, INSIDE YOUR FUTURE!
25: Work in a Europe that works.
26: Who travels makes a good job.
27: European mobility means learn, share, travel and work for a better life and for a better world…..
28: Europe has no borders. Why should your dreams have? The European Mobility of Workers is a reality.
29: Europe: 3976372 km2 of job opportunities.
30: “ALL ABOARD OF THE EURO EXPRESS!!!!!… MIND THE GAP.”

Inattivi o precari?

Per rimanere in tema, segnalo questa bella analisi di Maurizio Sorcioni sulla questione della flexecurity delle nuove generazioni. Come non condividere questo passaggio?

“La maggiore flessibilità ha contribuito a far crescere l’occupazione, ma al tempo stesso penalizza i processi di transizione professionale dei giovani. Chi semplicisticamente difende la flessibilità ci dice che i giovani non hanno voglia di lavorare e chi la rifiuta spera di abolire la legge. In realtà, la flessibilità non solo non può essere abolita, ma è necessaria ai processi di innovazione. Ma poiché il mercato del lavoro italiano è rigido, sufficientemente corporativo e strutturalmente squilibrato, la flessibilità si è scaricata sui soggetti meno garantiti dal lavoro stesso, i disoccupati di lunga durata e i giovani”.