Career directory e lavoro atipico

Segnalo agli affezionati delle guide cartacee due utili pubblicazioni appena uscite e distribuite gratuitamente a Milano. Sono per pubblici differenti: Job Advisor si trova nelle biblioteche rionali; Il lavoro atipico nei Centri pubblici per l’Impiego.

due_guide

Mentre la prima presenta informazioni per l’orientmento al lavoro, una lista di 100 grandi aziende a cui spedire il CV e alcune indicazioni su Master e Corporate University, la seconda elenca le principali forme atipiche di lavoro (in somministrazione, Co.co.pro, Co.co.co e collaborazioni occasionali) precisando i termini contrattuali e i diritti/doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Crisi, lavoro e Web 2.0

Lascio in visione una mia recente presentazione tenuta a Trieste (ringrazio Sergio e Benny per la magnifica ospitalità!) sul rapporto che esiste tra Lavoro e Web 2.0, principalmente centrata su come sfruttare al meglio i social network, gli strumenti di ricerca di lavoro e di informazione (compresi blog, wiki o twitter) per trovare un’occupazione.

In coda un piccolo excursus su come le tecnologie 2.0 possono diventare opportunità di lavoro. (P.S. A chi potrà sembrare elementare rispondo che è stata pensata e presentata per un pubblico di diplomati e di giovani studenti universitari).

L’etica della retribuzione

Le modalità di pagamento di un lavoro dicono molto, anzi moltissimo dei committenti. Mostrano quale sia il livello di rispetto della professionalità messa a disposizione se non addirittura la conoscenza stessa di ciò che si va comprando.

È il caso di chi fa sapere ai suoi collaboratori che non accetterà fatture con IVA a esigibilità differità (mi sono stati segnalati almeno tre casi, finora) e che se dovesse vedere arrivare fatture del genere cambierà i suoi rapporti con il collaboratore (!!!) [dei veri animali, direi] oppure di chi neppure si cura di scrivere assolute fesserie negli annunci di lavoro.

Per esempio, perché un editore dovrebbe pagare un giornalista a provvigioni? Si veda questo capolavoro pubblicato da Manpower:

manpower_giornalista

Appuntamento con il TesiCamp a Milano

[Perdonate la pausa, ma in questi giorni stavo seguendo alcuni incontri sul giornalismo investigativo televisivo. Tra breve qualche resoconto dei bellissimi interventi dei giornalisti di Report ecc… portate pazienza.]

TesiCamp

Trovo interessante segnalare questa iniziativa dell’amico Alberto: il TESICAMP, che si terrà a Milano venerdì 9 ottobre 2009 a Palazzo dei Giureconsulti nell’ambito di Innovation Circus, la kermesse dell’innovazione tecnologica che si tiene ogni anno nel capoluogo lombardo.

Il Camp ha una finalità intelligente: creare un’occasione di incontro informale tra neolaureati/laureandi che possono illustrare i propri percorsi di ricerca e professionisti/imprese interessate a scovare talenti e nuove idee di business. Complimenti ad Alberto, Luca e Ivan.

Sul sito di TESICAMP troverete tutte le informazioni utili.

L’inutilità percepita

La situazione della Ricerca in Italia è come noto assai malmessa. Un modo intelligente di comprendere quali siano le difficoltà è di partire dalle persone, ovvero da chi la ricerca la fa. Nello specifico, i protagonisti dell’Iniziativa interuniversitaria STELLA (Statistiche sul TEma Laureati & Lavoro in Archivio online) hanno deciso di fotografare con lo studio “Il dottore di ricerca: un motore di innovazione per le imprese?” (.PDF) la relazione che esiste tra Ricerca e Occupazione nell’ambito dei dottorati.

I giudizi sui Corsi di dottorato in Italia e sulla preparazione al lavoro di ricercatore sono tutto sommato positivi, così come è elevatissima la percentuale di impiego successivo al conseguimento del dottorato. Il punto debole della catena di produzione del valore di questo prezioso Capitale Umano sfornato dai Dottorati è il fatto che i percorsi di carriera siano orientati in netta prevalenza nel segmento del pubblico impiego e scarsamente nel privato (12% dei casi), con conseguente bassa retribuzione e incrementi in busta paga che premiano il merito pressoché inesistenti. Più dinamico è il settore privato, ma è diffusa la percezione di utilità limitata del titolo di dottore sul mercato del lavoro. “Il titolo è poco compreso dal mondo delle aziende“, si dice nello studio. Per qualcuno questo significa emigrare.

Questo è il giudizio che gli stessi dottori danno dell’utilità del loro titolo sul mercato del lavoro italiano:

dottorato_mdl_italia

Fonte: STELLA-Cilea, 2009

Nuove forme di cottimo

Chiamateli se volete digital piecework, o nuove forme di cottimo. È interessante come con la diffusione delle tecnologie digitali si rafforzi la vecchia formula della retribuzione “per pezzo lavorato”.

Vale per la produzione video, i post per i blog su portali di nanopublishing, la scrittura di articoli a seconda del numero esatto di battute o per le traduzioni in base al numero di righe. Sono tutte formule che non prevedono durata, quantità minime di pezzi, rimborsi di spese di gestione e hanno in genere retribuzioni bassissime.

L’interazione digitale elimina del tutto il tempo di lavoro o la qualità, ciò che conta è la quantità, misurata in parti intere. L’ultima novità in ambito di cottimo digitale è la disponibilità a lavorare come mistery client in ambito Web, per testare i servizi di e-commerce. Retribuzione? Da 15 a 20 euro per incarico (alcuni dettagli qui).  

L’anno scorso, quando svolgevo attività di scrittura professionale per il Gruppo Autogrill, mi è capitato di incontrare un mystery client che, abbandonando le missioni, si è rivelato e ha raccontato la sua storia. Il fatto di svolgere un lavoro sul campo – doveva valutare la qualità dei servizi al tavolo presso le stazioni del Gruppo – rendeva questo lavoro un normalissimo impiego. Non comprendo perciò come mai la formula digitale di questo mestiere debba fare dumping sul mondo reale. Oddio, al contrario qualche inconveniente comunque c’è. Per esempio il mistery client che ho consciuto, dovendo testare anche la qualità del cibo, è ingrassato di 30 kg in 7 anni.

Lo zio infetto

Campagna InfoJobsInfojobs.it butta sul Web e YouTube una nuova campagna viral contro la raccomandazione dei paparini italiani, con tanto di sito dedicato. Curioso come ai tempi del Web sia necessario un “virus” virtuale per combatterne uno reale.

Hanno dimenticato di citare i santi in paradiso, ma quelli erano difficili da filmare. Bello anche il dietro le quinte.