Tecniche di guerrilla freelancing per trovare lavoro

Uno dei nuovissimi metodi – piuttosto interessanti – per cercare lavoro oggi come freelance è di usare Twitter per farsi notare dai clienti (identificati con cura come prospect) usando una semplice citazione del tipo “Mi piacerebbe davvero lavorare con @tizio @caio o con il grandissimo @sempronio“. Nei canali Twitter di freelance americani capita spesso di trovare simili proposte. E’ certo che tizio, caio e sempronio perlomeno noteranno il vostro richiamo e faranno un giro dalle vostre parti per capire chi siete (l’effetto “ammirazione” funziona quasi sempre).

Ancora più geniale è il metodo usato da Alec Brownstein, creativo ed esperto di marketing online, per farsi notare da famosi art director di grandi agenzie, sfruttando l’ego surfing, ovvero il fatto di googleggiare cercando di capire che dicono altri di noi in Rete. Uno cerca il suo nome ed ecco la proposta di collaborazione. Costo? 6 dollari!

(Via Guerrilla Freelancing)

10 persone da conoscere nel fare networking

In stile molto pragmatico (americano) alcuni esperti di networking ritengono sia indispensabile avere nella propria rete, per fare bene ciò che si fa, una serie di “tipologie” differenti di contatti. Non dovrebbero cioè mai mancarti:

  1. Un mentore che ha maturato grande esperienza ed è in grado di trasmettertela, presentando situazioni vincenti ed errori. Saggezza ed esperienza sono quanto puoi (e devi) acquisire dalla relazione con lui, per guardare ai giusti traguardi di lungo periodo;
  2. Un coach che interviene in tempi diversi nei momenti critici ed è in grado di aiutarti nelle scelte più complesse o nei momenti di transizione. La sua forza è qualla di farti fare un passo avanti;
  3. Un insider (d’azienda) che opera nel tuo stesso campo, ma detiene informazioni privilegiate sul mercato dal punto di vista interno alle imprese. La relazione con lui ti aiuterà a progettare servizi e un’offerta adeguata alla domanda;
  4. Un trendsetter che, anche fuori dal mercato in cui lavori, segue i maggiori trend di mercato del lavoro e della consulenza. E’ utile tenere questa persona sotto il proprio radar perché può indicare contatti o iniziative che danno freschezza al tuo business anche in maniera non convenzionale. Ti fornisce, inoltre, argomenti di discussione o di approfondimento;
  5. Un “connettore“, persona cioè di contatto, che ha accesso a persone, risorse e informazioni. Ha talvolta l’abitudine di girarti informazioni che potrebbero interessarti o addirittura chiamarti al telefono (o via chat) per infilare qui e là, in chiacchiere poco importanti, anche notizie sul tuo mondo. I connettori sono le pedine migliori nella tua rete di contatti: non portano business, ma aprono la strada;
  6. L’idealista è invece qualcuno con cui volentieri puoi sognare senza pudore. La sua funzione è quella di ascoltare le tuee idee più strane, favorendo un brainstorming naturale che altrimenti non troverebbe sfogo. E’ indispensabile nelle professioni creative e di comunicazione, design e innovazione, anche tecnologica;
  7. Il realista al contrario è chi ti riporta con i piedi per terra. Nella cultura italiana questo spetta di solito a mogli e mariti :-). Nel mondo della consulenza è spesso un amico o ex partner/collega che ti racconta casi di insuccesso o mette in guardia da pericoli e iniziative che non sono cost-effective. I migliori realisti non frenano le tue speranze, ma semplicemente ti fanno i conti in tasca perché tu possa davvero raggiungerli;
  8. Il visionario è un tipo di contatto che ogni volta che ascolti o con cui parli fornisce giusta ispirazione e motivazione. A differenza dell’idealista che ti aiuta a sognare, il visionario traccia anche i passi e li disegna insieme a te per rappresentare giuste direzioni da prendere. La relazione con questa figura potrebbe farti sterzare, inducendo cambiamenti di rotta nei modi di fare, nelle attività o nei costumi lavorativi ecc.;
  9. Il partner ha un ruolo invece fondamentale per un freelance, in particolare quando si decide di approntare attività che superano le forze o competenze individuali. Con lui puoi condividere lavoro, tempo, spazi senza difficoltà. Ti aiuta a calibrare meglio l’azione e il lavoro mentre prosegui in parallelo con lui su progetti comuni. Condivide con te risorse, opportunità, informazioni;
  10. L’apprendista (o wanna-be) è un giovane [non per età, ma per esperienza] consulente al quale potresti fungere da mentore. Il miglior modo per farti capire dagli altri, in una rete di contatti, è quello essere in grado di spiegare davvero il tuo business ad altri, raccontando vita quotidiana, difficoltà, soluzioni. Nel networking, ogni azione di contatto può avere spinte bidirezionali: non guardare soltanto a quali  benefici potresti trarre immediatamente da un contatto, ma valuta dunque anche la possibilità di offrire tu qualcosa.

P.S. Ricordo ai consulenti in ascolto che domani a Milano c’è il primo ACTA Networking Day. Partecipa numeroso!

Io imprendo

Le motivazioni alla base della creazione di una nuova impresa nel 2010

motivazioni imprenditoria

Fonte: Unioncamere. Qui il Comunicato Stampa completo con tutti i dati.

P.S. Interessante il fatto che lo stesso giorno in cui Istat ci dice che un giovane su 4 è disoccupato nel nostro Paese, Unioncamere invece comunichi che un’impresa su quattro nata nel 2010 sia stata creata da giovani.

I lavoratori come pubblico

Merce da somministrare, mercato a cui vendere qualcosa (corsi, per esempio), elettori a cui promettere o semplici numeri. Ai lavoratori in Italia macava soltanto di diventare pubblico televisivo, una cosa che altrove accade già da tempo ma che da noi – a parte qualche programma su satellite o, su Tv generalista, qualche format di orientamento politicamente corretto, ma poco politicamente subito tagliato – non aveva ancora provato a fare nessuno. Ieri ci ha provato La7 con Il Contratto – Gente di Talento, nuovo programma che mette in palio un posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Il Contratto - Gente di Talento

Giudizio a caldo: presentatrice non preparata sul tema; format spudoratamente centrato sull’azienda che assume (ieri era Monster), che più che fare employer branding sembra faccia product placement; Michel Martone persona troppo intelligente per quel circo; la consulente filosofica appare più che essere; il direttore di HR Community una vecchia falsa-timida volpe, che ha fatto un terno al lotto con tanto di sponda su Panorama; il coach un buon cameriere; concorrenti troppo timorosi, forse scelti proprio per questo, mica che a metà serata qualcuno pianti qualche grana. Sputtanata tra le altre cose anche la parola “talento”.

In definitiva, programma per fare ascolti, guadagnare visibilità aziendale,e soprattutto vendere anche in tv (non bastavano Confindustria, sindacati o Tremonti) il topos unico del nostro immaginario lavorativo, ovvero il posto fisso. Così come i salari si contrattano con una buona disoccupazione in circolazione, anche il lavoro dipendente si vende meglio se il traguardo diventa un premio.

P.S. Il miglior commento (collettivo) in circolazione sul programma resta il magnifico post di Spinoza.it “Teledipendenti” (cit.: La trasmissione di La7 metterà in palio un posto di lavoro. Hanno promesso un milione di puntate).

Non mentire, autoconsigliati

C’è l’autosfruttamento, ma anche il suo opposto, l’illusione di fare bene quando le cose vanno a rotoli. Menti sapendo di mentire, il problema è che lo fai a te stesso. Sono due classici atteggiamenti del freelance che vive momenti di transizione: overwork e quieto vivere. Vale la pena ricordare (prendendo alcuni spunti da FreelanceFolder) quali siano le bugie più diffuse. Affronta i casini, metti a posto le cose:

  • Bugia # 1 – La mia attività non ha bisogno di promozione. Palle, chi sei per vivere di rendita? La vita è più dura del previsto per un freelance. Trovare commesse, clienti e nuove attività è forse ancora più difficile di fare ciò che fai come core business;
  • Bugia # 2 – Un lavoro sottocosto è comunque un buon lavoro. Certo, poi fallo gratis, che le cose andranno ancora meglio :-)
  • Bugia # 3 – Meglio non chiedere ai clienti. Zitto, fai di testa tua, non confrontarti o chiedere che cosa serve davvero: tempo due settimane e hai perso il cliente. Non temere di chiedere. Neppure a fine lavoro cosa è andato per il verso giusto e che cosa no. Una domanda ben posta vale cento risposte;
  • Bugia # 4 – Il tempo speso a leggere Blog, Twitter e Facebook è networking. Sì, e quanto lavoro hai portato a casa da questa attività di mera informazione? E’ tutto molto bello, ma il networking è fatto di contatti, non soltanto di lettura passiva. E poi stringi qualche mano ogni tanto, non fare tutto da tastiera;
  • Bugia # 5 – Sono un esperto, non ho bisogno di accrescere le mie conoscenze e competenze. Ma vuoi davvero diventare come un impiegato dietro alla scrivania? Il sapere tacito è l’arma del freelance. Affila le tue lame, ogni tanto;
  • Bugia # 6 – Se c’è riuscito lui, posso farlo anch’io. Falso. Condizioni diverse, persone diverse, situazioni diverse. Le variabili per avere successo in un progetto sono troppe per immaginare di replicare ciò che vedi fatto da altri. La tua unicità è un vantaggio, ma spesso anche un ostacolo. Trova la tua strada;
  • Bugia # 7 – Lavorare come freelance è facile come bere un bicchiere d’acqua. Ok, ne parliamo l’anno prossimo. Dopo che hai pestato la testa sullo spigolo o, ancora meglio, hai parlato con altri freelance che lavorano da soli da anni. Per fare il consulente devi avere le spalle larghe, non soltanto il cervello fino; 
  • Bugia # 8 – Posso concentrarmi sul lavoro principale, al resto ci penserà il commercialista. Sbagliato, c’è il marketing, la promozione, la scrittura di offerte commerciali, lo scouting di nuovi clienti, la gestione dei mezzi (informatici e non); il networking, la contabilità spicciola, la spesa da fare il sabato quando lavori il sabato, la formazione continua e la tua salute;
  • Bugia # 9 – La bontà delle mie conoscenze specialistiche e competenze è sufficiente per lavorare. Hehehe.. Nel Paese di Affittopoli, Parentopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Puttanopoli (e mi fermo qui…), credi ancora che bastino? Senza calare le brache, ricorda semplicemente che relationships matter come dice LinkedIn.
  • Bugia # 10 – Su questa materia sono il migliore: dovranno darmi spazio. Può anche darsi, ma c’è anche una pericolosa contraddizione. Se sei il migliore nel tuo campo ci sarà sempre qualcuno più ignorante di te che dovrà valutare ciò che sai fare e non sarà in grado di farlo meglio di te. Potrà scegliere usando altri parametri rispetto al merito: valuta dunque sempre attentamente tutte le ragioni che portano i clienti a scegliere te o altri.

Più rossetto, meno Cicerone

Il Provveditorato agli Studi della Lombardia ha pubblicato i dati sulla popolazione scolastica delle scuole secondarie superiori. Gli iscritti agli Istituti tecnici per Operatore del Benessere (in pratica per diventare estetisti) hanno per la prima volta superato quelli al Liceo Classico. Effetto videocracy? Lo stato della Cultura in Italia versa in drammatiche condizioni, lo racconta bene l’ultimo numero di Alfabeta2. Ovvio che i padri dicano ai loro figli di fare altro dall’imparare il greco o studiare recitazione. Teatro, cinema, biblioteche: “siamo all’anno zero”. Io continuo a riempire la casa di libri e altro, nella speranza che i miei due figli, ora minorenni, possano respirare fin da piccoli l’importanza del sapere, ma sono preoccupato. Con l’anoressia culturale non si mangia, dice Umberto Eco. E pensare che sono proprio questi i tempi di rispolverare Cicerone. O tempora.

I migliori titoli dell’anno

Curioso che nel mercato del lavoro italiano manchino i diplomati, mentre i laureati siano in eccesso. Beh, perdonate il ragionamento grossolano, ma i laureati non sono forse anche diplomati? Sì, certo, se li si impiega come tali vedrebbero perdere tutto lo sforzo fatto per laurearsi. Ma non si può fare finta da entrambe le parti per un breve lasso di tempo? Un datore impiega il laureato come diplomato e questi si comporta sul luogo di lavoro come laureato. Tenuto conto che gli stipendi (in media) per le due categorie sono molto vincine [non esiste più questo blasone per i neolaureati che fanno ingresso in azienda, anzi..], non è escluso che chi accetta questo trade-off non faccia presto carriera, come dicono tutte le statistiche: un laureato nel lungo periodo corre più velocemente, in tutti i sensi, all’interno delle imprese…

Beh, mentre ci ragionate beccatevi questi dati tratti dalla recente relazione di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’Education, dal titolo “Dimensione aziendale, job creation, nuovi paradigmi produttivi e formativi” (.PDF)

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i laureati piu richiesti in Italia

Moonlighter, ghost worker e l’Altro lavoro

Un filosofo francese che amo molto lo chiamava double bind, doppio legame. Non in senso psicologico, ma rispetto alle condizioni di vita che tracciano limiti e intersezioni. Dentro-fuori, esterno-interno, superficie-profondità. C’è sempre un po’ dell’uno nell’altro. Anzi, per definizione c’è. Le dedans c’est le déhors, scriveva Merleau-Ponty.

In molti si sono cimentati nella lettura di questi “margini” in termini filosofici ed esistenziali, da Blanchot a Bateson, a Derrida. E non è sbagliato pensare che anche la condizione sociale viva di questo, ovvero di sovrapposizioni, ibridazioni e forme meticce, per esempio tra sicurezze e rischi, tra obblighi e libertà, tra condizioni di subordinazione e di autonomia. Come nel lavoro.

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Vai lontano dal Paese che non ti merita

Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Sono le parole pesantissime e senza precedenti di Pier Lugi Celli, pubblicate oggi su La Repubblica e rivolte a suo figlio. Per chi non sapesse: è il direttore generale della Luiss, una delle massime istituzioni universitarie del Paese.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai […] Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.