Questo sassolino lasciatemelo togliere. Oggi Libero Mercato titola “Il governo farà cassa sugli atipici” (file .TIFF) un pezzo dedicato alla possibile manovra correttiva che consentirà l’innalzamento ulteriore [dopo quello previsto in Finanziaria e attuato con circolare Inps di gennaio] delle aliquote contributive per i lavoratori atipici. Copiando testualmente senza troppi pudori una riflessione (file .PDF) di sei mesi fa di Giuliano Cazzola, l’autore sostiene che aumentare i contributi ai Co.co.pro sia gravoso per i lavoratori parasubordinati. Meglio alzare un tetto “virtuale” dei contributi accantonati e lasciare al tempo la gradualità di un innalzamanto della parte reale di finanziamento. Gli ultraliberali feltriani sostengono in sostanza di fare anticipare allo Stato il futuro “scalone previdenziale” degli atipici!
Atipici
Blogger semidisoccupati
Espressione usata da Marco Camisani Calzolari, che – commentando un post di Lele Dainesi dedicato a un aperitivo che una nota società di informatica offre ai blogger italiani “più influenti” – sostiene, per inquadrare (o meglio, escludere) chi non condivide lo spirito dell’iniziativa, che ci sia “un discreto gruppo di semidisoccupati in cerca di esperienze che spende il tempo che ha criticando quel che fa chi si sporca le mani, senza avere le competenze per farlo”.
Il post parlava di “inclusione”.
Web class e no-collar
Devo a Lorenzo la bella segnalazione del testo di Sergio Bologna pubblicato su Luhmi dal titolo “Uscire dal vicolo cieco” (.PDF 120 Kbyte – Download anche qui). Una lucida riflessione sul tema della classe media e in particolare dei lavoratori della conoscenza che svolgono attività di lavoro autonomo. Quelli che io chiamo “Liberi Professionisti Digitali“. Bologna ricostruisce la genesi di questa classe di lavoratori, la “Web class”, nata negli anni novanta, con i movimenti open source, con la new economy e l’esplosione di Internet:
Qui si è formata quella nuova classe che i guru del management come Drucker chiamano knowledge workers, sociologi come Florida “creative class” o economisti e politici come Robert Reich “analisti di simboli”. Hanno sognato un nuovo mondo, un nuovo modo di lavorare, di fare impresa, un diverso modo di definirsi, né blue collar né white collar, tant’è che uno come Andrew Ross, cronista egregio della loro storia, li ha chiamati no-collar. È dalle vicende di questa web class – passatemi il neologismo – che bisogna ripartire per capire a fondo la natura del postfordismo e la sua capacità di rendere strutturale la condizione di lavoro precaria.
Un mercato taroccato
C’è chi cerca di farti le scarpe ogni giorno in ufficio; chi sta fuori, invece, ti fa le carte.
Geniale la definizione del Rappresentante: “Colui che parla e non dice nulla, raccoglie ma non semina, accumula senza produrre. Il Rappresentante raffigura il partito che raccoglie il tuo voto senza trasformarlo in un vantaggio per la tua vita, il sindacato che si fregia di difenderti per curarsi della sua sopravvivenza, l’intellettuale che non sa generare parole che sostengano la tua lotta“. Non male neppure La contorsionista e L’Appeso.
[Immagine tratta dall’Almanacco di Precariomanzia]
Stabilizzazioni: perdere il posto o il passato da rivendicare?
Stabilizzazione, 19 giorni alla deadline (se non vi saranno proroghe). A che punto siamo?
Come già ricordato in un post precedente il 30 aprile si chiude la finestra per richiedere la stabilizzazione dei lavoratori precari. A fianco dell’inspiegabile titubanza di questo governo nel rendere chiare le condizioni, emerge anche un secondo elemento di riflessione. Ne parla Il Manifesto (file .TIFF), citando il caso di Ferrovie dello Stato e delle società che in subappalto gestiscono il suo call center. Cosa succede a imprese come queste che si trovano tra l’incudine (ispettori alle porte) e il martello (possibili cause di lavoro)? Hanno deciso di puntare verso la conversione dei Co.co.pro in rapporti a tempo determinato. Il legislatore permette questo passaggio per contratti fino a 24 mesi.
Pro e contro di un atipico
Il Gruppo “Giovani Dubbiosi” si sono arrabbiati e hanno scritto al Presidente della Repubblica per denunciare i costi che un disoccupato deve sostenere per trovare lavoro. C’è anche chi racconta vantaggi e svantaggi di fare redazione da solo a casa, con il telelavoro, chi fa nascere un blog interno a un’Università per parlare di stabilizzazione, e chi si è costruito e continua la sua battaglia con un intero blog “a progetto”.
Trattamenti di Fine (inteso come aggettivo) Rapporto
Al bar Mila, Micaela e Andrea.
“Ciao Mila, allora hai scelto per il TFR?”
“No, mica devo farlo..”
“Ma non lavori in un ufficio superlusso, non sei assunta?”
“Sì, ma sono socia della cooperativa per la quale lavoro e poi siamo in quattro gatti… Piuttosto Micaela ha sto privilegio.”
“E che c’entro io? Io sono una Co.Co.Pro. e per di più nel pubblico impiego, mica ce l’ho il TFR. Tra l’altro mi scade il contratto tra un mese, speriamo me lo rinnovino per la terza volta. Tu piuttosto…”
“Io? Non l’hai ancora capito, sono un lavoratore autonomo con partita IVA: chi me lo dà il TFR? È già tanto se mi pagano tutte le fatture… In realtà dovrei pensarci, il mio istituto di previdenza mi sta fregando alla grande…”
“Ah, beh. Siamo messi bene.”
“Chi offre stasera?”
Alleanza tra in e out
La proposta di una alleanza tra contrattualizzati e collaboratori esterni, pubblicata sul sito del Barbiere della Sera, viene da una rappresentante sindacale del mondo dei giornalisti freelance, Simona Fossati, del gruppo Senza Bavaglio, ma potrebbe essere presa a paradigma di tutte le situazioni di disparità retributiva tra chi beneficia delle condizioni di un contratto di lavoro e chi offre consulenza o collaborazione in mercati a forte precarizzazione.
Damiano, in un soffio
Non sembra scomporsi più di tanto, ma certamente i giovani “esternalizzati” di Wind li ha notati e li ha ascoltati.
L’occasione? La conferenza “Il Lavoro debole” e non poteva esserci momento migliore per i dipendenti Wind di portare in primo piano problemi e… magliette! La scritta “Wind scaricati in un soffio” la dice lunga. La loro protesta continua online con il blog NoEsternalizzazioniWind. Il 26 è prevista anche una manifestazione. Attivismo, vitalità e una certa intelligenza nel lanciare i messaggi. Bravi i ragazzi di Wind a fare parlare del caso, anche via Web.
Il ministro Cesare Damiano, invece, è in stand by in attesa di conoscere le sorti di Romano Prodi. Lui sì scaricato in un soffio.