Del lavorare gratis

Negli ultimi anni il tema della gratuità e la ridondanza delle questioni legate all’economia del dono [alle quali, per fortuna, sono rimasto del tutto immune, avendo letto chi ha sminuzzato Mauss senza troppo clamore (Cfr. il paragrafo “Donare il tempo ha un costo individuale” di questa pagina)] sembrano avere dominato tra i blogger. Nessuno però ha mai osato innestare il dibattito in  questioni di lavoro: l’esposizione personale evidentemente è troppo alta.

Vi segnalo uno spunto di riflessione molto interessante (“Giving It Away: The Impact of Free Labor“) pubblicato su Web Worker Daily sul free labour online. L’autore, dopo avere avuto notizia di collaboratori non pagati che accettano di mandare pezzi a note riviste soltanto per far apparire la propria firma, si chiede:

When you do choose to do something for free, does it weaken the revenue-generating powers of the industry as a whole?

Senza ipocrisie, dichiara apertamente di scrivere gratis per alcuni editori. Rispettando, però, questa unica regola:

I try to limit the work I do for free to clearly defined categories. That is, I will work for free in segments where I don’t think enough capital exists to support an ecosystem of paid professionals.

Ovviamente, si dice, è una logica facilmente attaccabile che può addirittura essere ribaltata:

Leggi tutto

Economia creativa

Economia Creativa - I seminari

Cre..ativo che non sei altro! Lo dico sempre all’amico Alessandro, ma se anche tu ti senti tale passa domani giovedì 19 febbraio al seminario sull’Economia creativa dal titolo “Forme di valorizzazione nel capitalismo cognitivo“, che si tiene dalle 17:00 alle 19:00 alla Facoltà di Scienze Politiche (Aula 24) dell’Università degli Studi di Milano in via Conservatorio 7.

Parlerà Andrea Fumagalli, docente di macroeconomia a Pavia, noto certamente a chi legge le liste di Rekombinant e altre mailing list simili, autore di “Bioeconomia e Capitalismo Cognitivo” (Carocci, 2008).

Se trovo un po’ di tempo è possibile che ci si possa incontrare lì.

P.S. Qui la brochure PDF degli altri appuntamenti.

Dire di no

C’è chi ne ha fatto una teoria articolata e ben documentata (cfr. “Il No Positivo“, Corbaccio, 2007, 16,40 euro), come William Ury – che anni fa ho anche avuto l’occasione di intervistare – ma c’è anche chi, scovato con un search molto causale tra i vecchi feed dei siti per freelance, ha raccolto qualche tempo fa in maniera più empirica una serie di motivazioni, più o meno condivisibili, per dire di no mentre si lavora come freelance.

Ecco alcune domande (generalizzate da me) di un cliente alle quali un lavoratore indipendente dovrebbe rispondere negativamente:

1. potresti mostrarci un nuovo esempio (leggi “prodotto”) affinché noi possiamo decidere meglio che cosa fare?
2. puoi applicare questo tasso di sconto?
3. puoi svolgere le pratiche iniziali, acquisendo servizi per conto nostro, slegati dalla tua produzione, in modo da avviare il lavoro che ti abbiamo assegnato?
4. potresti copiare questa idea di un altro consulente?
5. accetteresti un compenso esclusivamente vincolato al successo delle mie vendite?
6. ho un’idea geniale, me la svilupperesti?
7. mi lasceresti il tuo instant messenger così raffiniamo la lavorazione in corso d’opera?
8. posso pagarti tutta l’attività svolta soltanto a fine lavori?
9. puoi fare questo lavoro per domani o nel week-end?
10. mi assicuri che tutto quello che fai per me non costituirà fonte d’ispirazione per altri tuoi lavori?

Fonte: WakeUp Later.

La formula della domanda è comunque segno di cortesia. Ci sono, però, anche atteggiamenti e affermazioni che vanno fermate (e discusse) sul nascere. Formule piuttosto note ai freelance, di questo genere:

1. inizia a lavorare al progetto, poi valutiamo quanto quotare il tuo impegno…
2. aggiungi pure queste altre attività nel budget che abbiamo fissato…
3. anticipa tu queste spese che vediamo a consuntivo come comportarci con l’amministrazione..
4. non credo ti costi nulla una mezza giornata in più…
5. presentati pure a nome nostro
(a terzi), senza dire che sei un consulente…
6. non ti preoccupare, le idee che ci hai proposto in un modo o nell’altro verranno utilizzate…
7. non mettiamo un termine esatto, perché è possibile che l’attività si prolunghi…
8. mentre sono in ferie, non pensare soltanto alla tua parte di lavoro concordata, ma coordina pure tu il progetto al posto mio…
9.  fatto uno, fatti cento, non credo sia un problema irrisolvibile…
10. il capo ha apprezzato moltissimo l’idea studiata insieme negli ultimi tre mesi, ti giro l’ultima e-mail che mi ha mandato ieri…
11. non posso farci nulla, gli altri mi impongono queste condizioni per te e non credo sia il caso di farti parlare con loro, sono intrattabili…
12. lavora soltanto per me, non ascoltare nessun altro in azienda che ti offre lavoro, sono inaffidabili…
13. per fare partire questo progetto devi prima spiegarmi nel dettaglio come farlo, perché io possa proporlo al mio capo.. se poi verrà stanziato il budget il lavoro sarà certamente tuo…
14. il vantaggio maggiore per te è quello di lavorare con una grande impresa come la nostra…
Ecc.

Credete che siano punti chiari, oppure come le barzellette sui carabinieri, vadano anche spiegate a qualcuno?

Scegliere l’uovo oggi

JobberEsce oggi nelle librerie il nuovo libro degli autori del fortunato Generazione Mille Euro curatori anche dell’omonimo blog molto frequentato. Bravi. Si intitola Jobbing, edito da Sperling & Kupfer.

Ancora non ho avuto modo di visionarlo, ma l’opinione che posso farmi – per ora – dagli articoli usciti sulla stampa e, in particolare, da quello odierno pubblicato sul Messaggero non è molto buona. Mi spiace per questi autori che apprezzo.

Ho come l’impressione che i giornalisti che presentano il testo vogliano rendere “escamotage” i nuovi lavori. Geniali trovate, insomma, per assecondare un mercato asfittico. Attività, però, che si basano unicamente sul trend setting come cavallo di battaglia per lavorare e offrire servizi. Ovviamente a termine, come tutte le mode. Dopo la virtualizzazione dell’economia, ora si passa alle professioni “di moda”, alle competenze pro tempore che si dissolveranno col tempo. Utili oggi, inutili fra qualche anno. Il messaggio è chiaro: niente galline domani, oggi si campa con un uovo al giorno. A onor del vero, la tecnica narrativa del “lavoro figo” che risolleva lo spirito è sempre esistita, ma in tempo di crisi dà particolarmente fastidio. (A me, ovviamente).

Leggi tutto

L’8 per mille al Carnevale di Viareggio

Volendo le destinazioni dell’8 per mille potrebbero essere infinite.

Quella proposta da Podda (CGIL) di allargare le opzioni concesse ai Cittadini alla costituzione di un fondo utile ai Cassa Integrati non è sbagliata se non avesse un piccolo difetto: escluderebbe buona parte della popolazione. Gli “atei da lavoro”. Per esempio chi non ha diritto a questo tipo di sussidi, molti dei quali sono precari, lavoratori a tempo determinato ecc.

La CGIL, come la Chiesa Cattolica, ha bisogno di fare cassa in maniera indiretta, portando liquidità là dove può mettere mano, e non sorprende che si muova sullo stesso campo d’azione, con linee di difesa dei propri interessi del tutto simili. Domani l’idea verrà ribadita durante lo sciopero CGIL. Personalmente ritengo sia un fronte utile da aprire nel dibattito sul Welfare State.

Per il sindacato più numeroso d’Italia, però, è anche una buona occasione per offrire un segno di stile, ribadendo che questa proposta può essere sostenibile soltanto a due condizioni:

1) che siano riformati alla radice gli ammortizzatori sociali;
2) che sia liberalizzata la formula dell’8 per mille.

La posta in gioco non è soltanto la tutela del lavoro, ma il futuro della rappresentanza. Prova ne è il fatto che “più a sinistra della CGIL” (se così si può dire) ci sono oggi molti precari che contestano il sindacato, accusandolo di proteggere unicamente gli interessi dei suoi iscritti, metà dei quali sono pensionati. Si veda, per esempio, l’ultima azione di subvertising [definizione: cfr. wikipedia] ai danni della recente campagna di tesseramento.

ADV e subADV sul tesseramento CGIL
ADV CGIL Subvertising CGIL
Fonte: Chainworkers 3.0

11 febbraio 2003

Oggi, sei anni fa.

Fui licenziato, è vero. Quasi me ne sono dimenticato, ma gli amici servono anche per questo, per ricordare. Grazie Andrea, restituirò il favore… Ad nutum, si dice, ovvero senza preavviso. Persi il lavoro, i colleghi e tutti i contatti e le informazioni che conservavo gelosamente sul mio PC. Fui “cancellato” da un’ora all’altra, senza alcun avviso. Dopo una settimana esatta – nonostante la tegola, leggermente destabilizzante – diventai giornalista professionista. Era il 2003.

Leggi tutto

La gerontocrazia che immobilizza il Paese

Aridaje.

Giusto una settimana fa è stato presentato il Rapporto CNEL “Il Lavoro che cambia” davanti al Capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e tutti i dinosauri che è possibile vedere inquadrati nelle riprese video. Un evento completamente snobbato dai giornali che pare non si siano accorti di nulla o hanno chiuso un occhio sull’inutilità complessiva dello studio*. Un evento misterioso, dove l’età media dei partecipanti, così a occhio, era intorno ai 70 anni!

*Ve la immaginate la faccia di un precario di 30 anni che ascolta Antonio Marzano presentare l’indagine, parlando della crescita dell’occupazione che fu prevista erroneamente negli anni ’60..

Leggi tutto

Tu pagami se vuoi e quando vuoi

Facendo seguito all’ultimo post sulle Opportuità della crisi ho recuperato qualche dato sul buoncostume nazionale legato ai pagamenti nel confronto con altre realtà europee. I dati sono elaborati da Intrum Justitia e pubblicati sull’ultimo bollettino “European Payment Index 2008” (.PDF).

Payment Duration in UE (in Days)

Ricordando ancora una volta che esiste una legge (il D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231) per i pagamenti a 30 giorni dei professionisti, eccovi qualche indicazione sulla buona creanza delle imprese italiane.

Pagamenti Medi in UE

Le opportunità della crisi

[Qualche giorno fa da un cliente, alla macchina del caffé] 

Io: “Allora J. si fa sentire la crisi nel vostro settore?
Cliente: “No. Assolutamente, stiamo lavorando come matti, giorno e notte. Le macchine non si fermano mai, non ci capitava da anni…
Io: “Bene, se è così, e state fatturando molto allora è anche il momento di allargarvi, investire… Immagino che sia più facile comperare in tempo di crisi…“.
Cliente: “Certo. Hai detto bene. Ma non solo, possiamo anche dilazionare i tempi di pagamento. Nessun fornitore si lamenta in questo periodo se andiamo per le lunghe con le fatture…
Risata (solo del cliente).