In arrivo il libro “Vita da freelance”

Sì, è questo ufficialmente il titolo del nuovo libro che ho scritto insieme a Sergio Bologna e che presenteremo il 13 aprile alla Fiera del Libro di Torino. Sottotitolo: I lavoratori della conoscenza e il loro futuro.

Qualche indiscrezione qui.

Ulteriori informazioni nelle prossime settimane…

 

Cortesemente togli i piedi dalla mia testa

Chi è capitato su questo blog e non mi conosce da tempo deve sapere che ho sempre posto una particolare attenzione alle questioni di metodo legate agli aspetti di negoziazione e di valutazione del lavoro indipendente. Per due motivi: per confrontarmi; per condividere con altri – che sono nella mia stessa condizione – scelte e giudizi maturati con l’esperienza. Oggi provo con questa lista di regole che implicitamente mi sono dato per svolgere con coerenza il mio lavoro da freelance. Riguardano quotazioni, pagamenti, stile di negoziazione. Che ne pensate?

10 regole per lavorare come freelance (senza farsi mettere i piedi in testa)

  1. Non svendere il tuo lavoro e il tuo sapere;
  2. Insieme al “cosa” definisci sempre anche il “quanto”. Non pensare che ex post siano tutti onesti, anzi fai molta attenzione alle formule implicite perché saranno quasi sempre smentite dai fatti (chiedete ai giornalisti freelance);
  3. Lavorare gratis per chi fa profitti è dumping sociale! Se devi dare un contributo gratuito fallo unicamente per chi opera senza finalità di profitto (Associazioni, Università, eventi autogestiti ecc.);
  4. Se vuoi condividere un tuo sapere professionale senza trarne diretto beneficio economico [vendita] allora proteggilo per sempre con le corrette licenze d’uso da chi potrebbe trarne profitto e denuncia apertamente chi lo usa fuori dalle regole di licenza d’uso;
  5. Non utilizzare impropriamente la collaborazione di altri, ma pagala il giusto. Se usi mezzi di produzione open source restituisci qualcosa alla comunità. Decidi tu che cosa fare, ma non far finta di nulla perché sei in debito;
  6. Non accettare casi di insolvenza nei pagamenti: fatti sentire, insisti (con educazione), fatti assistere dalla tua comunità di interessi, fai pressione, magari denunciando a chi sta vicino ai cattivi pagatori i casi di illecito. In ultimo, non avere paura di fare causa civile. Il lavoro ha una sua dignità, falla rispettare;
  7. Quota sempre prima l’esperienza e il valore, poi il tempo;
  8. Non collaborare con chi usa esplicitamente metodi e valutazioni degradanti sul mondo del lavoro autonomo;
  9. Ricordati di essere libero e che esistono anche le parole “no”, “basta, fai pure da solo”, “grazie, ma non è nelle mie corde accettare queste condizioni di lavoro”;
  10. Cerca di trovare un rimedio e chiedi scusa a chi hai arrecato involontariamente danno violando uno di questi principi.

La fabbrichetta (pubblica) della Brambilla

Italia.itChe sia nata sotto una cattiva stella è cosa nota,  ma c’è chi ha deciso di peggiorare ulteriormente le cose. Italia.it oggi fa notizia per le politiche di dumping sul costo del lavoro freelance. In particolare di quello legato alle traduzioni delle pagine Web. Lo segnala la traduttrice Annalisa Dolzan, che ha deciso di scrivere direttamente all’On. Michela Brambilla, avviando anche una petizione, per denunciare l’errore macroscopico relativo ai prezzi indicati nell’annuncio del Ministero per il lavoro di traduzione del portale italiano del turismo. I collaboratori esterni non ci stanno:  “è una paga giornaliera paragonabile a quella di un operaio in uno sweatshop indonesiano!”.

Ancora sulla negoziazione

La brava Enrica Poltronieri il 15 febbraio a Milano replica l’intervento che ha tenuto al seminario “Negoziare contro Golia” organizzato da ACTA. Questa volta presso la sede AISL. Il tema è sempre la “negoziazione”, ovvero come fare a contrattare con le imprese quando, per definizione, ci si presenta piccoli al cospetto di un gigante. Anche in questo caso il seminario è gratuito. Io lo consiglio, poi fate voi. Qui i dettagli.

I riflettori sul lavoro professionale autonomo

Qui ne scriviamo dal 2006, ma pare che pian piano gli attori più accreditati di stampa e mercato del lavoro abbiamo deciso negli ultimi mesi di occuparsene. Bene. O meglio, attenzione.

Mentre non nutro dubbi sulla bontà dell’operazione portata avanti dal Corriere della Sera con gli ampi servizi guidati da Dario Di Vico, che ha dato vita anche a un blog, ho meno fiducia nell’azione che alcuni sindacati o parti sociali stanno mettendo in pista intorno alle problematiche del lavoro professionale autonomo.

ALAI FLESA CislDopo FNSI (che ha toppato alla grande!) è la volta di CGIL e CISL (Alai-FeLSA), che vogliono attivare Aree dedicate alle professioni e Consulte sul Lavoro Professionale. E sta per arrivare anche CNA (che con Uniprof ha unito Assoprofessioni e CNA-Inproprio).

I dubbi provengono dal passato. La percezione di quanto fatto finora da Nidil o Clacs non lascia ben sperare, oltre al fatto che hanno tutta l’aria di essere operazioni calate dall’alto per cavalcare il momento o rimediare a una perdita di credibilità nell’azione svolta nei confronti del lavoro atipico e professionale autonomo, magari raccimolando nuove iscrizioni in bacini finora poco profittevoli per i sindacati. Staremo a vedere.

Molto interessante, invece, l’approfondimento che propone la Camera di Commercio di Milano, che giovedì prossimo presenta la ricerca “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“, condotta sul mondo dei freelance e lavoratori indipendenti dell’area milanese. In coda tutti i riferimenti.

Ecco alcuni  appuntamenti interessanti che accendono i riflettori sul lavoro professionale autonomo:

  • Promosso da CGIL – MILANO, 5 febbraio 2010 –  “Regole e tutele per il Lavoro Professionale nell’economia della Conoscenza“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CNA/Assoprofessioni – ROMA, 4 febbraio 2010 – “Quale Welfare per le nuove professioni?“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CCIAA Milano, Triennale Milano e Consorzio AASter – MILANO, 11 Febbraio 2010 – “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“. Qui il programma.

P.S. Per amici & Co: credo di passare agli eventi CGIL e AASter… ci vediamo lì.

Così non stanno esattamente le cose

Puntata ieri di “Così stanno le cose” (La7) dedicata ai lavoratori senza tredicesima, con approfondimento sulle partite IVA. Per l’intero corso del programma la conduttrice ha cercato di fare passare il messaggio che le partite IVA fossero in prevalenza lavoratori dipendenti mascherati. Per l’intero corso della puntata tutti i suoi ospiti e gli interventi di Adele Olivieri, Salvo Barrano e Giulio Marini, hanno invece dichiarato esattamente il contrario. Persino la sindacalista di Nidil CGIL.

Ma è così difficile raffigurare una realtà che cambia e il mondo del lavoro professionale autonomo senza ricadere nello stereotipo del “mancato dipendente” o del “precario”?

Giulio Marini - La7 Così stanno le cose

Un cambio di passo, ora chi segue?

Nel mondo IVA si licenzia poco“. Così si esprime (correttamente a mio giudizio) Giuseppe Vitaletti sul Blog di Dario Di Vico “Generazione Pro Pro” dove continua serrata l’analisi e il confronto sui temi del lavoro autonomo. Chi sta seguendo il dibattito può trovare un’importante sintesi su quanto raccolto e raccontato dal Corriere della Sera in questi mesi si trova nell’articolo “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, a cui fa seguito la risposta di Giuliano Cazzola, che enumera la miracolosa moltiplicazione delle fattispecie di partite IVA che i Governi dal 1995 in poi sono riusciti con sagacia a genererare e propone l’indecente aumento di ulteriori aliquote INPS affinché le Partite IVA abbiano qualche briciola in termini di assistenza. (Forse il politico PDL non ha capito il livello di tensione che si registra oggi in questo segmento di mercato del lavoro, dove, è vero, si licenzia poco, ma perché non esiste il buoncostume di fare contratti seri né lettere d’incarico. Una tensione che Anna Soru mostra molto cortesemente nella secca replica a Cazzola).

Quanto sta avvenendo per volontà del Corriere in questi mesi è un confronto senza precedenti. Importante e trasversale, come non è mai accaduto.  

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PEC attivata, e adesso?

Come anticipato i professionisti iscritti ad Albo hanno l’obbligo per Legge di attivare una casella di posta elettronica certificata. La scadenza era il 29 novembre. L’ho acquistata dal provider del mio dominio Internet (Aruba). Tempo di attesa per attivazione: 2 giorni. Costo 5 euro + IVA all’anno. Configurazione dell’account online (lato server): semplice. Configurazione dell’account su client: semplice, grazie a videoguide ben fatte. Test passato dopo due tentativi (un piccolo errore di configurazione, mi ha fatto perdere un po’ di tempo). Tempo netto speso per capire, acquistare, configurare, testare: 1,5 giorni. Tempo lordo: 2-3 giorni.

Ora mi chiedo: a che cosa mi serve come giornalista freelance? Lo scoprirò soltanto vivendo, direte. Ma se qualcuno può anticiparmelo gliene sarei grato.