Le aree di impiego dei giovani laureati

Sono apparse in questo periodo numerose ricerche dedicate ai giovani e ai neolaureati a testimonianza della crescente attenzione verso uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni ovvero la sempre più bassa capacità di investire nelle nuove generazioni.

Da Eurofond, la “European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions”, arrivano informazioni comparative sul tema Youth and Work (file .PDF, 450 Kbyte) nei 25 maggiori Paesi europei, mentre dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Formaper, giungono nuove analisi sulla Domanda e offerta di laureati in Lombardia (file .PDF, 650 Kbyte). [Il comunicato stampa titola “Cercansi laureati, ma senza garanzia di stabilità”].

Infine, il Giornale di Brescia sta pubblicando un’inchiesta a puntate sui neolaureati rendendo noti dati di un recente monitoraggio eseguito da Cilea sulla Lombardia. Oggi offre uno spaccato sulle retribuzioni, in un articolo dal titolo “Quanto prende un neolaureato?” (file .PDF, 150 Kbyte) che mette a confronto gli stipendi a 18 mesi dal termine degli studi di chi ha scelto una laurea triennale con quelli dei dottori che hanno svolto percorsi di formazione secondo il vecchio ordinamento.

Infine, vi segnalo una tabella abbastanza interessante sui settori di inserimento lavorativo dei diversi neolaureati in Lombardia.

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Trattamenti di Fine (inteso come aggettivo) Rapporto

Al bar Mila, Micaela e Andrea.

Ciao Mila, allora hai scelto per il TFR?
No, mica devo farlo..
Ma non lavori in un ufficio superlusso, non sei assunta?
Sì, ma sono socia della cooperativa per la quale lavoro e poi siamo in quattro gatti… Piuttosto Micaela ha sto privilegio.
E che c’entro io? Io sono una Co.Co.Pro. e per di più nel pubblico impiego, mica ce l’ho il TFR. Tra l’altro mi scade il contratto tra un mese, speriamo me lo rinnovino per la terza volta. Tu piuttosto…
Io? Non l’hai ancora capito, sono un lavoratore autonomo con partita IVA: chi me lo dà il TFR? È già tanto se mi pagano tutte le fatture… In realtà dovrei pensarci, il mio istituto di previdenza mi sta fregando alla grande…
Ah, beh. Siamo messi bene.”
Chi offre stasera?”

Ancora sulla paternità della Legge Biagi

Il tormentone di questi giorni trova un momento di approfondimento nel ricco documento curato da Carlotta Serra dal titolo “La Riforma del Mercato del Lavoro di Marco Biagi” (file .PDF), liberamente scaricabile dal sito della Fondazione Universitaria Marco Biagi, che riporta anche gli articoli più significativi usciti in questi giorni sulla Legge Biagi.

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Back to Secc

Ci sono persone che pur invecchiando non migliorano. Lavorammo insieme circa tre mesi, in una Web agency, poi io – dopo avere approfittato di un viaggio premio aziendale (neoassunto da 2 settimane!) – cambiai strada e iniziai con il giornalismo [quanto mai!]. Non nascondo un certo piacere nel ritrovarlo online, con la sua solita dissacrante capacità di fare del mondo del lavoro, di manager e super esperti di Hi-tech e comunicazione, un piacevole spezzatino in salsa surreale.

Questo uno stralcio tratto da un post a caso di Andrea Secci, geniale fannullone, che ha inaugurato da poco il suo blog “Back To Tech”:

“Prosegue il nostro studio sui disturbi provocati dalla corsa al potere manageriale. Uno dei primi sintomi si manifesta quando in casa si rompe qualcosa. Se, per esempio, il lavandino del bagno perde, il manager apre subito una gara e coinvolge almeno cinque idraulici. Ognuno di loro viene invitato in casa e dovrà consegnare in busta chiusa il preventivo e la strategia che intende adottare per aggiustare il rubinetto. Il vincitore della gara, verrà quindi gratificato e investito del titolo di Partner.”

Da tenere sotto stretta osservazione.

Sale l’occupazione, i precari sono il 12,2%

Il giorno seguente alle buone notizie sull’occupazione registrata da Istat, qualcuno ha deciso di rovinare la festa e fare i conti sui precari. Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli pubblicano su La Voce.info i risultati. Questa la sintesi finale:

Complessivamente l’area della precarietà coinvolge 3.757.000 individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. L’incidenza di tale area sulla platea potenziale di riferimento costituita da tutti gli occupati e dai non occupati con precedenti esperienze lavorative che mantengono un certo attachment con il mercato del lavoro (complessivamente 25.613.000 unità) si attesta al 14,7%. L’incidenza dell’occupazione precaria sul totale (23.001.000 unità) è pari al 12,2%, mentre tra coloro che non hanno più un lavoro, ma sono in cerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare (2.612.000 unità) i precari sono il 36,3%.

E qui la tabella riassuntiva:

Tab PrecariFonte: La Voce.info – Elaborazioni degli autori su dati ISTAT-RFL e ISFOL-PLUS.

Note: (*) Valore medio tra RFL e PLUS; (**) Sull’occupazione complessiva; (***) Sulle persone non più occupate ma in cerca di un nuovo lavoro o immediatamente disponibili a lavorare; (****) Sulla platea di
riferimento complessiva.

Storie di digital workstyle

Ogni tanto mi scrive qualcuno in relazione al libro Liberi Professionisti Digitali (Apogeo, 2006) per raccontarmi la sua esperienza e le difficoltà che incontra. Vi riporto soltanto un paio di esempi perché a mio avviso sono incoraggianti per chi cerca strade alternative o vuole migliorare la propria attività quando per esempio accade di sentirsi abbandonati dalla stessa categoria professionale a cui si appartiene.

I caso: un avvocato

Sono avvocato, lavoro in proprio da poco più di un paio d’anni, con pochi mezzi (computer, cellulare, agenda, oltre alla testa, al cuore, inteso come passione, e alle gambe per salire e scendere dalle scale del Tribunale). È la prima volta che leggo suggerimenti concreti, messaggi incoraggianti, parole di buon senso. Una boccata d’aria buona in mezzo a tanto fumo (e niente arrosto) che ci viene quotidianamente propinato, ahimé anche da chi ci rappresenta ai vertici del nostro Ordine professionale e che, a ben vedere, si sciacqua la bocca con la parola “deontologia” ma assai poco fa per darci strumenti per lavorare.”
[Lettera firmata]

II caso: un broker finanziario, passato dal lavoro dipendente a quello autonomo

Questa avventura è iniziata dopo tanti studi e preparativi nel tempo che mi rimaneva a disposizione. Lavoro da casa quando voglio con i miei quattro computer e nove monitor collegati via telefonica in banda larga e satellitare con dei fornitori di dati in real time. Non le nascondo la soddisfazione per questo tipo di attività che al momento sembra funzionare. Inoltre, non sono legato da orari fissi o periodi limitati di ferie. Per la prima volta, assaporo cosa vuol dire lavorare da soli senza capi che ti controllano e senza colleghi di ufficio che ti stressano… In certe giornate c’è veramente la possibilità di guadagnare con un solo contratto quanto guadagnavo in un mese. Da questa esperienza mi è nata una nuova idea su cui lavorare in parallelo nei tempi morti il sabato: aprire una Partita Iva per vendere un 90% (l’altro 10% è un mio segreto) della mia metodologia in corsi e seminari. Mi sto adoperando per costruire un mio sito Web, pubblicità, distribuzione di depliant, presentazione multimediale dei corsi, commercialista e tutto il resto che serve ad avviare un’attività. Le ho scritto per confermare come può cambiare la propria vita grazie alle nuove tecnologie se ben usate.
[Lettera firmata]

Treu, Ichino e Cazzola sulla Legge Biagi

C’è chi sostiene che il modello dei giornali sia oramai obsoleto rispetto a Internet per creare dibattito, repliche o inoltrare risposte dirette. Da un punto di vista dell’apertura al grande pubblico è vero, ma vorrei segnalare un caso interessante relativo al tema del lavoro. Ieri Tiziano Treu ha rilasciato un’intervista a La Repubblica dedicata a Marco Biagi e alla legge che porta il suo nome. A distanza di 24 ore sul Corriere della Sera di oggi e la stessa Repubblica sono arrivati su fronti opposti i contro-interventi di Pietro Ichino e Giuliano Cazzola.

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