Moonlighter, ghost worker e l’Altro lavoro

Un filosofo francese che amo molto lo chiamava double bind, doppio legame. Non in senso psicologico, ma rispetto alle condizioni di vita che tracciano limiti e intersezioni. Dentro-fuori, esterno-interno, superficie-profondità. C’è sempre un po’ dell’uno nell’altro. Anzi, per definizione c’è. Le dedans c’est le déhors, scriveva Merleau-Ponty.

In molti si sono cimentati nella lettura di questi “margini” in termini filosofici ed esistenziali, da Blanchot a Bateson, a Derrida. E non è sbagliato pensare che anche la condizione sociale viva di questo, ovvero di sovrapposizioni, ibridazioni e forme meticce, per esempio tra sicurezze e rischi, tra obblighi e libertà, tra condizioni di subordinazione e di autonomia. Come nel lavoro.

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Così non stanno esattamente le cose

Puntata ieri di “Così stanno le cose” (La7) dedicata ai lavoratori senza tredicesima, con approfondimento sulle partite IVA. Per l’intero corso del programma la conduttrice ha cercato di fare passare il messaggio che le partite IVA fossero in prevalenza lavoratori dipendenti mascherati. Per l’intero corso della puntata tutti i suoi ospiti e gli interventi di Adele Olivieri, Salvo Barrano e Giulio Marini, hanno invece dichiarato esattamente il contrario. Persino la sindacalista di Nidil CGIL.

Ma è così difficile raffigurare una realtà che cambia e il mondo del lavoro professionale autonomo senza ricadere nello stereotipo del “mancato dipendente” o del “precario”?

Giulio Marini - La7 Così stanno le cose

Factcheck: Sacconi e gli ammortizzatori

Ieri l’annuncio del Ministro Maurizio Sacconi. Il futuro darà controprova di questa promessa che credo sia di portata storica per l’Italia, anche se in pochi hanno ripreso la notizia. Humanitech.it si ripromette (secondo uno spirito positivo e propositivo, promosso dall’amico Sergio e con l’iniziativa di Factcheck.it) una verifica di questa dichiarazione:

 “[…] presenteremo un disegno di legge delega per disegnare lo Statuto dei Lavori […] un atto conclusivo del disegno che aveva in mente Marco Biagi e che conterrà anche le nuove norme per gli ammortizzatori sociali. Avrà due punti fondanti: un’indennità di disoccupazione su base generalizzata e un secondo strumento integrativo che sarà soprattutto rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando dovessero ridursi il volume della produzione e delle ore lavorate”. 

(Via Corriere della Sera)

Interstizi del lavoro, gratuità e jackpot economy

Dopo aver riletto l’articolo di Andrew Ross “On the digital Labour Question“, già segnalato in precedenza, credo sia utile riportare anche alcune parti del suo discorso, una riflessione di grande lucidità rispetto a quanto taciuto spesso dai maggiori sostenitori della rivoluzione legata agli user generated content o alla blogosfera come spazio di controinformazione.

Quello che mi ripeto da tempo è: come entra il tema del lavoro in tutto questo? Possibile che si tengano separati Internet, l’economia della felicità o come volete chiamarla, e il mondo delle professioni e dei mestieri? Proprio nel segmento del mercato del publishing americano sono andati persi negli ultimi 10 anni il 36% dei posti di lavoro. Andrew Ross, scrive a proposito:

It can plausibly be concluded that much of the work accounted for by the gap between old and new media is simply being transferred into the interstices of the amateur/user economy that prevails on the web.

Capire verso quali forme di inquinamento dei diritti del lavoro stiamo andando incontro nei prossimi anni con il “capitalismo della conoscenza” (come lo definisce Ross) è un’emergenza del tutto equiparabile alla comprensione delle conseguenze portate dal capitalismo industriale sull’ambiente, sull’equilibrio e sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Our regret that the amateur blogosphere can serve as a corrosive force against the payscales of professional labor may be only half the story one would like to tell about the blogosphere, but it is the half that is routinely neglected in the technolibertarian rush to portray the rapid flowering of Internet self-publication as a refreshing break from the filtering of the editorial gatekeepers.

C’è anche un secondo aspetto, oltre all’esaltante rush libertario dell’informazione “Web generated”: è lo spostamento delle dinamiche del lavoro dal produttore al consumatore. Così scrive Ross:

The more sophisticated techniques for extracting value from consumers or amateur users can be found in the digital platform economy where social participation on the web is more and more the raw material for engines of speculative profit.

Nel mondo del lavoro freelance il premio è l’autonomia (e altro), ma la trappola è là che aspetta. E si chiama downgrading, ribasso, dumping. Giocato sul filo di lana con il lavoro gratuito. Che si tratti di “just another transfer of work from more regulated kinds of labor market“? Andrew Ross risponde:

My instinct is [..] that there is a great deal of overlap between the traditional economy of unpaid work (mostly in the home) and that of work transfer. Technolibertarians who have consistently viewed cyberspace as a haven of free being are notoriously oblivious to the impact of the cut-price labor economy that is its default mode.

Inutile negare: il potenziale per scardinare il modello capitalistico e l’organizzazione del lavoro è elevatissimo. Così come quello di costituire mercati del gratuito, di “peer-to-peer common value” ed economie alternative di ogni sorta. Ma c’è qualcosa che non funziona del tutto. Se anche, dice Ross, “all of the interactive free labor that goes into user-generated value can be seen as a tribute we pay to the Internet as a whole so that the expropriators stay away from the parts of it we really cherish“, ovvero, se tutto ciò che facciamo gratuitamente per conservare ciò che è più caro servisse a tenere alla larga chi cerca di espropriarne le radici, “in the In the world of new media, where unions have no foothold whatsoever, the formula of overwork, underpayment, and sacrificial labor is entirely normative”.

Precisa meglio l’autore:

The blurring of the lines between work and leisure, the widespread use of amateur or user input on the social web or in open source, and the systematic expropriation […] has prompted some commentators to ask whether the experience of digital environments should direct us to rethink entirely our basic understanding of labor and enterprise.

Stiamo entrando in un’epoca in cui diventa norma la violazione degli standard del lavoro. In particolare questo accade “in the sector of old media that is most clearly aligned with the neo-liberal ethos of the jackpot economy. It’s an ethos which demands that we are all participants in a game that rewards only a few. Questo investimento di tempo personale, che – citando Mario Tronti – Andrew Ross definisce una “social factory”, porta alla condivisione di un grande lavoro di produzione che trova spazio negli “interstizi della società”. Ed è proprio per questo che la sua distorsione è ciò che “tende a irritare di più”.

Nuovi canali YouTube per ACTA e PIU

Canale YOU TUBE di PIU - Professioni Intelletuali UniteAprono i canali YouTube di ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato e di PIU-Professioni Intellettuali Unite.

Il primo video su quest’ultimo è un lungo monologo di Claudio Antonelli, che mette a disposizione anche le slide del suo intervento Web.

Tra queste è utile a mio avviso riprodurne una, in cui si evidenzia l’ampio ventaglio di protagonisti del lavoro intellettuale in Italia e che nella sua area centrale vede oggi i lavoratori più in difficoltà.

Il ventaglio del Lavoro Professionale

A mani nude

Treu sulla Riforma delle Partite IVADopo il successo della manifestazione di ieri (occupazione della Triennale) e la pubblicazione sul Corriere della Sera di una proposta di Riforma per le Partite IVA, arrivano alcuni segnali dalla politica. A fianco le note di Tiziano Treu che per gli smemorati fu proprio il Ministro del Lavoro al tempo del Governo Dini che portò alla Legge 335/1995 per la costituzione della Gestione Separata INPS!!

Positiva la segnalazione del medesimo tema, in vista di un allargamento del dibattito, è ancora una volta l’editoriale odierno del Corriere della Sera in cui si legge, a firma di M. Ferrera:

Il modello della flessibilità senza rete di sicurezza su cui hanno puntato i vari governi a partire dal 1997 mostra oggi tutti i suoi limiti: centinaia di migliaia di lavoratori atipici hanno già perso il posto di lavoro [..] tra le figure di questo esercito sta finendo anche un numero crescente di lavoratori in passato relativamente sicuri: artigiani, piccoli imprenditori, persino alcune figure di liberi professionisti.

Da segnalare anche l’uscita nella Cronaca di Milano, sempre sul Corriere della Sera, del pezzo di Rita Querzè, che dà notizia della manifestazione in Triennale. Si legge nell’articolo ben documentato “Il popolo del lavoratori autonomi occupa la Triennale: Troppe tasse! (articolo in download in formato .PDF, visibile anche qui, online):

“Il nostro primo problema è di uscire dall’invisibilità”, dice Anna Soru, presidente ACTA e ricercatrice. “Stiamo lottando a mani nude senza nemmeno lo scudo degli ammortizzatori sociali“.

In visione anche il servizio TV messo in onda ieri da Telenova

L’occupazione della Triennale!

ACTA in Triennale

A questo è giunta oggi ACTA e un gruppo di lavoratori autonomi, freelance, professionisti indipendenti che hanno voluto dimostrare il proprio dissenso in merito alla sistematica mancanza di attenzione da parte delle Istutuzioni e del Governo che ha ipotizzato nella costruzione della manovra Finanziaria un innalzamento delle aliquote contributive (di +1,2% oltre all’aumento già previsto dal Governo Prodi per il 2010)  per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS.

Il luogo simbolo della creatività milanese, spazio espositivo per opere dell’ingegno e dibattiti culturali sull’evoluzione del mondo delle professioni intellettuali e del terziario avanzato, ha visto la pacifica occupazione dello scalone centrale che porta all’aula magna. Un corteo funebre inscenato dalle professioniste di AITI e Assointerpreti (traduttrici e interpreti) e una sfilata di altri lavoratori appartenenti ad ACTA e I-Network ha raggiunto il cuore della Triennale, dove i manifestanti hanno messo in scena la rappresentazione del loro “dissanguamento” ad opera dell’Istuituto di Previdenza. Flebo attaccate al braccio per alcuni e macigni sulle spalle per altri come simboli di un peso insostenibile e un prelievo contributivo abnorme, superiore a quello di tutte le altre categorie di lavoratori in Italia.

Questo il comunicato stampa ufficiale in cui si spiegano le ragioni di questa azione nei dettagli. Per altre informazioni si leggano anche gli ultimi 6 post di questo blog. Qui altre notizie da Roma, per la manifestazione parallela, davanti a Montecitorio. Sul sito ACTA sono disponibili ulteriori dettagli dell’Evento.

Alcune mie foto della manifestazione, sotto forma di performance (era pur sempre la Triennale, no?).

ACTA in Triennale

ACTA in Triennale

ACTA in Triennale

Altre foto:

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Pacchetto Lavoro in Finanziaria

Ecco il testo ufficiale (che ho reso in formato .PDF) trasmesso dal Ministero del Lavoro sul Pacchetto Lavoro che sarà inserito in Finanziaria e da discutere in questi giorni alla Camera.

Oltre a quanto indicato nel post precedente (lo sgambetto alle partite IVA), è interessante la precisazione:

La disposizione è finalizzata a semplificare, in via sperimentale per l’anno 2010, i requisiti previdenziali di accesso all’indennità di disoccupazione. In particolare, per l’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali si computano anche i periodi svolti nel periodo precedente sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, anche  a progetto, nella misura massima di tredici settimane.

P.S. In altre parole si ripete che anche anche Co.co.pro e Co.co.co avranno chance per ricevere assegni di disoccupazione. Si tace invece il fatto che il Governo si ferma a quanto già deciso l’anno scorso. Non cambia cioè di una virgola l’estensione di queste forme di protezione sociale a chi per esempio non ha contratti di lavoro, ma solo lettere di incarico, pur versando contributi alla Gestione Separata! Tecnicamente questa scelta è stata maturata con la bocciatura dell’emendamento G4.108 all’Art. 1-Bis (proposto da Ichino, Roilo, Treu, Biondelli, Blazina, Ghedini, Nerozzi e Passoni) che impegnava il Governo a utilizzare le risorse già presenti per il sostegno dei lavoratori che sono più direttamente colpiti dalla crisi (i famosi 13 mld di euro per la CIG e CIGS), introducendo la cassa integrazione e i trattamenti di disoccupazione nei casi in cui non siano ancora previsti. Ecco, questo impegno non si è voluto prenderlo.

Vai lontano dal Paese che non ti merita

Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Sono le parole pesantissime e senza precedenti di Pier Lugi Celli, pubblicate oggi su La Repubblica e rivolte a suo figlio. Per chi non sapesse: è il direttore generale della Luiss, una delle massime istituzioni universitarie del Paese.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai […] Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.