Roma trema, arriva la scossa del Quinto Stato

Manifesto ACTA RomaQuesta sera tutto cambia.

ACTA presenta il Manifesto del Lavoro autonomo, nuovo programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale in Italia, finalizzato a incentivare e rinforzare la coalizione tra chi non gode oggi di un’adeguata rappresentanza sociale.

Il Manifesto, presentato in prima a Milano, il 12 gennaio 2011 presso il Teatro Agorà della Triennale, oggi viene proposto alla platea nazionale, al gotha della politica, alla città in cui si giocano le mille partite del potere e della rappresentanza nel nostro Paese.

E’ un documento che vuole spingere verso la coalizione ed esprime un giudizio impietoso sul modo in cui è evoluto (o si è deteriorato) il Welfare in Italia. Illustra alcune proposte chiare e una lista di rivendicazioni a cui il mondo politico e il sistema previdenziale dovranno dare risposta.

Roma, 11 maggio 2001: ROMA TREMA
ACTA presenta il Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione.
Ore 18.30 – MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma – Sala Conferenze – Via Nizza 138, angolo via Cagliari

Al dibattito interverranno, per ACTA, Sergio Bologna e Anna Soru.

Apprendistato e stregonerie del diritto

E’ arrivato il Testo Unico sull’Apprendistato. Potete scaricarlo qui: sono poche paginette, per sistemare una matassa che da almeno 8 anni non si riesce a dipanare. Dovrebbe sistema la questione giovani in Italia. Dicunt. Il testo però non fa altro che ribadire le linee di attuazione finora adottate e introduce novità sull’età, l’inquadramento minimo e poco altro per la verità. C’è poi un tocco geniale nascosto tra le righe: è vietato pagare a cottimo l’apprendista, ma se lo fai ti becchi la salatissima multa di 100 euro :-)

Quello che invece mi sorprende di più è la presenza di due formule antitetiche, nello stesso testo di Legge, una quasi presa per i fondelli, per non dire altro. Si legge:

Art. 1 Definizione. L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato all’occupazione dei giovani.

.. e alla fine del Comma 1 dell’Art. 2

Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Un contratto a tempo indeterminato se nessuna parte dice diversamente. Geniale vero?

Mondo freelance, ovvero del sommovimento a venire

Vita da freelanceEra il titolo di un capitolo del libro che esce oggi, poi diventato semplicemente Gli outsider del welfare state, più comprensibile a chi non ha seguito le dichiarazioni recenti del Presidente INPS Mastrapasqua.

Oltre a parlare di diritti abbiamo deciso di scrivere un libro ad ampio spettro incrociando temi anche piuttosto differenti tra loro e inserendo frequenti richiami italiani e internazionali a chi si è occupato di lavoro professionale negli ultimi tempi sia da un punto di vista teorico sia, soprattutto, nell’azione quotidiana di difesa e tutela dell’autonomia del mondo freelance. Non ci sono soltanto Weber, Sennett o i dati Istat, troppo semplice. Siamo andati a cercare tra i blog, nelle righe degli ottimi lavori di ricercatori poco noti, raccogliendo testimonianze dirette, in particolare di chi vive l’autonomia con grande passione.

Siamo partiti dal lavoratore per arrivare alle nuove coalizioni, attraversando il terreno difficile del rapporto con la cultura del professionalismo, il tema del precariato e dell’economia che vive di progetti. Abbiamo cercato di capire di più sulla questione dei compensi, guardando anche alla cattiva informazione e al penoso Welfare State che ci ritroviamo, ricordando valore e ricchezza del freelancing, con una parentesi, per contrasto, sul degrado del lavoro dipendente.

Sergio Bologna, Dario Banfi – Vita da freelance (Milano, Feltrinelli 2011, Euro 17,00) esce oggi nelle librerie italiane.

La prima presentazione:
Roma, 28 aprile 2011 c/o la Feltrinelli, P.za Colonna 31/35, h. 18:00.

Un lavoro di sintesi e di proposta verso la coalizione del mondo freelance

Di che cosa si parla in questo libro? Beh, tenete conto che Sergio e io siamo di due generazioni differenti, per cui in primo luogo parliamo di che cosa unisce invece di dividere e come le cose stiano cambiando nell’universo del lavoro postfordista. Il tipico individualismo del lavoratore indipendente, chiuso nella sua casa-ufficio e collegato col mondo soltanto in via remota, oggi sta cambiando, grazie alla spinta dei coworking, delle community online (provate a cercare l’hashtag #freelancing su Twitter: questa è solo la punta di un iceberg!), dell’associazionismo, delle nuove e moderne coalizioni che surclassano il vecchio sindacalismo.

Passando da New York a Londra, da Parigi a Milano, abbiamo inseguito le tracce di un movimento associativo nuovo, che si confronta direttamente con lo Stato e il mercato su questioni fiscali, previdenziali, normative. I lavoratori indipendenti vogliono oggi un riconoscimento del loro ruolo nell’economia della conoscenza. Basti pensare alle azioni di lobby di PCG nel Regno Unito o della Freelancers Union nello Stato di New York e non solo. In Italia c’è ACTA di cui Sergio e io siamo soci attivi.

E come cambia la percezione di un’identità di ceto? I freelancer esistono davvero in Italia? Per rispondere abbiamo affrontato a viso aperto il confronto con la vecchia ideologia borghese del ‘professionalismo’ e dei colletti bianchi tracciando una separazione netta dai tradizionali schemi del lavoro salariato. Siamo convinti che il nuovo mondo delle professioni sarà un mondo di no collar, secondo la felice espressione del sociologo americano Andrew Ross, un mondo di freelance, parola che in origine vuol dire “mercenari”, ma oggi indica milioni di lavoratori in perenne tensione tra libertà e vincoli, tra creatività e conformismo, tra sapere tacito e saperi standardizzati.

Settori importanti del mondo del business (si pensi ai broker online in ambiente anglo-americano) prevedono che questi lavoratori saranno il mainpower del futuro. Da noi le cose sono più complesse, i disegni di legge per creare statuti nuovi del lavoro autonomo o modificare i sistemi di protezione sociale sono impantanati in Parlamento e a dire il vero non sembra che nessuno voglia affrontare sul serio le questioni. In questo libro abbiamo cercato di portare in corto circuito quei sistemi di cattiva rappresentazione del lavoro indipendente, a partire per esempio dal tema dei compensi o della classica e imbecille voglia di assegnare il ruolo di precario a una Partita IVA.

Beh, mi fermo qui. Ovviamente su questo blog passo a passo vi racconterò anche altro. Se vi interessa, vi lascio di seguito una copia dell’Indice dell’opera Vita da freelance. Se cercate info o altro, scrivetemi pure.

Non è un pesce d’aprile ma la tua pensione

Il 4 e 5 maggio si tengono le giornate nazionali della Previdenza. Tra gli eventi ufficiali per ora in agenda spicca per assenza un incontro dedicato alla Gestione Separata, la cassa dove convergono i contributi dei freelance. Qualcuno forse teme il “sommovimento sociale” (cit.)? Si parlerà del futuro pensionistico degli italiani e non è un caso che le iscrizioni per informarsi siano aperte dal 1 di aprile.

GNP2011

Il Piano Nazionale di Riforme mancate

Prendiamo uno spicchio, quello che interessa questo blog, ovvero il tema del lavoro. Leggendo il Programma Nazionale di Riforma (.PDF) si trovano tutte le conferme sull’incapacità di programmare un’incisiva azione di governo del Paese.

Due le soluzioni per il mondo del lavoro e risollevare le sorti dei giovani, proposte da Sacconi: dare corpo allo Statuto dei Lavori, completare la riforma dell’apprendistato. Mentre per quest’ultimo sono oramai 8 anni che ci proviamo e siamo arrivati a una vera Babele legislativa che interseca fattispecie di apprendistato con Leggi regionali di tutte le Regioni e i Contratti Nazionali di Categoria (immaginate una matrice con queste variabili: 3 contratti, 20 Regioni, [n] CCNL e capirete il caos…) e blocca ogni efficacia all’istituto contrattuale, per lo Statuto dei Lavori siamo alle solite: si promettono nuove protezioni universali, ma per chi ha un lavoro dipendente o è un Co.co.pro. Insomma, se anche (e ne dubito) si dovesse tra sei anni – per essere ottimisti – arrivare a qualche punto fermo, si tratterebbe di “universalità dei diritti” a metà e nella zona d’ombra, che riguarda gli esclusi, ci saranno ancora una volta i freelance.

In altre parole navighiamo come al solito a vista, con tanta carta (162 pagine) e zero fatti. Ciò che preoccupa è che i fatti sono anche quelli futuri, non soltanto quelli passati e subito dimenticati.

I dolori del giovane Welfare

Sapevate che nella Regione Lombardia le cure odontoiatriche sono gratuite per chi è in mobilità e in cassa integrazione, per i lavoratori e i loro familiari? Senza nulla togliere a questi, che cosa ne pensa il popolo precario che non mette insieme tre lavori in un anno e ha manifestato sabato? Non si tratta di disoccupati né di persone che raggiungono redditi equivalenti a chi è in cassa integrazione e neppure possono beneficiare di alcun sostegno al reddito. E’ un mal di denti meno doloroso il loro?

Il nostro tempo è adesso

Il nostro tempo è adessoOccupare gli spazi per reclamare il tempo che non c’è. Detta anche soltanto in questo modo è già poesia l’evento di domani nelle piazze italiane.

Non è un’iniziativa sindacale. E’ altro. Per questo merita tutta l’attenzione possibile, perché è davvero un nuovo modo che avanza per affrontare le rivendicazioni legate al mondo del lavoro e prende forma in un nuovo corpo sociale.