Grazie Barbiere della Sera

Se non avesse avuto la data del 30 marzo avrei pensato a un pesce d’aprile. Così non è. Il Barbiere della Sera annuncia una sospensione (definitiva?). La necessità è comprensibile e lo spunto su cui riflettere [ovvero il rapporto tra blog partecipativo e risorse individuali] è di quelli che aprono molti interrogativi.

Il Barbiere della Sera

Riporto l’incipit della comunicazione e rimando al testo intero dell’ultimo post (“Good Night, and Goog Luck”):

I motivi per cui oggi annunciamo la sospensione delle pubblicazioni sono due o tre. Primo, siamo stanchi. Il volontariato è bello ma quando hai un’età e devi guadagnarti da vivere diventa un lusso. Non è detto che uno se lo possa permettere.
Secondo, è proprio vero che il mondo brulica di minus habens che, approfittando della libertà concessa dal Barbiere della Sera, soprattutto nell’area commenti, impossibile da tenere sotto controllo permanente, portano guai.

Personalmente ringrazio chi per sette anni ha dato il suo contributo per far funzionare quella che io ritengo una delle più riuscite iniziative online per la costruzione di una coscienza professionale e il miglioramanto del mestiere di giornalista in Italia. Nessuna altra professione ha saputo organizzarsi nella stessa maniera, offrendo contenuti e servizi dal basso di qualità simile, stimolando conversazioni interne e di lavoro. Grazie.

Farina di un pessimo sacco

Tre rapidi scatti sul giornalismo nostrano:

1. L’ordine nazionale dei giornalisti ha radiato (finalmente) uno dei suoi iscritti per “spionaggio” e porcherie varie. Tempo otto secondi netti e Silvio Berlusconi e tutta la squadra subito lo hanno riabilitato con parole di stima. Così Berlusconi: “Esprimo la mia solidarietà personale e a nome di tutta Forza Italia a Renato Farina, che ha sempre difeso i valori della libertà“. E a seguire Gabriella Carlucci: “Forza Italia deve fondare una propria scuola di giornalismo e nominare Farina rettore, perchè è un giornalista vero e un modello per i giovani“;

2. Il patrono delle cause sociali, del governo dei cittadini, difensore della trasparenza e bla bla bla Beppe Grillo, ha licenziato uno dei suoi collaboratori giornalisti per una questione di banale rinoscoscimento economico del lavoro svolto e quando gli è stato chiesto dal diretto interessato una spiegazione ha risposto che non si cura degli aspetti manageriali del suo blog;

3. Per Luca Cordero di Montezemolo, a capo della Fieg, editore di tutti gli editori, la carta stampata dovrà fronteggiare sempre più lo sviluppo di mezzi come Internet, con i motori di ricerca e la telefonia mobile, “attori che prendono senza dare, che non producono contenuti ma poggiano la loro forza sulla tecnologia. Con software che somigliano a parassiti, hanno bisogno di un muro per arrampicarsi, cioè le informazioni dei giornali, ma poi lo distruggono prosciugandone le fonti pubblicitarie“. Qualcuno gli spieghi qual è l’importo annuo della pubblicità online e che anche gli editori nostrani hanno siti Web. Di che parlava, di Google News?

Ho sempre pensato che le tre piaghe del nostro giornalismo fossero la commistione col potere, l’assenza di correttezza nella valorizzazione del lavoro, la scarsa visione strategica degli editori. 

TFR, la fine non è per niente nota

Forse non è ancora chiaro a molti, ma le pensioni che ci troveremo in tasca noi 30-40enni saranno una legnata sui denti. Come al solito La Voce.info e la chiarezza di Tito Boeri aiutano a capire perché e che cosa c’entra quella che io chiamo “La tassa generazionale” con la questione della scelta sul TFR.

Si legge nell’articolo:

Per i giovani i tassi di rimpiazzo (ovvero il rapporto tra prima prestazione pensionistica e ultimo salario) delle generazioni che vanno in pensione ora sono irraggiungibili, pur conteggiando trenta o quaranta anni di versamenti al Tfr. Questo perché la pensione pubblica offrirà un rimpiazzo del reddito da lavoro del 35-40 per cento nei casi migliori, contro l’attuale 65-70 per cento. […] Al tempo stesso i giovani sono chiamati a destinare fino a quasi il 50% della propria retribuzione a chi oggi a 57 anni (dopo 35 anni di lavoro) va in pensione. L’aliquota di equilibrio dei lavoratori dipendenti (il contributo che dovrebbe essere pagato per azzerare il deficit dell’Inps) è infatti vicina al 45 per cento. Questo significa che i giovani hanno a disposizione poche risorse da investire in previdenza integrativa. Il Tfr rappresenta per tutte queste ragioni un’opportunità irripetibile. E’ una opzione che va assolutamente esercitata.

Stando ad alcune analisi condotte da Jappelli e Lapadula, citate da Boeri, “un lavoratore su due poi crede che i contributi versati all’Inps alimentino un suo fondo personale cui potrà attingere all’atto del pensionamento”. A me sta cosa non fa molto ridere.

P.S. Ma chi il TFR non lo prende?

La busta paga di Paperino e di Paperone

Due giorni fa sono usciti i dati Eurispes sulle retribuzioni in Europa [il sito dell’istituto è rimasto giù tutto il giorno, complimenti!]. I giornali si sono buttati a capofitto sulla materia: si leggano a titolo d’esempio i pezzi su La Repubblica e Finanza e Mercati. Questi i valori (si ricordi che l’inflazione in Italia nel periodo 2000-2005 è stata del 11,2%):

Salari lordi in euro (2004) Crescita 2000-2005
Danimarca 42.484 Gran Bretagna +27,8
Germania 41.046 Norvegia +25,6
Gran Bretagna 39.765 Olanda +21,3
Olanda 37.026 Finlandia +21,1
Belgio 35.578 Francia +17,5
Svezia 32.457 Spagna +17,2
Finlandia 31.539 Portogallo +16,6
Irlanda 30.170 Danimarca +16,0
Francia 29.549 Belgio +15,9
Italia 22.053 Italia +13,7
Spagna 19.828 Germania +11,7
Grecia 17.360 Svezia +7,7
Portogallo 12.969

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Algoritmi discriminanti

Business Week dedica uno speciale al recruiting online e alle possibili deviazioni discriminanti che derivano da un uso scorretto di strumenti che consentono selezioni con parametri non leciti. Così scrive Kurt Rohn sul popolare newsmagazine:

Technology, and specifically the Internet, have revolutionized recruitment. Recruiters can access millions of job seekers on electronic résumé databases and millions of job seekers can apply online via corporate career sites. Such electronic access broadens the candidate pool, but it can also be used by recruiters to narrow the pool, sometimes with negative or “disparate adverse impact”.

I pericoli di discriminazione sono cioè dietro l’angolo con la tecnologia. Lo ricordano l’Office of the Federal Contract Compliance Programs (OFCCP) e l’Equal Employment Opportunity Commission’s (EEOC) nel Systemic Task Force Report del 2006. Come fare? Basta mettere filtri sul genere o su codici postali relativi, per esempio, a quartieri di grandi città abitati prevalentemente da stranieri per effettuare selezioni scorrette.

Questo impone perciò una grande attenzione alla cosiddetta compliance, al rispetto delle leggi vigenti, nella realizzazione di software e servizi di recruiting diffusi in Rete. Almeno negli USA, dove la commissione di indagine su questo tipo di abusi si è dotata di un action plan degno di 007 telematici.

La scalata di InfoJobs Italia

Numeri impressionanti quelli snocciolati ieri da InfoJobs Italia, che in soli due anni ha raggiunto il milione di candidati registrati e di 23mila aziende utenti con una media di 55mila nuovi Cv e 20mila nuove offerte di lavoro al mese. Stando ai dati Nielsen//Net Ratings (Cfr. tabella), ha superato anche Monster.it per unique users mensili. A febbraio 2007, sulla base delle rilevazioni di Google Analytics, ha registrato quasi 40 milioni di page views, 4 milioni di visite e 1,5 milioni di utenti unici.

Unique Users - Monster.it VS Infojobs
[Fonte: Nielsen//NetRatings – Unique users: utenze domestiche e aziendali]
All’evidente forza in termini di traffico e utenza

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Draghi: troppi autonomi subordinati

Non arriva a dire, come sostengo da tempo, che manca in Italia uno statuto specifico o una legislazione ad hoc relativa al lavoro autonomo, ma almeno affronta la pars destruens del tema. Così ieri il Governatore della Banca d’Italia, durante il suo intervento all’Università della Calabria dal titolo “Occupazione e sviluppo, l’eredità di Giorgio Gagliani”:

Il lavoro autonomo è un mondo composito. Vi rientrano attività imprenditoriali e professionali ad alto reddito, ma anche attività marginali assimilabili a lavori di tipo subordinato ma caratterizzate da livelli retributivi e di tutela inferiore.

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