Internet, privacy e luogo di lavoro

Sono state pubblicate le linee guida del Garante della Privacy per l’uso della posta elettronica e di Internet in azienda (che avevamo già anticipato due mesi fa). I datori di lavoro pubblici e privati non potranno più controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti se non in casi eccezionali.

La questione è particolarmente delicata – afferma il relatore Mauro Paissan, attraverso un comunicato stampaperché dall’analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e la lesione della riservatezza dei lavoratori”.

L’Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine Web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell’attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori.

Cattivi pensieri sul lavoro giornalistico

Libro Bianco sul Lavoro NeroQui non c’entrano i blog, Internet e tutta la vicenda cara agli impallinatori della carta stampata. La storia è ben diversa. Distante anni luce da chi si diverte a trovare refusi su Corriere.it o agenzie di stampa, oppure a pesare il numero di immagini di scosciate messe in home page. Sto parlando del precariato nel giornalismo nostrano, una materia che non sarebbe male che si conoscesse di più, anche tra chi scrive online.

Per lavoro ho dovuto leggere e recensire (leggi il .PDF) di recente il “Libro Bianco sul Lavoro Nero”, pubblicato dal Centro di Documentazione Giornalistica e mi sono sentito in forte imbarazzo. È regola diffusa infatti che i giornalisti non parlino mai di se stessi sui media. Si sono ritagliati da anni uno splendido spazio di riflessione, ma è prassi comune evitare di portare sul tavolo delle redazioni notizie sul mercato giornalistico. Troppo naive l’autoreferenzialità. La conseguenza? Il sottobosco del mercato del lavoro giornalistico è diventato oramai una selva oscura, dove si trova di tutto, ai limiti della legalità e rigorosamante taciuto al pubblico.

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Alzare i costi del lavoro nero

Claudio LuciforaSanzioni certe e più controlli: sono questi i metodi principali per contrastare le irregolarità del lavoro. Ogni altro sistema è un palliativo. Per Claudio Lucifora in un Paese in cui l’aliquota marginale di una normale transazione economica (di lavoro e non solo) è del 40-50% le due parti possono sempre colludere: applicando lo sconto si dividono i vantaggi. È una questione di costi e benefici, così descritti da Lucifora:

Tra i “benefici” del lavoro nero c’è il mancato rispetto delle regole, la flessibilità e l’evasione totale o parziale di imposte e contributi. Tra i “costi” ci sono le sanzioni. Ebbene quanto maggiore sarà il costo tanto minore sarà la convenienza economica delle imprese. In Italia, però, queste due componenti fanno sì che la convenienza sia elevatissima. Le imposte incidono molto: se si evade i benefici sono perciò alti. I costi, al contrario, sono bassissimi per due motivi: da una parte ci sono i condoni più o meno regolari e dunque una resa dello Stato di fronte all’illegalità, dall’altra c’è la bassa probabilità di essere scoperti attraverso i controlli.

Questa l’intervista completa (.DOC) pubblicata anche sul sito del Ministero del Lavoro, nel contesto del Progetto Europeo per l’Emersione del Lavoro irregolare.

Quando il capo è soltanto una rappresentazione

Il Grande Capo

Di tutti i film di Lars Von Trier Il grande capo è sicuramente quello più fruibile. La discontinuità dei frame non è poi così fastidiosa e sincopata, la narrazione perfino divertente. Un traguardo per chi ha fatto del cinema un Dogma di ricercata naturalezza.

Il cuore del film è la commedia, la possibilità di rappresentare e impersonificare la leadership e i comportamenti di servitù, se così si può dire di un’opera che non vuole essere di genere. Il capo, racconta Von Trier, è soltanto una rappresentazione sterile, funzionale, manovrabile, detestabile. Va preso a schiaffi quando è possibile. In perenne imbarazzo non conosce i suoi subalterni. Non sa negoziare. Tace, inventa, schiva, finge. Esiste soltanto per rappresentare la leadership, non per esercitarla. E quando è in difficoltà nella guerra dei consensi, non fa altro che inventare a sua volta “Il Grande Capo del Grande Capo” e ritrovare la solidarietà di soggetto vittima del proprio capo. 

Il capo non parla la ligua dominante nell’ufficio ed esercita il fascino soltanto su chi desidera ottenere progressi di carriera [divertente il fatto che il film sia stato censurato per una scena di sesso in ufficio, considerata dalla commissione di revisione cinematografica “chiaramente rappresentativa di un rapporto sessuale poco coerente con l’intero contesto narrativo”.. una segretaria che si inginocchia davanti al capo poco coerente?].

Alla fine il capo ne esce a pezzi. È un poveraccio, una macchietta, che non vede l’ora di terminare il proprio incarico perché alla fine è soltanto una pedina manovrata da chi lo governa restando nell’ombra. Film a suo modo geniale che si risolve con un vero coup de théâtre. Messaggio finale: una risata seppellirà i capi. E a ridere sarà soprattutto chi è in grado di mantenere la giusta distanza per osservare le assurdità che si vivono in ufficio ogni giorno.

Il primo summit italiano sui talenti

Rivolto agli esperti delle HR, ma con una valenza importantissima in Italia. Il Primo Sumnit italiano sui talenti ha ricordato che gli alti potenziali e i talenti sono merce rara, vanno curati, selezionati, apprezzati e fatti crescere. Prima che sia troppo tardi. Se vi interessa il tema, questa è la mia relazione introduttiva:

“Questo Primo Summit Italiano sui Talenti nasce dalla felice intuizione di Business International che, sulla scorta della recente indagine dell’Economist pubblicata nell’ottobre scorso, ha deciso di mettere a fuoco un tema fondamentale oggi nella gestione delle persone all’interno di organizzazioni e più in generale nell’economia, nel mercato del lavoro: la qualità delle risorse, il merito e la differenza.

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Damiano, in un soffio

Damiano in un soffioNon sembra scomporsi più di tanto, ma certamente i giovani “esternalizzati” di Wind li ha notati e li ha ascoltati.

L’occasione? La conferenza “Il Lavoro debole” e non poteva esserci momento migliore per i dipendenti Wind di portare in primo piano problemi e… magliette! La scritta “Wind scaricati in un soffio” la dice lunga. La loro protesta continua online con il blog NoEsternalizzazioniWind. Il 26 è prevista anche una manifestazione. Attivismo, vitalità e una certa intelligenza nel lanciare i messaggi. Bravi i ragazzi di Wind a fare parlare del caso, anche via Web.

Il ministro Cesare Damiano, invece, è in stand by in attesa di conoscere le sorti di Romano Prodi. Lui sì scaricato in un soffio.

Le retribuzioni degli italiani

È uscito l’VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani realizzato una volta all’anno da OD&M Consulting. Oggi Il Sole 24 Ore ha sviluppato un ampio e dettagliato servizio dal titolo “Lo stipendio cresce, ma poco” [Fonte file: Rassegna stampa Borsa Lavoro Lombardia]. Questo, invece, è il comunicato della società. Di seguito riporto alcuni dei dati più significativi.

Valori assoluti e i trend di crescita degli stipendi dei lavoratori dipendenti in Italia
[RTA = Retribuzione Totale Annua Lorda]

RTA 2006
[Fonte OD&M Consulting – VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2007]

La crescita delle retribuzioni in termini percentuali
e il confronto con l’inflazione

Andamento della Retribuzione degli italiani 2007
[Fonte OD&M Consulting – VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2007]

P.S. Update 22.02. Anche La Repubblica ha dedicato oggi una pagina al Rapporto Retribuzioni.