Un cambio di passo, ora chi segue?

Nel mondo IVA si licenzia poco“. Così si esprime (correttamente a mio giudizio) Giuseppe Vitaletti sul Blog di Dario Di Vico “Generazione Pro Pro” dove continua serrata l’analisi e il confronto sui temi del lavoro autonomo. Chi sta seguendo il dibattito può trovare un’importante sintesi su quanto raccolto e raccontato dal Corriere della Sera in questi mesi si trova nell’articolo “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, a cui fa seguito la risposta di Giuliano Cazzola, che enumera la miracolosa moltiplicazione delle fattispecie di partite IVA che i Governi dal 1995 in poi sono riusciti con sagacia a genererare e propone l’indecente aumento di ulteriori aliquote INPS affinché le Partite IVA abbiano qualche briciola in termini di assistenza. (Forse il politico PDL non ha capito il livello di tensione che si registra oggi in questo segmento di mercato del lavoro, dove, è vero, si licenzia poco, ma perché non esiste il buoncostume di fare contratti seri né lettere d’incarico. Una tensione che Anna Soru mostra molto cortesemente nella secca replica a Cazzola).

Quanto sta avvenendo per volontà del Corriere in questi mesi è un confronto senza precedenti. Importante e trasversale, come non è mai accaduto.  Siamo sempre stati abituati a leggere le dinamiche sul mercato del lavoro come dialettica tra Governo e parti sociali, tra mondo dell’imprenditoria e lavoratori dipendenti, tra flessibili e precari (e che palle!). Il Sole 24 Ore continua la sua imbalsamazione, ritenendo “professionisti” soltanto i lavoratori con un tesserino e dimenticando tutte le imprese sotto i 15 dipendenti. Sulla base di questi modelli parlano e continueranno a dialogare i nostri policiti e gli stessi lavoratori dipendenti, quelli della Pubblica Amministrazione in primo luogo. Intorno a questo modello vedrete impostate le puntate di Ballarò, troverete informazioni sui siti dei sindacati ecc..

Questo linguaggio, però, scricchiola. Non rende ragione dei fatti ed è esso stesso politico, non si dimentichi. La novità però c’è ed è che per la prima volta tutte queste categorie informative e sociali, che semplificano la lettura di un mercato che forse esisteva così chiaramante soltanto 15 anni fa, sono messe da parte. Lo fa il Corriere, molto intelligentemente, portando alla luce una casistica impressionante di varietà professionali che oscillano tra il lavoro grigio e l’autonomia. Lo fa perché c’è la crisi. Che è un male, ma è pur sempre meglio della pura invisibilità. Humanitech lo ha fatto per anni, invece, perché lo ritiene un nodo del sistema da dipanare nei prossimi decenni.

La significativa novità – che in primo luogo è linguistica e che su questo blog senza false modestie si cercava di mostrare da almeno tre anni – è una approccio a quanto viene considerato marginale sul mercato come se fosse un elemento fisiologico e strutturale, creato da un corpus normativo e sociale che sta frammentando il mercato per aumentare i livelli flessibilità, ma che ha come unico risultato quello di rinforzare unicamente le sole parti di cui si è sempre parlato in questi anni. Si rimette al centro l’eccezione, perché è regola. Non è atipica, ma ben tipizzata. E piantiamola con la formula che l’atipico sia una mosca bianca, la partita IVA un escamotage per stare sul mercato o il lavoro intellettuale sta nella trovata di chi fa il dog sitter.

Il Lavoro autonomo è componente fondante del mercato, lo dice il Codice Civile. La politica e le Riforme di questi anni sono però sempre partite dal fronte opposto: hanno cercato di spacchettare il lavoro subordinato creando frammenti. Alla fine tuttavia (anche se non è ancora finita…) le difficoltà sono ricadute sulla controparte: sul lavoro autonomo e parasubordinato. Ogni tentativo di mantenere sottoinsiemi dai nomi più stravaganti ha gonfiato il problema, moltiplicato le problematiche, raddoppiato il lavoro di aggiustamento, fatto esplodere una pericolosa miriade di particolarismi. Lo dimostrano le fatiche di microscopici aggiustamenti, per esempio legati agli assegni per i Co.co.pro in monocommittenza.

E’ un tentativo vano di resistenza a cui molti nostri politici non sanno rassegnarsi. Hanno resistito a concludere l’iter del D.D.L. 848-bis sugli ammortizzatori (che viaggiava in parallelo alla Legge Biagi) o a portare avanti una Riforma per i diritti universali dei lavoratori e oggi, con la crisi, tornano a galla le sperequazioni. Soltanto che a parlarne non sono commesse a termine di un supermercato, ma avvocati, architetti, consulenti. Il cuore intellettuale e della piccola imprenditoria nel nostro Paese. E se da qualche parte del Paese arrivano proposte di Statuto per il Lavoro Autonomo e si cita la Spagna come esempio (che su Humanitech citammo appena uscì la proposta di Legge, nel 2006!!) significa che la vecchia politica ha fatto il suo tempo e così l’informazione che non legge i fenomeni reali di trasformazione del mercato.

Perché Tiraboschi non commenta l’ondata sollevata dal Corriere della Sera sul Sole 24 Ore? Mancano le parole o le idee? Un bell’esempio di silenzio arriva dai nostri recenti ministri del Lavoro: Maurizio Sacconi e Cesare Damiano, che si sono confrontati a Porta a Porta la sera del 3 dicembre in un grottesco quanto esemplare minuscolo battibecco sul tema delle Partite IVA. Il secondo rintuzza così il primo: “Non avete fatto nulla in questa finanziaria per precari.. ecc.. e per le partite IVA che oggi stanno subendo la crisi più di altri.. ” Secca la replica di Sacconi: “E perché voi che cosa avete fatto per le partite IVA??“. Lo sappiamo che cosa. Il risultato? Si sono zittiti a vicenda sul tema, giocando sull’imbarazzo equivalente ed equidistante. E via a discutere per ore, come sempre, di salari, ammortizzatori per dipendenti e bla bla bla. Imbarazzante e inquietante.

Ultima modifica: 2009-12-10T11:13:25+02:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Un cambio di passo, ora chi segue?”

  1. Dario, condivido in pieno i contenuti del tuo post. Ho scritto un commento sul blog “Generazione Pro Pro” sullo stesso tema, sottolineando l’assordante silenzio dei rappresentanti del Governo (compreso Sacconi, che stimo un po’ meno dopo averlo visto a Porta a Porta) su questo tema. E siamo ancora a lottare per avere “visibilità”, quando Il Sole 24 Ore non si fila nemmeno le piccole imprese (ossia il 90% del totale in Italia). L’unica soluzione è continuare a parlare, a proporre, a confrontarci. Prima o poi, dovranno rassegnarsi e dare alcune risposte. Concrete, però.

Lascia un commento