Lo Statuto dei lavori autonomi proposto dal PD

La sostanza dello Statuto dei Lavori autonomi (ovvero del Disegno di Legge 4050 – molto simile a quello presentato in Senato da Tiziano Treu), presentato ieri dal PD a Milano, con primi firmatari Cesare Damiano e Piero Fassino è questa:

SEMPLIFICAZIONE

  • Viene regolata e misurata la rappresentatività delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi
  • Si semplifica la burocrazia per l’avvio di un’attività autonoma
  • E’ favorita l’adozione di marchi di qualità per promuovere le prestazioni dei lavoratori autonomi e tutelare i consumatori
  • Si facilita l’accesso all’informazione sugli appalti pubblici
     

FACILITAZIONE

  • I giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata che aprono un’attività autonoma sono esentati da imposizione Irap e Irpef per i primi tre anni d’attività
  • Si aprono in ogni provincia servizi di consulenza organizzativa, finanziaria, di mercato e di certificazione delle competenze per chi avvia un’attività autonoma
  • Si istituiscono prestiti a tassi agevolati
     

SOSTEGNO

  • Viene promosso il lavoro autonomo femminile con il finanziamento di apposite azioni positive e la costituzione di un fondo nazionale per l’imprenditoria femminile
  • Si sostiene la formazione e l’aggiornamento professionale con programmi formativi e voucher specifici per i lavoratori autonomi. Le spese di formazione sono deducibili
  • Si finanziano e sostengono la ricerca e l’innovazione
  • Esclusione dall’Irap per i lavoratori autonomi senza impresa e aumento delle deduzioni per gli altri
  • Si è garantiti per i ritardati pagamenti e facilitati nell’accesso al credito
     

SALVAGUARDIA

  • Si tutelano anche i lavoratori autonomi in situazioni di crisi e d’inoccupazione
  • Diventa obbligatoria l’assicurazione contro gli infortuni anche per i lavoratori autonomi e sono finanziati gli investimenti e la prevenzione per la sicurezza sul lavoro
  • E’ favorita la costituzione di fondi mutualistici fra lavoratori autonomi per facilitare: la formazione professionale, la previdenza complementare e il sostegno al reddito in caso di malattia, maternità, infortunio e disoccupazione. I contributi versati ai fondi mutualistici sono detraibili dall’Irpef
  • I compensi dei lavoratori autonomi devono essere equi e sono regolati e tutelati
  • Deve diventare pienamente esigibile il sostegno alla maternità anche per le lavoratrici autonome
  • Per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps si riduce l’aliquota contributiva allineandola a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps
  • Si tutela il lavoro autonomo economicamente dipendente. Ossia, il lavoro, dei lavoratori autonomi e dei professionisti con un committente prevalente, e anche di coloro che sono contribuenti minimi iscritti alla gestione separata Inps, è regolato e tutelato dai contratti nazionali di lavoro che definiscono: le regole di lavoro e di recesso, i compensi in misura pari a quella di un dipendente di pari professionalità maggiorato del 15%, la tutela del riposo psicofisico, della maternità, della malattia e degli infortuni

Lavori usuranti, Damiano si affida a YouTube

Interessante operazione di comunicazione e sensibilizzazione dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, che affida il suo appello a Maurizio Sacconi di non lasciare cadere la questione dei lavori usuranti (e intascarsi 3 mld di euro da spedere per altro…) a YouTube e al suo blog. Un modo per dire pubblicamente ciò che probabilmente non passerebbe su altri canali, magari televisivi.

Mancano 4 giorni.

Update: ne scrive oggi (27.05) Il Messaggero.

Il ministro Damiano mi risponde

Qualche settimana fa il ministro del Lavoro Cesare Diamiano (qui il suo blog, appena avviato – bene, ottima iniziativa!) è interventuo con alcuni suoi post (1 e 2) su JOBTalk. Una scelta democratica e positiva, aperta a commenti e domande. Ho colto la palla al balzo per chiedere cosa ne pensasse del lavoro autonomo di seconda generazione. La mia domanda:

Gent.le ministro,
l’azione di governo da lei portata avanti in questi anni è stata orientata alla regolarizzazione (in edilizia, nel lavoro presso call center e con la circ. 4/2008 in maniera estesa). Personalmente ho condiviso queste scelte. Il termine di confronto, tuttavia, al di là della regolarizzazione, è sempre stato il lavoro subordinato (x es. l’innalzamento delle tutele per i parasubordinati…). Vi sono in Italia, a ogni modo, numerosi lavoratori che non sono falsi autonomi e neppure co.co.pro. Il tetto dei 3 anni per i lavoratori a termine porterà a ulteriori aperture di partite IVA, vedrà. Se vuole mi impegno in una scommessa formale :-) …
Quello che le chiedo è: perché tutti i governi insistono con un riformismo a piccoli balzelli, tralasciando la vera suddivisione del lavoro, come prevista dal Codice Civile, tra lavoro autonomo e subordinato? Se la Biagi ha dovuto mettere una pezza alle collaborazioni e ancora oggi questi contratti vanno sanati con circolari e circolari, vuol dire che il problema è alla fonte. In Spagna si è puntato su uno Statuto del Lavoro Autonomo. Non è tutto più semplice se si separano nettamente le due strade? Mettendo una pezza allo scempio della Gestione Separata (pozzo di San Patrizio che incamera contributi per l’assistenza, ma non eroga servizi in questa direzione e da cui si è attinto per sanare lo scalone, alla faccia del meccanismo contributivo), con una vera cassa per gli Autonomi e aliquote corrette per questo tipo di lavoro, magari stabilite insieme a questa parte sociale e non unilateralmente? L’ingresso e l’uscita da un mercato del lavoro subordinato non può avere come unica alternativa la zona grigia della parasubordinazione che viene sistematicamente intesa come dipendenza a basso costo. Rendere economicamente svantaggioso un parasubordinato, alzando le sue aliquote Inps [e oggi con un salario minimo], non vuol dire eliminare i pregiudizi su un impiego irregolare del lavoratore autonomo. Affinché la mobilità sia vantaggiosa occorre rendere forte chi sta veramente fuori dalle imprese, non cercando in tutti i modi di ricondurli nel loro circuito. Servono protezioni per il cittadino-lavoratore, non unicamente per chi è transitato da un’impresa. A che cosa serve innalzare i valori economici dei sussidi per la disoccupazione, se molti precari o professionisti senza albo non vi potranno mai accedere? Questo retaggio legato alla visione sindacale della tutela del lavoro ha da sempre affossato il vero lavoro autonomo e messo in un angolo gli attuali lavoratori che hanno discontinuità e praticamente nessun contratto per anni, lavorando per esempio con Partita Iva. In un’Italia dei servizi e del terziario avanzato, dei professionisti e consulenti che oggi non sono rappresentati dai sindacati, non è ora di costruire uno stato sociale forte e per tutti? Di migliorare la stabilità, la qualità e sicurezza dell’offerta, visto che la disoccupazione è ai minimi storici? Detto in altri termini, di rendere le politiche attive, disorganiche e su base territoriale, un vero sistema sociale?

Questa la risposta di Cesare Damiano, pubblicata oggi su JOBTalk:

[..] A Dario dico che il problema di superare la dimensione del lavoro subordinato come unico riferimento per la tutela nel diritto del lavoro è a noi noto. Del resto c’è un’ampia elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sui soggetti che il diritto del lavoro dovrebbe tutelare e che non rientrano nelle fattispecie più evidenti di subordinazione. Abbiamo elaborato diversi documenti e analisi – dallo Statuto dei lavori alla Carta dei diritti – prefigurando un diritto del lavoro più in linea con i cambiamenti intervenuti negli ultimi dieci anni. È un percorso non semplice e certamente la scarsità di risorse non aiuta a dare le giuste tutele a tutti coloro che ne avrebbero bisogno. Speriamo che si creino le condizioni per un approccio politico più attento a questioni strutturali come queste. Il Partito Democratico è nato proprio per dare risposte incisive, senza la necessità di piegarsi alle esigenze disparate di una coalizione eterogenea, che finiscono con il togliere respiro e profondità alle importanti riforme di cui il Paese ha bisogno.

In sintesi: conosciamo il problema, ci stavamo lavorando con varie ipotesi molto costose, speriamo si creino condizioni per ripensarci (!). Risposta da 6 meno meno, come si diceva una volta, ma ringrazio ugualmente il Ministro.  Sì, “speriamo che si creino le condizioni per un approccio politico più attento a questioni strutturali come queste“.

Anche perché se è una questione strutturale, che cosa stiamo aspettando?

Damiano, la conferenza di fine mandato

Cesare Damiano ha presentato un consuntivo degli interventi (file .PDF) che il suo mandato ministeriale ha messo in campo in questi anni, in particolare ha illustrato le novità contenute nel protocollo sul Welfare e nella Legge Finanziaria. Alcune sono azioni soltanto previste, basate su una delega a un Governo che non esiste ancora, altre sono modifiche strutturali al nostro sistema di protezione sociale.

Il documento riassuntivo: “Dalla Legge alle persone“. L’intervento audio si trova qui (si ascoltino gli ultimi 10 minuti sulla responsabilità della politica). Secondo Cesare Diamiano la crisi di Governo ha bloccato 5 tavoli di concertazione su modelli contrattuali, prezzi e tariffe, sicurezza, CCNL aperti e salari.

Damiano, in un soffio

Damiano in un soffioNon sembra scomporsi più di tanto, ma certamente i giovani “esternalizzati” di Wind li ha notati e li ha ascoltati.

L’occasione? La conferenza “Il Lavoro debole” e non poteva esserci momento migliore per i dipendenti Wind di portare in primo piano problemi e… magliette! La scritta “Wind scaricati in un soffio” la dice lunga. La loro protesta continua online con il blog NoEsternalizzazioniWind. Il 26 è prevista anche una manifestazione. Attivismo, vitalità e una certa intelligenza nel lanciare i messaggi. Bravi i ragazzi di Wind a fare parlare del caso, anche via Web.

Il ministro Cesare Damiano, invece, è in stand by in attesa di conoscere le sorti di Romano Prodi. Lui sì scaricato in un soffio.

Libro Verde come la bile

Piccata botta e risposta sulle colonne del Sole 24 Ore tra il giuslavorista Michele Tiraboschi e il ministro del Lavoro Cesare Damiano sull’impegno profuso nella stesura del Libro Verde della Commissione Europea dedicato alla modernizzazione del mercato del lavoro in Europa. Più che un rimprovero per la scarsa attenzione, quello di Tiraboschi sembra una vera stoccata politica (di tipo “preventivo”, come va di moda in questi anni) che va ben oltre le consultazioni aperte in sede europea:

Provincialimo e autoreferenzialità sono vizi strutturali che da tempo immemorabile condizionano il dibattito italiano sulle riforme del lavoro. Il confronto con l’Europa è impietoso. Per i primi mesi del 2007 è preannunciata in Italia una controffensiva non soltanto sulla legge Biagi e il pacchetto Treu, ma prima ancora sulla disciplina del lavoro a tempo determinato, adottata nel 2001 in attuazione di una direttiva comunitaria“.

La risposta del Ministro è fin troppo educata e non entra in polemica. In sintesi dice: 1) bene, allora ci aspettiamo delle idee per il Green Paper; 2) caro Michele, guarda che la discussione sul Libro Verde è già iniziata e ne ha parlato lo stesso giornale su cui scrivi, ma che non leggi.