Previdenza delle partite IVA, il vaso è colmo

Una Gestione Separata che per Legge dovrebbe essere appunto separata, ma dalla quale attingono tutti, compresi i lavoratori dipendenti, Tremonti, cani e porci; il sistematico innalzamento delle aliquote decise senza consultare nessuna rappresentante di categoria; la completa assenza di Assistenza per gli iscritti; il pagamento di quote previdenziali più alte di quelle dei dipendenti… E ora la trovata di Tiraboschi di alzare le aliquote di tutti per pagare qualche spicciolo in più a chi, in base ai calcoli più assurdi (tipo avere un pregresso come dipendenti, e qualche annualità come partita IVA, un calzino rosso e l’N1H1..), potrà prendere un sussidio di disoccupazione ridicolo!

Ma basta, basta con questa vergogna!

Il Corriere della Sera pubblica oggi un articolo dal titolo piuttosto chiaro: “I conti della Previdenza? Salvati dai precari“. Contemporaneamente Acta presenta un documento di sintesi sulle problematiche (Lo Scandalo Della Gestione Separata) ed emette un Comunicato stampa piuttosto duro. In poche ore tutto precipita sul blog di ACTA, riempita di commenti di sdegno. La mobilitazione è sempre più vicina se nel maxiemendamento non verrà rivista la porcheria annunciata da Tiraboschi, il quale ne ha parlato candidamente in questa occasione, a fianco dell’annuncio sui bonus offerti alle Agenzie per il lavoro che ricollocano i lavoratori dipendenti in mobilità.

Siate previdenti, usate i soldi degli altri

Pensioni e assistenza. Se ve ne fosse bisogno, ricordiamo ancora una volta una stortura tutta italiana. Ne parla Giorgio Meletti in “Chi paga le pensioni? Il popolo dei call center“, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dove si dimostra come il metodo contributivo sia valido soltanto in astratto. I lavoratori autonomi già l’hanno capito dal 1996. In pratica si chiede a ognuno di raccogliere il fieno in cascina, poi INPS mischia tutto, e chi si è visto si è visto, con il paradosso più volte denunciato su questo blog che alla fine sono i parasubordinati a pagare l’assistenza del parco buoi dei garantiti.

I paria del mercato

A margine di un’intervista a La Repubblica (.pdf) di oggi in cui Pietro Ichino ribadisce la stessa tesi di Visco sulla detassazione degli straordinari accennata nel post precedente (ovvero che per avvantaggiare le fasce più deboli del lavoro dipendente sia meglio aumentare le detrazioni – poiché crea minori sperequazioni – che abbassare l’aliquota Irpef), il giuslavorista butta lì queste paroline..

Infine ci sono i paria… cioè tutti i collaboratori continuativi autonomi, che oltre all’Irpef pagano anche l’Irap, e ora, se non sono iscritti a un Albo professionale, pagano anche il contributo previdenziale all’INPS del 24,7%. A loro non pensa mai nessuno; eppure sono un pezzo importante del nostro sistema produttivo“.

Sempre sul tema dei lavoratori autonomi si era espresso Michele Tiraboschi qualche giorno prima, ma con tutt’altra finalità (difendere la Biagi) sulla base di alcuni dati emersi dalla Gestione Separata dell’Inps sui quali ha costruito un ampio servizio Il Sole 24 Ore che lascio in download qui (.pdf) a chi interessa.

Indipendenti, mica fessi

Alla fine l’idea di equiparare i lavoratori autonomi a quelli subordinati non piace poi così tanto a chi sta con i piedi a mollo nella pozzanghera del lavoro atipico. L’innalzamento delle aliquote previdenziali [e così del costo del lavoro], per collaboratori e partite IVA previsto con il Protocollo sul Welfare (ne parlammo anche qui) è stato pensato dal ministro Damiano con il proposito di disincentivare l’uso di Co.co.pro. Le cose però non funzionano così bene.

Prima questione: come la mettiamo con chi opera per scelta come indipendente? C’è poi un meccanismo banale che non va, e questo vale per tutti. Alzando i costi (Cfr. schema riportato sotto), non c’è comunque alcuna regola scritta che assicuri un corripondente innalzamento dei compensi. Ergo, il lavoratore autonomo perde una parte della retribuzione netta. Claro? La spunterà il più forte. Forse i consulenti più quotati, forse, come è probabile, i committenti.

Una precisazione. Sta bene pagare di più per avere una pensione migliore (non c’è il liberismo di mezzo, si badi bene), ma senza una campagna di sensibilizzazione adeguata per favorire anche un innalzamento dei compensi, è semplicemente una stangata. Almeno che siano equiparati i servizi offerti da INPS.. E invece ciccia, atteccatevi al tram! [Del mercimonio della cassa in Gestione Separata evitiamo di parlare, per non perdere lettori sul blog..]

Se vi interessa, parlo di questa vicenda in maniera più estesa su JOBTalk (“Professionisti oggi, pensionati poveri domani?“), sulla base di alcuni ragionamenti più complessi presentati ieri al convegno organizzato da ACTA e PIU sul tema della previdenza degli autonomi senza Albo.

L’aumento delle aliquote previdenziali per i lavoratori autonomi senza Albo

Contribuzione Inps - Gestione Separata

Fonte: ACTA – Dicembre 2007

L’ultimo girone

Ancora qualche elemento per valutare la progressione delle aliquote previdenziali per i lavoratori parasubordinati e il sistema contributivo. Sono due articoli pubblicati oggi sul Sole 24 Ore. Il primo a firma di Sergio D’Onofrio “Per i collaboratori la pensione ricca resta un miraggio” (.TIFF), il secondo è di Giuliano Cazzola (“Meglio dare spazio alla complementare” file .TIFF) che propone la costituzione di un secondo “pilastrino” per quello che definisce “l’ultimo girone del mercato del lavoro ufficiale“.

A me questa definizione fa particolarmente incazzare, come se fossero più vicini al nero i consulenti d’impresa degli operai o dei manager che fanno straordinari fuori busta, ma tant’è. Finché il lavoro autonomo sarà considerato un’appendice di quello subordinato, o peggio ancora una posizione irregolare (e ancora peggio “precaria”, come ritiene la stragrande maggioranza del sindacato) da sanare e riportare nell’alveo del lavoro dipendente leggeremo simili sciocchezze ancora per molto.

Quei bravi ragazzi

Sindacati e GovernoRaggiunto l’accordo sulle pensioni (se soltanto guardate gli orari dei take d’agenzia c’è da chiedersi come mai si arriva sempre a stringersi la mano dopo le 3:00 di notte, mah)… lo scalone è scalinato, pace fatta almeno davanti alla stampa, accolte proposte che erano già nelle leggi scritte da anni (revisione automatica dei coefficienti) e alla fine bravi tutti. Nei contenuti l’accordo è quasi accettabile con una soluzione che si poteva decidere tre mesi fa senza troppe moine. E’ nella copertura finanziaria che è indecente!

La questione infatti, ne sono certo, passerà inosservata. Scrive Repubblica.it:

Le Risorse per la Riforma delle Pensioni

Domandina: che significa? Ecco la risposta, contenuta nei take d’agenzia.

(ASCA) Il superamento dello scalone ha un costo valutato in 10 miliardi di euro in 10 anni. Le risorse per la copertura sono individuate nella razionalizzazione degli enti previdenziali e nell’aumento dell’aliquota contributiva per i parasubordinati, che salirà di un punto l’anno in tre anni. Previsto poi un contributo di solidarieta’ a carico delle pensioni alte.

Detto altrimenti: l’abbattimento dello scalone lo pagheranno i parasubordinati!!!!!!!!! Per permettere l’uscita a 57 anni di lavoratori dipendenti super tutelati si interviene sui Co.co.pro e sulle Partite IVA che non vedranno pensioni dignitose neppure lavorando fino a 70 anni. E qualcuno ha pure il coraggio di prendere per il culo:

(AGI) “E’ stato fatto un importante passo in avanti – ha sottolineato il ministro delle Politiche Agricole De Castro – e credo che il Presidente del Consiglio sia stato capace di trovare non solo la soluzione del problema, ma anche una soluzione equilibrata che tenga conto delle giuste istanze sulle fasce più deboli della società e comunque le più esposte”.

Niente e nessuno [a meno di una presa di posizione FORTE e VINCOLANTE, ovvero impossibile per questo Governo] potrà impedire agli imprenditori di rivalersi sulle parcelle dei lavoratori autonomi quando si alzerà il costo del lavoro. (Anticipammo la questione già qui) Gli autonomi non hanno sindacati e non esiste diritto acquisito su un contratto di consulenza. Sono dunque tutti d’accordo: Confindustria, Sindacati e Governo. Tutti quelli seduti al tavolo, appunto. E a pagare sono quelli fuori.

Che caldo ragazzi in questi giorni..

UPDATE: Si legga anche questa intervista a Tito Boeri: “Riforma pensioni: giovani illusi” (file .TIF).