Lavoro nero e inciviltà

Intervista a Pietro Ichino Intervista aLuciano Gallino Intervista ad Aris Accornero Intervista a Pietro Garibaldi Intervista a Carlo Dell'Aringa

“Esiste un circolo vizioso difficilissimo da scardinare. Da una parte la dimensione dell’economia sommersa è un incentivo a evadere: la gente ha la percezione che può farla franca. Dall’altra più è grande il sommerso, più è difficile scovare gli evasori. Se un intero Paese condivide la scelta del lavoro nero come risolvere la questione?”

È Carlo Dell’Aringa (.PDF con intervista) che parla. Ho avuto il piacere di intervistarlo nel contesto del progetto ministeriale Rete Europea per l’Emersione del lavoro irregolare. Una persona cordiale, come poche. Per chi fosse interessato all’argomento, segnalo anche altre interviste (tutte in download in formato .PDF) in materia di sommerso e lavoro nero che ho realizzato ascoltando Pietro Ichino, Luciano Gallino, Aris AccorneroPietro Garibaldi e Tito Boeri.

Lo standard della Finanziaria

Tra le mille sfaccettature – per essere buoni, ma potremmo anche dire “nel bazar” – della Legge Finanziaria si parla anche di Lavoro, per fortuna. L’impegno profuso non è indifferente e alcuni provvedimenti sono nuovi, come quelli legati alla lotta al sommerso (per la prima volta è istituito un Fondo), alle comunicazioni obbligatorie, al patto di solidarietà tra generazioni o agli incentivi previdenziali (o meglio al condono per quegli imprendiori che usano lavoro irregolare) per stabilizzare i Co.co.pro, ma altri permangono pericolosamente impantanati in vecchie logiche, ovvero alla necessità di appianare le crisi del settore privato o distribuire favori nel settore pubblico.

Interessante, dal punto di vista politico, la scelta di aumentare le aliquote previdenziali un po’ per tutti, a fianco della riduzione del cuneo fiscale. È il classico paradosso di sinistra in cui non è chiaro se si vuole rafforzare l’equità e la sicurezza sociale oppure appianare i conti dell’INPS. Vista la mancanza di qualsiasi specifica sull’onere del pagamanto del differenziale per il lavoro autonomo (in altre parole, l’aumento lo paga il lavoratore con partita IVA o il committente? Evidentemente il primo, che dovrà alzare le tariffe o più probabilmente subire una riduzione del suo compenso netto), propenderei per la seconda ipotesi.

Il cardine intorno al quale si opera nei provvedimenti è certamante il lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il lavoro “standard”. Vedremo col tempo se questo faciliterà realmente la transizione dal precariato. Oppure se aumenterà la larghezza del fosso.

I pagamenti dei professionisti

Il maxiemendamanto alla Finanziaria ha differito gradualmente gli obblighi di tracciabilità dei compensi di artigiani e professionisti. Ha mantenuto il principio, ma vigliaccamante dilatato i tempi di applicazione. Posto che sono a favore della imposizione per legge dei sistemi elettronici di pagamento per talune tipologie di rapporti di lavoro, per esempio quelli business to business o per i compensi elargiti dalle Pubbliche Amministrazioni, c’è ancora una cosa che non capisco.

Sulle modalità ci si accapiglia, ma sui tempi tutti tacciono.  

Da quattro anni esiste una normativa [D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 23 ottobre 2002] che chiarisce il principio del pagamento delle prestazioni lavorative dei professionisti fissandolo entro 30 giorni dalla data di emissione della fattura. Eppure tutti se ne infischiano allegramente.

Ben vengano i pagamanti via Web, gli assegni e tutto quello che desiderate.. Ma se arrivassero per tempo, sarei anche più tranquillo visto che la Legge già esiste senza maxiemendamenti.  

Call center, s’inizia dalla A (come Almaviva)

È il più grande d’Italia e non poteva che essere il primo. 

La Circolare Ministeriale in materia di Call Center ha iniziato a sortire effetti. Per i Call Center di Atesia, Cos, Cosmed, Aticos, In-action, tutti del Gruppo Almaviva (che raccoglie complessivamante 13.000 operatori telefonici) si parla di una significativa svolta. I contratti a progetto senza progetto sono stati convertiti in posti a tempo indeterminato, come è giusto che fosse. Totale: 6.500 stabilizzazioni, come spiega anche Repubblica.

La Privacy del lavoratore

In attesa del documento di gennaio che si occuperà dell’uso di Internet e della Posta elettronica, il Garante Privacy ha messo le mani avanti, diffondendo le Linee Guida per il trattamento dei dati personali dei dipendenti privati [pubblicate anche sulla Gazzetta Ufficiale n. 275 del 7 dicembre 2006].

Nessuna novità, ma soltanto una raccolta di indirizzi già espressi in passato. Il messaggio è rivolto agli imprenditori zelanti, agli spioni stile caso Telecom, ai padroncini che amano tenere traccia di informazioni sui propri dipendenti senza il loro consenso. Il principio cardine:

“Le informazioni di carattere personale possono essere trattate dal datore di lavoro nella misura in cui siano necessarie per dare corretta esecuzione al rapporto di lavoro” (Punto 2.1).

Lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970 n. 300) oltre trentanni fa – quando gli uffici amministrativi ancora non usavano i personal computer – accenna a un problema simile, in una maniera meno moderna ma molto chiara:

“È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”. (Art. 4)

Le “altre apparecchiature” sono poi diventate i PC e la questione privacy si è complicata..

Bollino rosa, no grazie!

L’idea di dare un bollino rosa alle imprese che non discriminano le donne (in ambito retributivo o nei percorsi di carriera), come annunciato oggi da Cesare Damiano, non mi trova assolutamante d’accordo. La cultura d’impresa non si appiccica a un vetro.

Se sono veri questi dati presentati oggi dal Ministro (e sono certo che lo siano)..

  1. le donne, pur avendo in media un titolo di studio più elevato, ricoprono meno professioni prestigiose e svolgono professioni senza qualifica più degli uomini: una su cinque fa un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella maturata;
  2. le retribuzioni delle donne sono significativamente inferiori a quelle dei colleghi uomini;
  3. la nascita di un figlio toglie più di una donna su dieci dal mondo del lavoro: il 40% delle donne che non lavora, lo fa per prendersi cura dei figli;
  4. il 35% delle donne inattive è scoraggiata dall’assenza di opportunità lavorative;
  5. soltanto l’1,2% delle donne arriva ad avere 40 anni di contributi, il 9% arriva a una contribuzione fra i 35 e i 40 anni e ben il 52% è al di sotto dei 20 anni di contribuzione.

..che cosa c’entrano Bollini e Libri Bianchi? Capisco l’approccio da ex Fiom, equilibrato e fatto di step condivisi, ma una sana doccia fredda al maschilismo dirigenziale forse sarebbe più utile. Il punto nevralgico non è soltanto quello alla base della piramide. C’è anche il vertice. Anche e soprattutto lì devono arrivare le donne perché si smuova l’intero sistema dei valori.

Suggerisco al Ministro: gli sgravi per le assunzioni di donne al Sud (o in ognidove) siano concessi soltanto alle imprese che hanno donne nei Cda aziendali..