Dove va Silicon Valley?

Come cambiano il panorama occupazionale e gli stipendi nel luogo più importante al mondo per lo sviluppo della tecnologia? Lo studio “Crash and reboot: Silicon Valley hightech employment and wages, 2000–08” (.PDF) di Amar Mann e Tian Luo, oltre a mostrare la ripresa dopo la new economy, ci dice qualcosa di più: l’ambito biotecnologico e la ricerca si stanno allargando, spingendo sempre più in Asia e India il manufactoring anche se in termini assoluti questo settore, insieme a Computer systems design and related services, fa ancora da padrone.

Variazione e volumi in % dell’occupazione per segmento Hi-Tech

Occupazione Silicon Valley

I migliori titoli dell’anno

Curioso che nel mercato del lavoro italiano manchino i diplomati, mentre i laureati siano in eccesso. Beh, perdonate il ragionamento grossolano, ma i laureati non sono forse anche diplomati? Sì, certo, se li si impiega come tali vedrebbero perdere tutto lo sforzo fatto per laurearsi. Ma non si può fare finta da entrambe le parti per un breve lasso di tempo? Un datore impiega il laureato come diplomato e questi si comporta sul luogo di lavoro come laureato. Tenuto conto che gli stipendi (in media) per le due categorie sono molto vincine [non esiste più questo blasone per i neolaureati che fanno ingresso in azienda, anzi..], non è escluso che chi accetta questo trade-off non faccia presto carriera, come dicono tutte le statistiche: un laureato nel lungo periodo corre più velocemente, in tutti i sensi, all’interno delle imprese…

Beh, mentre ci ragionate beccatevi questi dati tratti dalla recente relazione di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’Education, dal titolo “Dimensione aziendale, job creation, nuovi paradigmi produttivi e formativi” (.PDF)

domanda_offerta_laureati

i laureati piu richiesti in Italia

Job Web tools, qualche novità

Giusto due notiziole:

1) LinkedIn ha portato qualche miglioria al sistema di impaginazione dei CV. Poca roba. Da seguire invece la constante attenzione nell’ampliare l’integrazione con altre applicazioni Web.

neOLancer

2) Mi segnala Alberto l’avvio di neOLancer, un sistema che a prima vista assomiglia a un mix tra Link2Me (sul fronte della presentazione personale) e oDesk (nel sistema di matching e payment). Mette in contatto imprese e lavoratori indipendenti, consentendo la gestione delle fasi di lavorazione del progetto realizzato a distanza e intermediando la transazione monetaria. Da approfondire, appena ho tempo. Intanto fatevi un giro, se siete freelance.

I riflettori sul lavoro professionale autonomo

Qui ne scriviamo dal 2006, ma pare che pian piano gli attori più accreditati di stampa e mercato del lavoro abbiamo deciso negli ultimi mesi di occuparsene. Bene. O meglio, attenzione.

Mentre non nutro dubbi sulla bontà dell’operazione portata avanti dal Corriere della Sera con gli ampi servizi guidati da Dario Di Vico, che ha dato vita anche a un blog, ho meno fiducia nell’azione che alcuni sindacati o parti sociali stanno mettendo in pista intorno alle problematiche del lavoro professionale autonomo.

ALAI FLESA CislDopo FNSI (che ha toppato alla grande!) è la volta di CGIL e CISL (Alai-FeLSA), che vogliono attivare Aree dedicate alle professioni e Consulte sul Lavoro Professionale. E sta per arrivare anche CNA (che con Uniprof ha unito Assoprofessioni e CNA-Inproprio).

I dubbi provengono dal passato. La percezione di quanto fatto finora da Nidil o Clacs non lascia ben sperare, oltre al fatto che hanno tutta l’aria di essere operazioni calate dall’alto per cavalcare il momento o rimediare a una perdita di credibilità nell’azione svolta nei confronti del lavoro atipico e professionale autonomo, magari raccimolando nuove iscrizioni in bacini finora poco profittevoli per i sindacati. Staremo a vedere.

Molto interessante, invece, l’approfondimento che propone la Camera di Commercio di Milano, che giovedì prossimo presenta la ricerca “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“, condotta sul mondo dei freelance e lavoratori indipendenti dell’area milanese. In coda tutti i riferimenti.

Ecco alcuni  appuntamenti interessanti che accendono i riflettori sul lavoro professionale autonomo:

  • Promosso da CGIL – MILANO, 5 febbraio 2010 –  “Regole e tutele per il Lavoro Professionale nell’economia della Conoscenza“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CNA/Assoprofessioni – ROMA, 4 febbraio 2010 – “Quale Welfare per le nuove professioni?“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CCIAA Milano, Triennale Milano e Consorzio AASter – MILANO, 11 Febbraio 2010 – “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“. Qui il programma.

P.S. Per amici & Co: credo di passare agli eventi CGIL e AASter… ci vediamo lì.

Come usare i Buoni Lavoro

Non ne parlo in generale, ma per esperienza (come si sarà capito dai temi affrontati in questo blog). Con l’arrivo di ACTA negli spazi del mio studio ho smesso di fare la Cesira part-time [termine usato da mia moglie in riferimento al personaggio di Lupo Alberto, un talpa casalinga che pulisce casa..] e abbiamo affidato le pulizie all’esterno. Posto che per statuto e convinzione siamo contrari al lavoro nero, ci siamo attivati per trovare la soluzione ideale, che abbiamo identificato nel sistema dei voucher detti anche buoni lavoro. A chi interessa spiego come si fa.

voucher lavoro accessorio

Premessa: usare questo sistema è facilissimo. Davvero. L’impegato INPS che me l’ha spiegato, chiaro e gentilissimo. La complessità sta invece nel trovare un lavoratore disposto a fare le cose in regola. Non scherzo. Ho incontrato 11 persone prima di trovarne una disposta a usare i voucher. La maggior parte quando sente l’espressione “in regola” scappa dal lavoro occasionale, preferisce il nero. Tenuto conto che il valore è realmente basso in termini assoluti e che la quota versata all’INPS non serve a nulla per il lavoratore, ma solo all’Istututo per fare Cassa, come dargli torto? Dopo avere combattuto con questa idea ho optato comunque per i voucher per un motivo: tutelano la sicurezza del lavoratore che viene assicurato all’INAIL.

Se vuoi sapere come fare prosegui con la lettura (e se hai bisogno, posta pure dei commenti):

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Il gioco della Cassa Integrazione

Tra le numerose dichiarazioni che stanno piovendo nei take d’agenzia sul tema Fiat e il ricorso di Marchionne alla Cassa Integrazione, c’è n’è una assai interessante pronunciata (per la verità ieri) dal ministro Scajola che ha voluto fornire, a fianco delle sue valutazioni politiche, una lezioncina di management:

La cassa integrazione è uno strumento che le aziende giocano per bilanciare domanda e produzione“.

Sì insomma la CIG è un po’ come il sacrificio del pedone quando si dimentica di fare l’arrocco. La mobilità la perdita della torre o di altro pezzo pesante… Ma come va a finire la partita ve lo racconta il ministro un’altra volta.

P.S. E chi a questo gioco proprio non ha diritto, che cosa fa?

Pillole da leggere nel w-e

Qualche post che trovo interessante, sempre sul tema del lavoro e del mondo freelance, giornalismo e diritto del lavoro ecc.:

La qualità del lavoro (anche freelance)

Interessante e sempre piacevole da leggere è ancora una volta il numero appena pubblicato e che mi è arrivato qualche giorno fa (distribuito gratuitamente, tra l’altro, per chi fosse interessato) di “Dimensione Lavoro”, prodotto da AFI-IPL, l’Istituto per la promozione dei lavoratori dell’Alto-Adige.

Nel contesto di una serie di articoli (qui in .PDF) dedicati al “benessere” –  dove si articola bene l’idea che vada ampliato il concetto di “lavoro retribuito” come forma principe di attibuzione di valore per i soggetti sociali (secondo una sorta di omologia argomentativa, ma in piccolo, con chi oggi critica la centralità di indicatori economici come il PIL per misurare il benessere sociale) – si legge il bell’articolo di Andreas Brucculeri “Le molteplici sfaccettature della qualità del lavoro“.

Ineccepibile la letteratura citata. Il cuore dell’argomentazione: la percezione del benessere e di conseguenza i sistemi di rewarding dovrebbero essere molto più ampi di quanto sbrigativamente avviene con l’identificazione tra impegno lavorativo e corrispettivo in termini di reddito.

Ci sono altri fattori da porre sul piatto della bilancia: “le opportunità di qualificazione e di crescita; la possibilità di mettere in campo la propria creatività; le possibilità di avanzamento; le possibilità di influire sui processi lavorativi e di contribuire a configurarli; il flusso di informazioni; la gestione manageriale; il contesto sociale; l’utilità, l’orario, l’intensità del lavoro; gli aspetti emozionali e gli stress fisici; la certezza del posto“.

Tutto questo è rappresentato nello schema:

Qualita del Lavoro

Fonte: Dimensione Lavoro, n. 2/2009

Come si può intuire è una schematizzazione focalizzata sul mondo del lavoro dipendente. Difficile incasellare la condizione di un freelance nel secondo riquadro che parla di “posto di lavoro”. Ho allora immaginato uno schema diverso, più ampio, che andasse bene anche per i lavoratori indipendenti. Che ne dite?

qualita del lavoro autonomo