Ricercatori di nuove vie per il lavoro

Quando penso a talune categorie professionali mi viene sempre in mente un avvertimento del filosofo F. Nietzsche – scusate la citazione dotta – che suona qualcosa come: “Fai attenzione perché quando hai il coraggio di guardare dentro all’abisso anche l’abisso guarderà te.” Parlo dei medici che fanno auto-diagnosi, dei sociologi che studiano l’impatto delle proprie ricerche, dei giornalisti che scrivono pezzi sul lavoro giornalitico, dei selezionatori che cercano selezionatori e via discorrendo.

Credo, però, che tra tutte le categorie quella dei ricercatori universitari sia quella che ha raggiunto una maggiore autocoscienza critica sui molti limiti e le opportunità di lavoro in Italia.

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Freelancers Union, intervista alla Horowitz

Il Manifesto ieri ha pubblicato una bella intervista a Sara Horowitz a capo della Freelancers Union, sindacato dei lavoratori autonomi negli Usa. Sul tema scrissi (oltre un mese) fa un pezzo sul Sole 24 Ore dal titolo “Un sindacato delle partite IVA. Negli Usa c’è.” Dice la Horowitz:

Il primo passo da fare è la presa di coscienza che i lavoratori indipendenti sono una forza lavoro che hanno diritti negati. È un passaggio necessario, visto che la sinistra tradizionale americana continua a proporre un ritorno al sistema fordista per affrontare le sempre più pesanti condizioni di vita e lavoro degli «indipendenti» o di quella forza-lavoro che spesso in Europa chiamate precaria. Il passaggio successivo sta nel promuovere forme organizzative adeguate a figure lavorative con caratteristiche molto diverse da quelle che hanno invece costituito le organizzazioni sindacali tradizionali.

I riferimenti alle analisi di Richard Florida sono espliciti e così pure il focus sul lavoro intellettuale autonomo. Uno dei temi importanti citati è appunto la tutela della proprietà intellettuale, che è curiosamente anche uno degli elementi chiave emersi nel Primo Congresso dei Freelance 2007 in Italia. C’è poi il problema della disoccupazione, che qui da noi, per gli autonomi, chiameremmo del “reddito di cittadinanza” o del riformismo radicale. Dice la Horowitz:

La nuova forza lavoro è atomizzata, individualizzata e frammentata. Abbiamo così cominciato a parlare tra di noi perché è meglio ritrovarsi insieme che stare ciascuno per conto proprio. Abbiamo così scoperto che ciò che accadeva a ognuno di noi non era un problema individuale ma rispecchiava una condizione generale. Freelancers Union è quindi da considerare un’associazione di mutuo soccorso, di cooperazione….

Ho come l’impressione che non sia troppo distante dalle problematiche italiane. Questa donna mi piace.

Incontri di lavoro del terzo tipo

Mi sono perso la presentazione romana del libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?“, ma per fortuna ho trovato questa bella sintesi sul blog SA-LA (Sapere Lavoro).

Come emerso in quella giornata, anch’io continuo a sostenere che la strada giusta per affrontare il tema della precarietà non sia tanto quello contrapporre chi ha un lavoro a tempo indeterminato a chi non ce l’ha (approccio politico-sindacale), ma puntare sulla tutela del lavoro dipendente e, con altrettanta convinzione, su quello autonomo [importante alternativa al primo]. I nuovi lavori, soprattutto quelli legati alla conoscenza, presuppongono intrisecamente la flessibilità e l’autonomia, una condizione che ha bisogno di uno Statuto nuovo e nuove forme di protezione sociale (welfare), completamante diverse da quelle che abbiamo conosciuto finora per il lavoro dipendente.

Bella la riflessione giuridica di partenza, riportata da Francesco Antonelli, che copio:

a) il lavoratore atipico non rientra nel TIPO di lavoro subordinato, previsto dal nostro Codice Civile; con il risultato di essere privato ex lege di ogni tipo di garanzia (come per esempio quelle previste nello Statuto del Lavoro);

b) i lavoratori atipici, nel contesto di uno stato assistenziale corporativo-conservatore incentrato proprio sul lavoro “tipico”, sono esclusi anche dalla cittadinanza sociale [tradotto: tutele del Welfare State];

c) l’onere della formazione del lavoratore, che in una società della conoscenza deve essere continua, ricade, nel caso dell’atipico, integralmente sulle sue spalle, senza che né lo Stato né le organizzazioni operanti sul mercato, se ne facciano carico (pur pretendendo un aggiornamento continuo).

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La posizione dei Radicali sul Welfare

In vista di un autunno che si preannuncia piuttosto caldo, il gruppo WelfareToWork, che opera in seno al movimento dei radicali italiani, ha realizzato un documento molto corposo (denominato Libro Bianco, file .PDF) sul tema del Welfare, mettendo in chiaro la posizione sul protocollo proposto da Damiano (file .PDF).

I Radicali dichiarano fiducia al Governo, ma buttano sul tavolo nuove proposte. I temi forti sul lavoro: liberalizzazione dell’età per il pensionamento; completamento della Riforma Biagi, comprensiva della creazione di un sistema universale di ammortizzatori sociali; estensione del secondo pilastro contributivo (TFR ai fondi) a tutte le imprese; spostamento del baricentro delle relazioni industriali dalla contrattazione nazionale a quella territoriale e aziendale.

Unbreakfast, da Rai3 a Panorama Economy

Bravi! Faccio i complimenti a Chiara e a tutto il gruppo degli amici di Unbreakfast, di cui ho parlato in questo post, che sono riusciti a conquistare un ottimo spazio e una buona visibilità su Rotocalco Televisivo di Enzo Biagi e questa settimana su Panorama Economy (in uscita domani disponibile QUI, con tanto di copertina del numero dedicata a loro!!).

Di seguito potete scaricare un file .WMV con il servizio del TG Regionale della Lombardia – Rai3 dedicato ad Unbreakfast.

unbreakfast

Milano è una città per studiare?

VIVI MI - La Triennnale di MilanoNe discutiamo oggi, al VIVI-MI. Appuntamento ore 17.00 in Triennale (Via Alemagna).

Interverranno: Adriana Baglioni, prorettore del Polimi; Alice Arecco di Esterni; Giampaolo Nuvolati, professore della Bicocca; Manuela Guffanti di UniverCity; Nicola Dotti, studente; Luciano Niero, presidente ALER Milano; Anna Chiara Guariglia, di Erasmus Student Network; Claudio Bossi della Fondazione “I Care”.

Per scaldare i motori, in vista del dibattito, vi lascio qualche dato sugli studenti e sulla capacità recettiva di Milano. La città è al primo posto in Italia per offerta formativa universitaria e al secondo, dopo Roma, per numero di iscritti agli Atenei. Gli studenti sono ca. 175.000, pari al 13% della popolazione cittadina. Soltanto il 20% risiede a Milano, oltre il 55% sono invece pendolari. Gli studenti fuori sede risultano pari a 43.000, ma l’offerta di posti letto, al momento, è di 5.257 tra ISU milanesi, Collegi diocesani, Collegi Universitari gestiti dalle Fondazioni Ceur e Rui e dal Collegio di Milano. E così in molti sono costretti ad affitti che tolgono il fiato. Come affrontare la questione, per essere più attrattivi nei confronti delle migliori giovani intelligenze che non vivono in Provincia, o vengono dall’estero?

Liberalizzazioni, sciopero e shampoo

Ci sono determinate categorie di lavoratori che scopri solamente quando proclamano uno sciopero. Pensi che facciano parte della tua vita come la strada sotto casa, la fermata dell’autobus o la scuola all’angolo e che la loro professione sia esercitata soltanto da loro perché magari sono vent’anni che vai sempre dallo stesso panettiere o dal medesimo parrucchiere.

Il parrucchiere, appunto. Io ne ho due, mi piace diversificare.

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Quanto è invadente questo sociologo

Brutto intervento di Gian Paolo Prandstraller sul Sole 24 Ore dal titolo “Quanto è invadente questo filosofo”. Se non avessi una laurea in filosofia in tasca da questo articolo potrei anche dedurre che oggi chi è titolare di un pezzo di carta uguale al mio si è messo a fare l’allegro demiurgo nei corridoi delle grandi imprese. Forse è il caso di andare più leggeri su questo tema.

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