Talento e rischio

È da un po’ di giorni che sfruguglio nella Rete per capire qualcosa sulla vicenda Nicola Rossi e ho scoperto un bel documento da lui prodotto, che vi suggerisco di leggere. Materiale uscito su Europa, ma che vale la pena di tenere nel cassetto e tirare fuori quando si discute di “talento” e di “rischio”.. ..due parole che secondo l’economista dissidente dei DS – che non pare essere proprio uno sconosciuto come sostiene Eugenio Scalfari – non fanno più parte del breviario politico e in generale delle imprese italiane.

Una questione su tutte, ricorda Rossi: mentre siamo propensi ad accettare la concorrenza sulle merci e (in parte) sui servizi, annulliamo pericolosamente la competizione fra teste e idee. In particolare non accettiamo la sfida di chi può sostituire le vecchie classi dirigenti, ovvero i giovani neolaureati.

A margine dell’articolo, Nicola Rossi riporta un’indagine di R. Mannheimer che mi pare interessante citare almeno per le questioni relative al rischio. Queste le domande e le risposte:

D. Alcuni preferiscono nella vita un lavoro sicuro, anche se magari meno redditizio, altri preferiscono un lavoro meno sicuro ma con più prospettive di reddito. Lei con chi si sente d’accordo?

R. Con i primi = 71%

D. Supponiamo che un’impresa stia attraversando un periodo florido, decida di aumentare lo stipendio ai propri dipendenti. Secondo lei sarebbe più giusto se questa aumentasse lo stipendio a tutti i dipendenti in modo eguale o a quelli che ne hanno più bisogno oppure a tutti i dipendenti ma in particolare a coloro che hanno lavorato meglio?

R. A tutti i dipendenti in modo eguale o a quelli che ne hanno più bisogno = 36%

D. Secondo lei per un giovane di 20-30 anni, c’è oggi una effettiva opportunità di crescita lavorativa e di affermazione professionale nel nostro Paese?

R. Sicuramente o probabilmente no = 53%

A complemento di quanto sostiene Nicola Rossi c’è anche il rischio che la questione dei talenti diventi un boomerang, come ricorda anche Paolo Iacci in questo articolo che ho ritrovato in una vecchia rassegna stampa, stravolgendo così il valore delle differenze. In entrambi i casi i due autori concordano su un punto: per valorizzare il talento non basta “guardare alla media” ma servono politiche mirate e – come dice Rossi – segni tangibili di una discontinuità tra “leadership” e “monopoli”, due elementi uniti il più delle volte in una pericolosa miscela che identifica il valore di chi ha potere [non soltanto politico, ma in generale all’interno di ogni struttura organizzativa, incluse le imprese] con i meccanismi e le regole per mantenerlo.

Ultima modifica: 2007-01-18T16:08:38+01:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Talento e rischio”

  1. A mio modo di vedere il talento andrebbe stimolato ed incentivato. Purtroppo non si va avanti con la sola gloria e chi ha talento andrebbe premiato in tutti i sensi, anche dal punto di vista economico.
    Questo molto spesso non avviene perchè si è disposti a rischiare ma fino ad un certo punto: e dal punto di vista di vista economico in Italia in pochi sono disposti a prendersi anche un minimo rischio.
    Diciamo che molti sono disposti a scommettere sui talenti ma non a prendersi dei rischi e questo costringe chi ha talento a cercare di affermarsi altrove dove magari si è disposti a prendersi dei rischi non solo simbolici

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  2. Hai ragione Davide, ci sono poi percorsi di carriera differenziati, responsabilità, spazi e risorse per la ricerca e sviluppo, la formazione interna, la mobilità internazionale e altro. Rischiare vuol dire a mio avviso aprire spazi di manovra non standard che consentano ai talenti di esprimersi..

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