Flexecurity, chi è costei?

Flessibili, non precariMetto a disposizione alcuni materiali (link, PDF ecc.) che potrebbero tornare utili nel dibattito sulla precarietà, che sicuramente scalderà la prossima campagna elettorale. Riguardano la conferenza internazionale “Flessibili non precari”, organizzata a Torino, venerdì e sabato, da Ministero del Lavoro e Regione Piemonte, alla quale è stato dedicato anche un sito specifico.

Per l’occasione è stata commissionata all’Istituto Piepoli la ricerca “Studio sulla percezione giovanile del mercato del lavoro” (formato .PDF). Venerdì mattina, prima del convegno, Fabio Sebastiani, commentava l’indagine così su Liberazione, nel pezzo La precarietà buona non esiste: “La precarietà è una condanna. Lo pensa il 90% degli atipici e delle atipiche in Italia. Non è propriamente una novità“. In realtà la questione è più complessa. Si legga l’indagine. Qui, invece, trovate un riassunto dei dati presentati, curato da Carlo Ruggero per Rassegna, giornale di CGIL.

Ciò che si evince è una scarsa fiducia nel futuro, grande disinformazione su Leggi e iniziative governative, una totale ignoranza sul tema della flexecurity. Insomma i giovani non ci fanno proprio una bella figura. Di seguito riportiamo alcune tabelle tra le più significative, anche se la fotografia scattata mostra molto di più sulla percezione, soprattutto a livello qualitativo. Resta poi un errore imperdonabile nel solito modo di approcciare la precarietà come “tutto quello che non è lavoro dipendente” (cfr. Tab. pag. 24). Piepoli rimandato a settembre.

La percezione della precarietàSecondo Cesare Damiano “in Italia il lavoro flessibile interessa il 12-13% circa degli occupati. Si tratta di un dato allineato agli standard europei: la differenza è che in Italia si rimane troppo a lungo nella condizione flessibile e questo aiuta l’identificazione della flessibilità con il precariato“.

Tra precari e flessibili dunque c’è soltanto uno “salto temporale”, che si può ipotizzare (visto il recente tetto fissato per i contratti a termine) in 3 anni. Sarà l’approccio corretto? Sergio Marchionne ha ribadito, invece, che alle imprese “non servono dipendenti usa e getta“. Flexecurity, questa sconosciutaGli interventi a Torino sono stati numerosissimi. Tutti hanno qualcosa da dire sul precariato.

La giornata di venerdì è disponibile su questo link, registrata per intero da RadioRadicale.it. Il dibattito di sabato, guidato da Massimo Mascini del Sole 24 Ore, è diponibile invece qui, sempre per intero. Altri resoconti dell’evento sull’Espresso online. Lascio poi in download una breve rassegna stampa (in .PDF) degli articoli usciti sabato e domenica sulla stampa nazionale e il link a “Precarietà, il bluff della flexicurity solo per chi se la può permettere”, ancora di  Sebastiani per Liberazione.

Not in my blog yard

Nelle ultime due serate di Porta a Porta sia Silvio Berlusconi sia Walter Veltroni hanno iniziato a fare campagna elettorale a partire dai temi dei salari e del lavoro. La redazione ha propinato per ben due volte lo stesso sondaggio sulle “Priorità del nuovo Governo”, che secondo gli italiani sono:

I problemi che dovrà affrontare il nuovo governo

Ora la domanda è: perché online, su blog e affini (opinionificio per definizione), non si discutono, in termini di frequenza o intensità, nell’ordine, le medesime questioni?

Mi vendo su eBay

Arnaldo Funaro, in arte ArnaldArnald, pubblicitario, fumettista, copywriter, creativo, storico, Internet guy e altro ancora non ha resistito alla tentazione, minacciando l’umanità di fare danni da delirio di onnipotenza.

Dopo Sara, che dalla sua storia ha tratto anche un libro (foto a fianco), anche Arnaldo Funaro, 31 anni, creativo che lavora nel settore della pubblicità, ha deciso di vendersi al miglior offerente per un lavoro. Sara Disperata(Senza offrire sesso in cambio, per fortuna nostra). E lo fa su eBay. Oggi ha un contratto a progetto con scadenza a marzo. Base di partenza: 1 euro.

La “proposta ufficiale di collaborazione” è accompagnata da un video su Adolf Hitler che racconta come la follia del furher pare abbia avuto una genesi ben precisa: la mancata ammissione all’Accademia di Belle Arti.

Non sia mai, dunque, che dal rifiuto di un talento in erba possano derivare nuovi, imprevisti danni irreparabili.

Pura provocazione? Disperazione? Strumento di viral marketing personale?

2,7 milioni, precario più precario meno

Il Ministero fa la conta prima della Finanziaria. Quanti sono i precari in Italia? La risposta fu fornita qualche tempo fa da Lavoce.info e non sorprende che tra le due stime, quella odierna di Cesare Damiano e dei ricercatori del portale, ci sia uno scarto soltanto dello 0,3% per quanto riguarda il lavoro dipendente.

La conferenza di presentazione dei dati del Ministero è visibile in maniera integrale sul sito di Radio Radicale, mentre i materiali proiettati sono a disposizione in queste slide: “Occupazione e forme di lavoro precario” (.PDF). I valori sono riferiti al 2006 e per “precario” – qui sta una delle questioni sottointese, ma più importanti! – s’intendono i lavoratori a termine, i Co.co.co/pro e i lavoratori occasionali, escludendo il lavoro autonomo (tranne quello agricolo). Sono esclusi anche i lavoratori in nero (ca. 3,5 mln) o quelli che hanno smesso di lavorare, oltre ai cosiddetti “scoraggiati”.

Tasso percentuale di permanenza nell’occupazione a termine (in mesi)Tasso percentuale permanenza lavoro a termine

Risultato: nel 2006 i precari erano 2.719 milioni,

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Lavoro, una fotografia sul 2006

Chi legge Humanitech sa che questo blog ha anche una funzione di servizio essendo talvolta una specie di deposito di documenti e informazioni sul lavoro. A me serve spesso per tenere traccia di articoli, ricerche e cazzabubbole. In quest’ottica vi propongo un po’ di materiale che parla del 2006 (in vista dei prossimi ragionamenti sulle modifiche della Legge Biagi), documenti “estesi” che un giornalista

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L’Italia del lavoro secondo Istat

Presentato ieri, il Rapporto Istat “La situazione del Paese nel 2006” dedica tutto il Capitolo 4 (File .PDF, 2 MB) al mercato del lavoro. Si legge:

L’economia italiana sembra aver acquisito una capacità di creare posti di lavoro a ritmi soddisfacenti, adeguati ad assorbire uno sviluppo relativamente lento dell’offerta di lavoro, quale è quello prevalso negli anni recenti e, anzi, rendono possibile un graduale ridimensionamento dell’area delle persone in cerca di lavoro. Tuttavia, dopo una fase piuttosto lunga di crescita significativa dell’occupazione, il sistema economico del nostro Paese resta ancora caratterizzato da un grado particolarmente basso di coinvolgimento nel mercato del lavoro della popolazione in età attiva.

In altre parole, la disoccupazione cala, chi cerca ha maggiori opportunità di trovare, ma molti non partecipano ancora attivamente al mercato del lavoro, soprattutto nel segmento dei giovani (che preferiscono prolungare gli studi piuttosto che rimanere sottoccupati) e al Sud. E sembra questo il problema maggiore che l’Istituto di ricerca mette di fronte al Governo e alle parti sociali come più pressante, in particolare rispetto al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e alla situazione degli altri Paesi dell’Unione (esclusi gli ultimi arrivati nell’UE a 25). Impressionante il progresso della Spagna, che però fa un ricorso molto alto al tempo determinato.

Bella le rappresentazione grafica dei tassi di occupazione per area geografica, che riportiamo qui sotto.

Occupazione 2006 - ISTAT
[Fonte: Istat – “La situazione del Paese nel 2006” – Cap.4]
Chi desidera consultare il Rapporto Istat completo può scaricarlo in formato PDF qui.

Che ci vado affare al centro pubblico?

Trovare lavoro attraverso i Centri per l’Impiego (CPI) si sà non è cosa semplice perché le professionalità intermediate spesso sono di basso profilo. Arrivare a dire, però, che il “bilancio delle loro attività sia in forte rosso” dopo 10 anni dalla fine del collocamanto pubblico mi pare una forzatura. Forse non tutti sanno che nei Centri Pubblici si svolgono un’infinità di attività, alcune molto importanti di raccordo con il territorio o la gestione delle crisi, cosa che i privati non fanno, e non soltanto l’intermediazione. Sono l’unico punto di contatto, per esempio, dove “agganciare” gli inattivi.

Motivi dei contatti con i Centri Pubblici per l’Impiego

Attività dei Centri Pubblici per l’Impiego

[Fonte Rapporto di Monitoraggio 2007 sul Mercato del Lavoro – Ministero del Lavoro]

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Le aree di impiego dei giovani laureati

Sono apparse in questo periodo numerose ricerche dedicate ai giovani e ai neolaureati a testimonianza della crescente attenzione verso uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni ovvero la sempre più bassa capacità di investire nelle nuove generazioni.

Da Eurofond, la “European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions”, arrivano informazioni comparative sul tema Youth and Work (file .PDF, 450 Kbyte) nei 25 maggiori Paesi europei, mentre dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Formaper, giungono nuove analisi sulla Domanda e offerta di laureati in Lombardia (file .PDF, 650 Kbyte). [Il comunicato stampa titola “Cercansi laureati, ma senza garanzia di stabilità”].

Infine, il Giornale di Brescia sta pubblicando un’inchiesta a puntate sui neolaureati rendendo noti dati di un recente monitoraggio eseguito da Cilea sulla Lombardia. Oggi offre uno spaccato sulle retribuzioni, in un articolo dal titolo “Quanto prende un neolaureato?” (file .PDF, 150 Kbyte) che mette a confronto gli stipendi a 18 mesi dal termine degli studi di chi ha scelto una laurea triennale con quelli dei dottori che hanno svolto percorsi di formazione secondo il vecchio ordinamento.

Infine, vi segnalo una tabella abbastanza interessante sui settori di inserimento lavorativo dei diversi neolaureati in Lombardia.

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Sale l’occupazione, i precari sono il 12,2%

Il giorno seguente alle buone notizie sull’occupazione registrata da Istat, qualcuno ha deciso di rovinare la festa e fare i conti sui precari. Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli pubblicano su La Voce.info i risultati. Questa la sintesi finale:

Complessivamente l’area della precarietà coinvolge 3.757.000 individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. L’incidenza di tale area sulla platea potenziale di riferimento costituita da tutti gli occupati e dai non occupati con precedenti esperienze lavorative che mantengono un certo attachment con il mercato del lavoro (complessivamente 25.613.000 unità) si attesta al 14,7%. L’incidenza dell’occupazione precaria sul totale (23.001.000 unità) è pari al 12,2%, mentre tra coloro che non hanno più un lavoro, ma sono in cerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare (2.612.000 unità) i precari sono il 36,3%.

E qui la tabella riassuntiva:

Tab PrecariFonte: La Voce.info – Elaborazioni degli autori su dati ISTAT-RFL e ISFOL-PLUS.

Note: (*) Valore medio tra RFL e PLUS; (**) Sull’occupazione complessiva; (***) Sulle persone non più occupate ma in cerca di un nuovo lavoro o immediatamente disponibili a lavorare; (****) Sulla platea di
riferimento complessiva.