Nasce la rappresentanza del lavoro autonomo

La RETENasce oggi, ufficialmente, un nuovo soggetto politico.

Non in senso partitico, ma sociale. Già annunciato informalmente qualche mese fa, prende oggi la forma di una struttura organizzata, con cui confrontarsi senza intermediazioni. È la RETE delle Associazione dei Professionisti Autonomi, gruppo di 12 associazioni che annovera complessivamente circa 16.000 iscritti e raccoglie i lavoratori autonomi di seconda generazione, che operano nell’ambito delle professioni intellettuali senza Albo (anche se in realtà si rivolge a tutti i lavoratori della conoscenza…).

Obiettivo dichiarato: “Acquisire nuovi diritti e sviluppare opportunità di crescita“.

Gli aderenti sono: Acta, Agens Sviluppo, Aisl, Aiti, Atdal, Federprofessional, I-NETWORK, Lavoro Over 40, Manager Associati, Manageritalia Milano, Obiettivo 50, UnBreakFast.

Questo il comunicato stampa ufficiale.

P.S. Se posso permettermi un consiglio: se sei un lavoratore autonomo, un disoccupato, un freelance, un consulente, un contratto a progetto.. che usa la testa per lavorare, non pensare soltanto a che cosa la RETE può fare per te.

Lavoratori più o meno digitali

Ricordo che una volta, offrendo ripetizioni di matematica a un ragazzotto di prima liceo scientifico, mi venne fornita questa risposta alla domanda se per una determinata somma algebrica il risultato fosse “più” o “meno” il numero indicato: “.. Tze! Mi vuoi fregare.. Non sono mica stupido.. Il numero che ti ho detto? Più o meno, dici? Altro che ‘più o meno’, viene un numero preciso…!

Qualche mia breve confusa riflessione stimolata dal buon Antonio Sofi sul tema del lavoro autonomo.

Attenti a quei due

Alfonso Miceli - Gianni Lombardi

Alfonso Miceli (sx) di ACTA – Associazione Consulenti del Terziario Avanzato e Gianni Lombardi (dx) di Rete indipendenti I-Network, la rete italiana dei freelance e dei creativi indipendenti della comunicazione, insieme in studio per una lunga chiacchierata televisiva sul lavoro professionale autonomo.

Quando non c’è la fine del mese

Non resta che aspettare, sperando che quel famoso pagamento a 90 giorni – giorni conteggiati a partire dalla fine del mese relativo alla data con cui è stata emessa la fattura, una fattura che è stato possibile emettere a fine lavoro, ma non subito, bensì dopo alcune settimane in cui l’amministrazione ha generato un codice che rendesse valido l’ordine ex-post – ecco, non resta che aspettare che quei 90 giorni siano tali e non 120 o 180 e che il pagamento dell’IVA a tuo carico, non ancora intascata, non faccia finire il tuo conto in rosso, per pagare interessi sul debito del 12%.

Il periodo ha molte subordinate, ma si tratta della vita del lavoratore autonomo.

Lo zen e l’arte della manutenzione del lavoro autonomo

Desktop Get This DoneNon sono un fanatico delle teorie GTD (anche se mi sono disegnato il desktop esattamente con questa finalità e tutti i task che impiegano meno di 2 minuti di elaborazione li chiudo appena si presentano..) – che sta per Get This Done (Cfr. “Detto fatto!” di David Allen) – ma devo dire che non fa male a chi lavora in autonomia una rinfrescata periodica del principio secondo il quale la gestione efficiente del tempo sia realmente la chiave della produttività individuale.

In epoca di straordinari detassati – che non c’azzeccano, ovviamante, un fico secco con il lavoro autonomo – pur ponendo interrogativi interessanti nel raffronto – sorge spontana una domanda: come può un freelance, indipendente, migliorare le entrate senza alzare il costo delle prestazioni?

Quando non hai via di scampo sul “lavoro extra” (superando le civili 60 ore di lavoro a settimana) che sarà tassato sempre uguale, una delle soluzioni è di abbreviare i tempi di esecuzione. O meglio, eliminare tutte quelle distorsioni del tempo che intaccano la qualità dell’esecuzione. Le teorie GTD lavorano spesso sulle marginalità ed è una buona opzione. Perché se è vero che per scrivere un articolo ci vuole il tempo che ci vuole, non si può dire altrettanto delle risposte alle e-mail, della verifica dell’home banking e altre faccende collaterali [come amministrazione, finanza, marketing, relazioni, blog ecc.], che non sono esattamente il core business di un professionista, ma che ti ammorbano come la calura estiva e certo non puoi evitare a meno di spendere migliaia di euro in servizi (…e condizionatori).  

Zen habitsA questo proposito segnalo ai curiosi, dallo spirito euristico, una proposta per migliorare i comportamenti individuali durante il lavoro autonomo. Si tratta di una variante del GTD, definita Zen To Done (ZTD), che si qualifica come “The Ultimate Simple Productivity System” e analizza – a differenza della teoria di Allen – un habit alla volta. L’autore del blog Zen Habits (57K subscribers ai suoi feed!) richiama alcune simpatiche e a mio avviso utilissime regole (cfr. anche qui) per aggredire la passività alle situazioni più dispersive. Sì, certo, alcune sono un po’ delle “americanate”, ma come si dice in ZTD basta prendere ciò che serve, a piccole dosi. Salvo il fatto che la teoria dei 2 minuti di GTD continua ad avere, a mio avviso, una sua porca funzionalità.

Le caramelle HariboDarsi delle regole non è sbagliato, no?

Non è immediato seguire ovvie quanto difficilmente realizzabili indicazioni del tipo “Semplicemente fallo!“, ma non è neppure il caso di trovare motivazioni e stimoli positivi soltanto nei prodotti della Haribo, ai quali credo oramai di avere sviluppato una pericolosa dipendenza :-) 

Raccontarsi come lavoratori

Va bene Internet e il digitale, ma prendere in mano l’ultimo libro stampato su carta fa tutto un altro effetto, anche se per me è il settimo…

Condizioni e identità nel lavoro professionale (Derive e Approdi, 2008, 4 euro) è un’opera collettiva di sei autori che traggono spunto dall’ultimo libro di Sergio Bologna Ceti medi senza futuro? per parlare di lavoro intellettuale e autonomo. Libro breve, ma intenso.

Se volete leggere il mio saggio è disponibile anche qui (o all’interno del libro disponibile gratuitamente e interamente anche in formato .PDF).

Libro Dario Banfi - Derive e Approdi

Se vi interessa, a partire da questo testo, Lia Cigarini e Liliana Rampello discutono del tema “Siamo capaci di raccontarci? Troppe cose le donne vivono, sanno e fanno nel lavoro e nella società e poi non le raccontano in grande” alla Libreria delle donne (Via Pietro Calvi,29 Milano – 02.70006265 – http://www.libreriadelledonne.it/) sabato 19 aprile 2008 alle ore 18:00.

Il disegno di legge del PD sul precariato

Ne ha parlato ieri Walter Veltroni a Porta a Porta, senza però illustrane i dettagli. Il Disegno di Legge s’intitola “Un lavoro stabile, sicuro e di qualità. Misure per il contrasto alla precarietà del lavoro” e si struttura in 29 articoli.

Punta – nella prima parte – sull’apprendimento permanente (lifelong learning) con crediti d’imposta sugli investimenti in formazione; sulle tutele sindacali e da licenziamanto prima del termine per i Co.co.pro; su revisione e omogeneizzazione dell’apprendistato e modifica del contratto di inserimento; sull’invecchiamento attivo (abolizione del divieto di cumulo per pensioni da lavoro autonomo e dipendente e crediti per formazione anche per ultracinquantenni!).

Il disegno di legge – nella seconda parte (capo IV) – parla espressamente di ESTENSIONE DELLE TUTELE NEL MERCATO DEL LAVORO. Si legga bene (sì, leggete più volte):

[..] graduale estensione ed uniformazione dei trattamenti di disoccupazione in funzione dell’istituzione di uno strumento unico su base universalistica, indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo di tutti i soggetti disoccupati, indipendentemente dalla causa di disoccupazione e senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa, tipologia di contratti di lavoro.

In cambio sarà obbligatorio seguire percorsi controllati dai Centri Pubblici per l’Impiego per la riqualificazione professionale. Il coordinamento INPS-Cpi sarà affidato a uno Sportello Unico presso il quale il disoccupato sottoscriverà un contratto in cui si impegna a cercare lavoro (“Contratto di ricerca di occupazione”). Per questa operazione lo Stato investirà sui Centri Pubblici per l’Impiego al fine di coordinare la gestione delle liste di mobilità e disoccupazione. Sarà poi messa mano sul sistema INPS di reportistica dello stato contributivo dei lavoratori attivi.

Infine, per dare attuazione al Testo Unico sulla sicurezza il DDL prevede un’Agenzia Nazionale per la sicurezza sul Lavoro (e l’INAIL a che servirà?) che curerà ispezioni e anche premi per le imprese che attuano normative previste dalla Legge. Infine – artt. 23-27 – si continuerà sulla strada della regolarizzazione già intrapresa dal Ministero Damiano, impiegando le risorse del Fondo per l’Emersione del Lavoro irregolare (fissato nella finanziaria 2006).

Gli ultimi due articoli (28 e 29) portano il titolo: PER LA DIGNITÀ DELLE RETRIBUZIONI. Riguarda il lavoro autonomo. Si legge:

I lavoratori economicamente dipendenti, che svolgono rapporti di collaborazione aventi a oggetto una prestazione d’opera coordinata e continuativa, anche a progetto, senza vincolo di subordinazione, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e privi di copertura da parte di altre forme obbligatorie di previdenza, hanno diritto a un compenso sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa e proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto, secondo quanto previsto negli accordi e contratti collettivi applicabili o comunque in uso per prestazioni analoghe o comparabili.

Un passo indietro rispetto alla generica dicitura di 1.000 euro al mese, perché fa riferimento a un compenso indeterminato, “per un’esistenza libera e dignitosa”, ma un passo avanti perché introduce il concetto di comparabilità rispetto a funzioni analoghe previste dai CCNL, introducendo (meglio, insinuando) una novità assoluta: la responsabilità dei CCNL a questo punto anche per quanto riguarda la definizione di compensi minimi da lavoro autonomo. E se questi minimi non ci sono li fissa il Ministero del Lavoro!

Il 3 x 2 del lavoro autonomo

Tre per due del lavoro autonomo

Bella regola citata poco fa in un commento da Larsen che, come tradizione in questo blog, quando merita una riflessione più ampia (grazie Larsen!), porto in primo piano.

Caratteristiche possibili di un lavoro: economico; veloce; di qualità.
Per ogni lavoro un committente può scegliere solanto due di queste caratteristiche contemporaneamente. Se un lavoro sarà veloce e di qualità non sarà economico e via dicendo…

Le altre ipotesi, per completare: 2) se il cliente chiede qualità a basso costo, si impiegherà il tempo dovuto; 3) se vuole pagare poco e avere tutto subito, non si garantisce alcuna qualità.

Sottoscrivo in pieno. Mi sembra una buona norma per ogni tipo di lavoro svolto da lavoratori autonomi. Il problema sorge, però, quando si chiede il 3 x 2, ma a mio avviso non è produttivo cedere, né per sé né per l’intera categoria dei lavoratori autonomi, come già accennammo nella teoria dell’asticella*.

Il corollario di Humanitech al “Teorema Larsen” :-) potrebbe essere dunque “.. e tertium non datur!“. O come si dice a Milano, attaccatevi al tram.

* Quando si abbassa l’asticella che segna il proprio valore di mercato, la si abbassa per tutte le persone che svolgono lo stesso lavoro.

Autonomi sans-papiers sconosciuti alla politica

Qualche dettaglio e un breve resoconto sull’evento dell’altroieri. Oltre al clamoroso no show di Pietro Ichino [gli organizzatori l’hanno contattato male? ha preferito il piatto più ricco e il parterre pagato da GI Group?], mi ha stupito la scarsa preparazione dei nostri politici. La discussione è andata verso una direzione imprevista: hanno parzialmente gettato le armi, evitando di entrare nel merito dei temi, e giocando la carta della disponibilità all’ascolto, che non fa mai male in campagna elettorale. In realtà infatti, leggendo quelle parti dei programmi elettorali che interessano i lavoratori professionali autonomi, c’è ben poco sul piatto. Viene voglia di asternersi, se non fosse che il voto riguarda l’intero Paese e non soltanto la condizione individuale o di categoria.

La tavola rotonda

Dopo una mia breve introduzione e la precisa esposizione delle richieste di ACTA alla politica da parte di Anna Soru è stata la volta di Giorgio Benvenuto, del Partito Democratico, secondo il quale i temi sollevati non sono soltanto “da campagna elettorale”. Ci si trova di fronte a lavoratori sans-papiers che stanno a metà tra gli artigiani e gli ordini professionali: va riconoisciuta l’emergenza, anche sotto il profilo del numero di soggetti interessati, che potrebbe arrivare a un milione di unità.

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