Il crollo delle Agenzie per il lavoro

Finalmente qualcuno ha scritto l’articolo (qui in .PDF) di cui mi lamentavo tempo fa. Nadia Anzani su Economy, che non ha guardato in faccia a nessuno. Questa la fotografia finanziaria, per gli esuberi interni si sbilanciano in pochi. Manpower ammette di avere tagliato il 9% dei dipendenti.

Agenzie Lavoro Italia 2009 - Il crollo
Fonte: Economy, 26 marzo 2009

Lo zio infetto

Campagna InfoJobsInfojobs.it butta sul Web e YouTube una nuova campagna viral contro la raccomandazione dei paparini italiani, con tanto di sito dedicato. Curioso come ai tempi del Web sia necessario un “virus” virtuale per combatterne uno reale.

Hanno dimenticato di citare i santi in paradiso, ma quelli erano difficili da filmare. Bello anche il dietro le quinte.

Sussidio unico e strumenti di potere

La coppia Boeri-Garibaldi colpisce ancora, presentando su LaVoce.info uno studio molto chiaro, leggibile anche dai non addetti ai lavori, sul costo del sussidio unico di disoccupazione. Un ragionamento pulito, basato solo sulla matematica, che smentisce sia Berlusconi sia Bersani.

Sconsolante la considerazione finale dei due autori: “[..] Non si dica che la riforma non è finanziariamente sostenibile. Semplicemente, sono altre le priorità di questo esecutivo. Vuole tenersi un sistema che è il migliore strumento di potere del mondo“.

Ancora più chiaramente: autorizzare spese straordinarie per mobilità e indennità di disoccupazione significa garantirsi voti politici in tempo di crisi. Al contrario ogni soluzioni di equità sociale toglierebbe alla politica il potere di stabilire privilegi.

Feelings, wo-o-o feelings

Prendo spunto dalla recente pubblicazione da parte del Ministero del Lavoro di alcuni dati macroeconomici sul mercato del lavoro, tratti da indagini ISAE sulle famiglie, per fare un piccolo gioco grafico, incrociando valori che attestano la fiducia nel futuro e l’alternarsi dei Governi in Italia negli ultimi 14 anni.

Previsioni sulla disoccupazione
Previsioni sulla disoccupazione - ISAE
Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it
Fiducia complessiva
Fiducia complessiva del Paese e Governi
Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it.

Lascio a voi commentare, due dati però sono inequivocabili:

  1. la fiducia e le attese occupazionali sono legate all’operato del Governo e lo dimostrano le discontinuità delle curve in occasione dei cambi a Palazzo Chigi: questo significa che non tutto è imputabile a fattori esterni, macroeconomici;
  2. ci troviamo ai livelli tra i più bassi degli ultimi 14 anni per fiducia complessiva nella politica e tra i più alti per attese di restare senza lavoro.

I lavoratori non sono tutti uguali

Finalmente un approfondimento degno di questo nome in TV sui temi degli ammortizzatori sociali e del precariato. La bella trasmissione di Ilaria D’Amico (Exit su La7) ha fatto capire qualcosa di più agli italiani: sul blog di Exit potete rivedere i servizi della puntata di ieri.

Tema centrale: la sperequazione tra “garantiti” e “atipici” nei trattamenti economici per i periodi senza lavoro. Quello che è emerso è una giungla di soluzioni (CIG, CIGs, incentivi da Legge Marzano, Indennità di disoccupazione, Mobilità, Assegni vari) e la scopertura totale dei precari. Si passa dalla Serie A ai gironi promozionali.

Un esempio: indennità pari all’80% del reddito dell’ultimo anno per 7 anni (ex dipendenti Alitalia) al 10% per un anno (co.co.pro e neppure per tutti).

Il Ministro ha ribadito che qualcosa appunto si sta muovendo per i Co.co.pro in monocommittenza*, ma ha pur ammesso che si dovrà fare di più. Il Governo a ogni modo ha puntato in questo periodo di crisi sul gruzzolo distribuito alle amministrazioni locali con l’accordo Stato-Regioni, che servirà per ammortizzatori in deroga.

Cfr. Legge n. 2/2009 [Titolo III – Art. 19, comma c2] di conversione del D.L. n. 185/2008 approfondita tecnicamente da Laura Spampinato qui)

La puntata ha fatto però capire qualcosa di più anche sul fronte politico: a fianco di un ministro che è parso ascoltare più che parlare, dicendo molto con il suo silenzio, c’era un Enrico Letta incapace di far capire agli italiani la proposta Franceschini (Franchesche?), un Bonanni inguardabile, che pareva uscito dall’Osteria Tre Marie e alla domanda “Avete mai fatto manifestazioni per i precari?” ha risposto “Alcuni le hanno fatte, sbagliando!“, una Concita De Gregorio, che sulle statistiche proprio non c’azzecca, e per fortuna un ottimo Michel Martone, al quale personalmente farei guidare il mio “partito” ideale, poco politico e molto dentro la realtà dei fatti, contenuto negli interventi, ma preciso e pungente.

Una bocciatura evidente della nostra classe politica e sindacale.

Peccato per i mancati interventi dal pubblico, tra i quali ho riconosciuto volti noti. Bravo Salvo Barrano, già conosciuto in questa occasione, che non si è fatto imbonire dal ministro con la solita manfrina sulla libertà e le magnifiche sorti umane e progressive di chi ha una partita IVA.

Voce collettiva

“Cancellato” da cancello, sbarramento, ostacolo. Cassato con sfregi che ne deturpano l’immagine scritta, le tracce. Cancellato perché rimosso e perduto, dimenticabile, emendabile, inutile, debole. Cancellato dalla vista, spostato altrove, non-si-sa-dove. Meglio lontano, perché sia presto scordato. Depennato, annullato, eliminato.

Questa semantica appartiene faziosamente alla realtà. Poi c’è la narrazione e c’è Internet.

I molti che stanno perdendo il lavoro in questi mesi o vivono da anni condizioni instabili di lavoro se ne sono accorti. Stanno scrivendo, lasciando tracce di questo momento storico, con una narrazione collettiva che non ha precedenti e forse ancora non ce ne siamo accorti. L’esperimento che fu di Beppe Grillo e da cui nacque anche il libro “Schiavi moderni”, oggi è replicato da La Repubblica (500 post in due giorni!), dall’Unità e da molti blog collettivi, soprattutto legati ad ambienti universitari o di lavoratori del pubblico impiego.

È bello scoprire come la forza della Rete sia anche questa, legata alla volontà di rimettere in vita tracce e percorsi narrativi, riscrivendo una verità che soltanto con una voce collettiva può trovare la migliore esposizione. Storie cancellate nella presunzione che la singolarità di una vicenda personale si annacqui nel tempo, ritornano a galla e, per quanto conti, rimarranno a disposizione del confronto sociale, indicizzate sul Web finché qualche server non tirerà le cuoia.

Update: qui il commento di Luciano Gallino al diluvio di racconti comparsi su Repubblica.it.

Xing factor

XING

Arriva in Italia XING, che si pappa Neurona. Alla sua guida Cipriano Moneta, ex di JobPilot (pappato, in passato, da Monster).

Il social network professionale, principale concorrente in Europa di LinkedIN, sarà supportato da un team dedicato a sviluppare inizative tutte italiane. In bocca al lupo (anche a Silvia), dunque! Forza che un po’ di competizione nei servizi Internet per il mercato del lavoro non fa male proprio in questo momento..

Interessi di lobby in atti d’ufficio

La riforma degli ammortizzatori sociali è tutta da seguire. Potrà sembrare pallosa e riservata agli addetti ai lavori, intrisa di linguaggio da sindacalisti e politici senza pelo sullo stomaco, ma semplificando molto, è una questione che riguarda tutti, perché definisce lo Stato Sociale inteso come struttura organica di tutele e di incentivi per la valorizzazione della forza lavoro italiana. Quello che sta accadendo, invece, è la solita storia: incapacità di immaginare uno Stato di tutti; interessi di lobby in atti d’ufficio; una riformicchia senza palle a servizio della politica più che degli interessi del Paese.

Personalmente consiglio di seguire la vincenda: dall’impianto dato alla Riforma si potranno capire almeno tre cose:

  • quale idea del mercato del lavoro ha questo Governo e il trattamento riservato al mondo del lavoro temporaneo;
  • quale idea delle tutele da offrire ai lavoratori ha messo in campo;
  • quale idea di Stato Sociale stanno portando avanti a Palazzo e se questa sia effettivamente pensata per rilanciare il Paese in un momento di transizione che non interessa soltanto il lavoro dipendente a tempo indeterminato. 

Si potrà capire quale futuro ci stanno costruendo i professionisti della politica. I giornali di oggi sono ricchi di approfondimenti sul tema – vista anche l’uscita recente di Franceschini sull’assegno mensile per i disoccupati (roba che in Europa – sob! – esiste da anni).

Ho raccolto gli articoli odierni in un unico file .PDF (2.5 MB). A mio avviso spiccano due valutazioni a caldo in questa rassegna, a firma di soggetti del tutto estranei tra di loro:

Quando è la politca a decidere a chi dare a e a chi no, i beneficiari sono sempre i lavoratori delle grandi aziende, la cui ristrutturazione o chiusura fa notizia, al contrario di quanto accada per milioni di microimprese che alimentano la nostra struttura produttiva. […] questo ‘qualcosa in più’ non sarà certo riservato né ai lavoratori delle piccole imprese nè ai quattro e più milioni di lavoratori temporanei presenti oggi in Italia“. (Tito Boeri)

Dobbiamo redistribuire le risorse fra lavoratori e pensionati, affrontando quei paradossi che il nostro Paese si rifiuta di vedere. In Italia abbiamo due gestioni Inps che che sono largamente in attivo. Una è quella delle prestazioni temporanee, che eroga assegni ai nuclei familiari, disoccupazione volontaria, cassa integrazione ordinaria, indennità di malattia e di maternità. Questa gestione riporta un avanzo ogni anno di 6,5 miliardi. Poi c’è quella dei parasubordinati, dove confluiscono i contributi dei co.co.pro e di altri lavoratori precari. Anche questa gestione ha un attivo di 6 miliardi. Il paradosso è che queste risorse sono utilizzate per coprire i buchi delle gestioni previdenziali principali. I soldi versati dai lavoratori più deboli vengono destinati alle categorie di lavoratori più tutelate o bruciati sui falò delle pensioni. Se noi spendessimo quei soldi per le finalità per le quali sono stati effettivamente versati il problema delle risorse sarebbe risolto. Ma è una cosa che la sinistra si guarda bene dal dire e la destra si guarda bene da fare“. (Giuliano Cazzola)

Tinculpop e fisarmoniche

È fin troppo chiaro, anche a un disaffezionato telespettatore come me, come anche quest’anno il Festival di Sanremo ci abbia consegnato un prodotto televisivo come surrogato della cultura popolare. Non è una novità recente, direte, ma il risultato parla forse ancora più chiaro rispetto al passato. Il premio che fu di Celentano, Modugno o dei Pooh oggi è assegnato a un artefatto della televisione.

Francesco Alberoni proprio oggi si chiede dalle colonne del Corriere della Sera, in uno spazio in cui anni fa scrivevano Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale, Dino Buzzati, come mai i giovani siano orfani di una vera cultura popolare e si affezionino alle formule più deteriori di sottocultura oggi abbondantemente trainata anche da Internet. Per rimediare il sociologo suggerisce con una petizione personale di proibire agli adolescenti la visione dei canali peggio assortiti (a suo dire) per brevi periodi. Un po’ come il bue che dà del cornuto all’asino.

Ho associato le due vicende perché proprio mentre si consumava il rito pagano della canzone italiana ho scoperto un gruppo molto interessante, che parla di lavoro nelle sue canzoni. Guarda a caso l’ho intercettato usando proprio You Tube. (Scriverò ad Alberoni).

È la Banda Putiferio, che in questo video ripercorre la strada degli YoYo Mundi, attualizzando con melodie che ricordano anche i Mercanti di Liquore i temi del lavoro. Come non associare questa cultura, oggi viva, ricordiamolo, alla migliore tradizione che espresse per esempio Fabrizio De André con Storia di un impiegato? Se proprio una petizione va sottoscritta, credo sia quella di reintrodurre l’insegnamento della fisarmonica nelle scuole primarie.