Due pesi, due palle

La solita storia. Ne ho pieni i coglioni. Ecco, l’ho detto.

CASO A 

Oggi sono terminati alcuni lavori di ristrutturazione di cui vi ho parlato qualche tempo fa. L’imprenditore edile si è presentato in casa mia con la fattura di saldo. Alla mia dichiarazione di pagare a 30 giorni si è infuriato, urlando di stracciare la fattura e spaccare tutto il lavoro fatto (un soppalco in cartongesso, la muratura di qualche finestra e un paio di pareti in gesso). I motivi? Oltre al fatto che gli ho fatto fatturare tutto e di solito fa del buon nero, erano ben poche lire, per lui che tratta grandi opere e si è sperticato per aiutarmi visto che il mio nominativo gliel’ha passato il padre di un’amica… Ok, gli ho detto, non spaccare nulla. Ti faccio il bonifico oggi o domani.

CASO B

Ad aprile ho terminato un lavoro per una multinazionale. L’attività è stata gestita dalla sua agenzia di marketing, che mi ha fatto fatturare il mese successivo (a maggio) verso una controllata. Oggi sono passati 120 giorni e ancora non compare nulla sul mio conto corrente: scatta l’allarme. Chiamo in azienda, ma l’account dice che i fornitori li gestisce una società terza, di servizi amministrativi. Il responsabile riceve telefonicamente una volta alla settimana. Mi va bene perché è oggi. Il contabile dichiara che ci vorrà molto tempo per la mia fattura perché il cliente iniziale non ha ancora pagato l’agenzia e senza soldi incassati – in barba a ogni legge pubblicata sul globo terracqueo – i fornitori col piffero che li pagano. Resto cioè all’asciutto. Evidentemente è una multinazionale senza cash flow oppure versa in cattive acque o semplicemente è amministrata da una banda di ignoranti.

I paria del mercato

A margine di un’intervista a La Repubblica (.pdf) di oggi in cui Pietro Ichino ribadisce la stessa tesi di Visco sulla detassazione degli straordinari accennata nel post precedente (ovvero che per avvantaggiare le fasce più deboli del lavoro dipendente sia meglio aumentare le detrazioni – poiché crea minori sperequazioni – che abbassare l’aliquota Irpef), il giuslavorista butta lì queste paroline..

Infine ci sono i paria… cioè tutti i collaboratori continuativi autonomi, che oltre all’Irpef pagano anche l’Irap, e ora, se non sono iscritti a un Albo professionale, pagano anche il contributo previdenziale all’INPS del 24,7%. A loro non pensa mai nessuno; eppure sono un pezzo importante del nostro sistema produttivo“.

Sempre sul tema dei lavoratori autonomi si era espresso Michele Tiraboschi qualche giorno prima, ma con tutt’altra finalità (difendere la Biagi) sulla base di alcuni dati emersi dalla Gestione Separata dell’Inps sui quali ha costruito un ampio servizio Il Sole 24 Ore che lascio in download qui (.pdf) a chi interessa.

Un manuale gratuito per le Partite IVA

Professionisti con partita IVAAltra bella iniziativa di ACTA – Associazione dei consulenti del terziario avanzato che ha realizzato questa guida dedicata ai consulenti che operano in regime di Partita IVA: “Professionista con partita IVA: cosa fare per partire?” (.PDF).

Si può scaricare liberamente dal sito di ACTA. È un manuale prezioso, soprattutto per chi deve iniziare, scritto da Sergio Bevilacqua, Alfonso Miceli e Anna Soru.

Una sintesi di esperienza e semplicità, per non lasciarsi spaventare dall’idea di lavorare da soli. Motivazioni, scadenze, suggerimenti.

Un breve, ma importante contributo. Grazie!

Professioni intellettuali, il disinteresse della Lombardia

È vero che chi svolge un’attività intellettuale autonoma è da sempre abituato a non avere appoggi di alcun genere, ma un disinteresse così plateale non fa onore a una Regione che vive del terziario avanzato. Pubblichiamo per intero la lettera di protesta (file .PDF) di PIU’ – Professioni intellettuali unite, che lamenta il blocco dell’iniziativa per dare voce a Ordini, Collegi e Associazioni professionali attraverso una Consulta (senza poteri deliberanti, si badi bene!) pensata per orientare il legislatore su temi che riguardano appunto le professioni.

Se a qualcuno interessa la vicenda nel dettaglio (di cui parlo anche su JOB24 Online del Sole 24 Ore), di seguito un segmento del file audio della mia intervista al presidente di PIU, Claudio Antonelli, che racconta il pasticcio istituzionale dell’Assessorato lombardo.

I nuovi dipentonomi

Mettete insieme il forfettone + l’impossibilità di reiterate i contratti a termine oltre i tre anni (come previsto nel protocollo sul Welfare) e che cosa succede? I Co.co.pro con determinati limiti di reddito diventano (leggi “sono caldamente consigliati di diventare…“) Partite IVA! A segnalare questo nuovo fenomeno migratorio è Chaiworkers. Lo scopo? Aggirare i nuovi benefici legati a malattia o maternità.

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