Lo specchio dei tempi

Che bei tempi, dal punto di vista dell’impegno morale di taluni giornalisti, e quale contributo di sincera commemorazione quello raccontato nell’articolo “Una rosa per papà, giornalista libero” pubblicato oggi dal Corriere della Sera a firma di Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi.

Così scrive del padre:

Le sue convinzioni circa i compiti del giornalista si concentrano nella massima: «Poter capire, voler spiegare»

Oggi, curiosamente, viviamo il problema opposto, quasi speculare, ovvero quello di “voler capire, poter spiegare“. Due compiti spesso impossibili, per la difficoltà di trovare uno spazio di lavoro e in questo poter esercitare una libera volontà.

L’etica della retribuzione

Le modalità di pagamento di un lavoro dicono molto, anzi moltissimo dei committenti. Mostrano quale sia il livello di rispetto della professionalità messa a disposizione se non addirittura la conoscenza stessa di ciò che si va comprando.

È il caso di chi fa sapere ai suoi collaboratori che non accetterà fatture con IVA a esigibilità differità (mi sono stati segnalati almeno tre casi, finora) e che se dovesse vedere arrivare fatture del genere cambierà i suoi rapporti con il collaboratore (!!!) [dei veri animali, direi] oppure di chi neppure si cura di scrivere assolute fesserie negli annunci di lavoro.

Per esempio, perché un editore dovrebbe pagare un giornalista a provvigioni? Si veda questo capolavoro pubblicato da Manpower:

manpower_giornalista

Liberi di lavorare (per la stampa)

Domani non vado in piazza, non ce la faccio (dovrei portare la bimba, è assai complicato). Ma sono lì, a Roma e a Milano a manifestare. Sì ci sono, con la testa e con il cuore. Partecipo a distanza perché credo che sostenere la manifestazione sulla libertà di stampa abbia a che fare anche con il lavoro più in generale. Sì, con la fatica di esercitare liberamente una professione intellettuale. Che c’entra? Lo spiega mirabilmente Roberto Saviano:

Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia. E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. È di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica.

[..e aggiungo io: anche al mondo del giornalismo stesso e ai molti che il lavoro ce l’hanno più di altri, che fanno valere la propria gerarchia, che mettono un bavaglio al talento, che impediscono di lavorare anche soltanto in condizioni economiche accettabili..]

Però se qualsiasi voce che disturba la versione ufficiale per cui va tutto bene, non può alzarsi che a proprio rischio e pericolo, che garanzie abbiamo di poter mai affrontare i problemi veri dell’Italia?

Manifestare per la libertà di stampa significa ricordare anche che lavorare non significa necessariamente accettare senza condizioni il malcostume di chi si approfitta della gerarchia. A ogni livello.

Sommersi e dimenticati

Al bar, questa mattina, con un vecchio amico giornalista.

D. Ciao Andrea, come te la passi?
A. Bene, al 30 settembre mi fanno finalmente un contratto, ex articolo 12!! [NdR. Definisce la posizione di “Corrispondente”] 
D. Ottimo, erano tre anni che lavoravi pagato al pezzo come un salumiere..
A. Beh, tu da cinque!!
D. E come mai il 30 settembre?
A. E’ il giorno in cui scade la possibilità per il “condono contributivo”…
D. Che vigliacchi…
A. No, in realtà l’editore vorrebbe beneficiare di questo sgravio per la mia assunzione, ma l’Inpgi [NdR. Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani] non ha emanato le norme attuative per recepire la normativa nazionale. Inps l’ha fatto, Inpgi no. Aspettiamo così fino all’ultimo per poter usufruire di una norma contenuta nella vecchia Legge Finanziaria, ma che è stata completamente snobbata nel settore giornalistico…
D. Beh, peccato, avresti regolarizzato parte del pregresso…
A. Già. Come si dice: “Chi ha dato, ha dato…”
D. …e scurdammuce u passato.

Memoria preventivamente disattivata

Olivetti Lettera 32Scrivi libri sull’utilità della tecnologia per lavorare, maledici chi ti ha fatto fare l’esame da giornalista con la macchina per scrivere e alla fine, quando tutto cambia, e te lo auguravi da anni, provi una terribile nostalgia: hai la chiara percezione che stai invecchiando e che qualcosa andrà irrimediabilmente perso.

Dalla newsletter dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia:

Con i prossimi esami di Stato, tra l’altro, si potrà mandare in soffitta la vecchia macchina da scrivere che sarà sostituita dal pc. La Commissione cultura della Camera ha approvato la proposta di legge di Pino Pisicchio che abolisce l’uso della macchina da scrivere e introduce l’uso del personal computer (con memoria preventivamente disattivata), oggi anacronisticamente escluso dall’esame di Stato. La legge ordinistica del 1963 impediva  l’uso di strumenti diversi dalla macchina da scrivere. Non appena anche il Senato approverà la nuova proposta già passata alla Camera, l’uso del pc all’esame diventerà operativo”