Il diritto di sciopero è sacrosanto. C’è però un dettaglio che mi sfugge – e se c’è qualche esperto di diritto amministrativo in circolazione è ben accetto un commento… – e che riguarda la funzione pubblica. Nel settore privato per ogni giorno non lavorato viene decurata la busta paga e i soldi restano al datore di lavoro. Nel settore pubblico idem, soltanto che è lo Stato.
Che cosa accade invece quando un servizio pubblico è a pagamento?
Ieri le ragazze dell’asilo di mia figlia hanno scioperato. Sono costrette a turni faticosi, stanno tagliando sulle pulizie e hanno pure stipendi da fame. A loro va la mia solidarietà. Secondo voi posso chiedere al Comune il rimborso del giorno saltato e per il quale ho dovuto pagare una baby-sitter? Credo che la stessa logica si applichi a chi ha un abbonamento del treno, si becca lo sciopero e deve pagarsi il taxi.
P.S. Non è per i miei 23 euro, ma immaginate se tutte le 72 famiglie dei bambini recuperasseso questo credito da restituire alle maestre…

Il primo “sciopero virtuale” non poteva che essere indetto dai lavoratori di una grande azienda informatica. I rappresentanti delle RSU di IBM (organizzatissimi via Web!) lanciano l’allarme: “Tenetevi pronti!“. L’Unità spiega meglio: saranno gli avatar dei dipendenti della multinazionale a incorciare le braccia su Second Life. Tra pochi giorni, si dice.