Il disegno di legge del PD sul precariato

Ne ha parlato ieri Walter Veltroni a Porta a Porta, senza però illustrane i dettagli. Il Disegno di Legge s’intitola “Un lavoro stabile, sicuro e di qualità. Misure per il contrasto alla precarietà del lavoro” e si struttura in 29 articoli.

Punta – nella prima parte – sull’apprendimento permanente (lifelong learning) con crediti d’imposta sugli investimenti in formazione; sulle tutele sindacali e da licenziamanto prima del termine per i Co.co.pro; su revisione e omogeneizzazione dell’apprendistato e modifica del contratto di inserimento; sull’invecchiamento attivo (abolizione del divieto di cumulo per pensioni da lavoro autonomo e dipendente e crediti per formazione anche per ultracinquantenni!).

Il disegno di legge – nella seconda parte (capo IV) – parla espressamente di ESTENSIONE DELLE TUTELE NEL MERCATO DEL LAVORO. Si legga bene (sì, leggete più volte):

[..] graduale estensione ed uniformazione dei trattamenti di disoccupazione in funzione dell’istituzione di uno strumento unico su base universalistica, indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo di tutti i soggetti disoccupati, indipendentemente dalla causa di disoccupazione e senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa, tipologia di contratti di lavoro.

In cambio sarà obbligatorio seguire percorsi controllati dai Centri Pubblici per l’Impiego per la riqualificazione professionale. Il coordinamento INPS-Cpi sarà affidato a uno Sportello Unico presso il quale il disoccupato sottoscriverà un contratto in cui si impegna a cercare lavoro (“Contratto di ricerca di occupazione”). Per questa operazione lo Stato investirà sui Centri Pubblici per l’Impiego al fine di coordinare la gestione delle liste di mobilità e disoccupazione. Sarà poi messa mano sul sistema INPS di reportistica dello stato contributivo dei lavoratori attivi.

Infine, per dare attuazione al Testo Unico sulla sicurezza il DDL prevede un’Agenzia Nazionale per la sicurezza sul Lavoro (e l’INAIL a che servirà?) che curerà ispezioni e anche premi per le imprese che attuano normative previste dalla Legge. Infine – artt. 23-27 – si continuerà sulla strada della regolarizzazione già intrapresa dal Ministero Damiano, impiegando le risorse del Fondo per l’Emersione del Lavoro irregolare (fissato nella finanziaria 2006).

Gli ultimi due articoli (28 e 29) portano il titolo: PER LA DIGNITÀ DELLE RETRIBUZIONI. Riguarda il lavoro autonomo. Si legge:

I lavoratori economicamente dipendenti, che svolgono rapporti di collaborazione aventi a oggetto una prestazione d’opera coordinata e continuativa, anche a progetto, senza vincolo di subordinazione, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e privi di copertura da parte di altre forme obbligatorie di previdenza, hanno diritto a un compenso sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa e proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto, secondo quanto previsto negli accordi e contratti collettivi applicabili o comunque in uso per prestazioni analoghe o comparabili.

Un passo indietro rispetto alla generica dicitura di 1.000 euro al mese, perché fa riferimento a un compenso indeterminato, “per un’esistenza libera e dignitosa”, ma un passo avanti perché introduce il concetto di comparabilità rispetto a funzioni analoghe previste dai CCNL, introducendo (meglio, insinuando) una novità assoluta: la responsabilità dei CCNL a questo punto anche per quanto riguarda la definizione di compensi minimi da lavoro autonomo. E se questi minimi non ci sono li fissa il Ministero del Lavoro!

Ultima modifica: 2008-04-10T13:46:15+02:00 Autore: Dario Banfi

6 commenti su “Il disegno di legge del PD sul precariato”

  1. fuffa elettorale dario… solo fuffa…

    guarda invece i francesi come fanno: http://www.insee.fr/fr/indicateur/smic.htm

    se noti, dal 2001 al 2007 la retribuzione minima oraria fissata per legge e’ aumentata del 30%… qui no :D

    i centri per l’impiego… si come no? :D

    ho litigato anni fa con tutti quelli della mia zona… mi mandavano a fare colloqui che non c’entravano nulla con il mio curriculum o con le posizioni offerte negli annunci, giusto per fare numero.

    perche’ lo sai che e’ un servizio a pagamento per le imprese vero? e che quindi se contrattualizzano 30 colloqui, loro mandano 30 persone, anche se non c’entrano nulla…
    c’e’ pure un’altra voce che gira ovvero: se sei “gentile” con i responsabili dei centri per l’impiego, verrai segnalato ogni volta che ci sara’ l’occasione, e ti terranno presente per i posti migliori.

    interpreta pure il “gentile” come ti pare, ma hai capito benissimo a cosa mi sto riferendo…

    la cosa ridicola e’ che come sempre, noialtri portatori sani di p.iva, siamo fuori da qualsiasi programma elettorale, anzi, rientriamo solo quando si parla di evasione fiscale.
    perche’ e’ ovvio (mha…) che un libero professionista guadagna una barca di soldi e fa di tutto per evadere le tasse…

  2. Larsen sarà campagna elettorale, ma è nero su bianco. La struttura delle legge è a disposizione di commentatori, giornalisti, giuslavoristi e compagnia briscola. A mio avviso questo è diverso dalla pura presentazione verbale di mille idee per un’Italia da favola.

    Guarda che tra le righe si parla anche di chi ha partita IVA.

    Anche il fatto che si punti a rilanciare i CPI (tra l’altro a corto di soldi dopo i tagli del FSE per i programmi 2007-2013) non è un fatto negativo, a mio giudizio. Forse Berlusconi ha mai pensato di rinforzare i Servizi Pubblici per l’impiego? Che poi funzionino male questa è un’altra questione, ma ieri sera, per esempio, Veltroni ha parlato di benchmark, un elemento che per i CPI è sparito dal dibattito con il governo Berlusconi del 2001..

    Sulle markette da pagare ai servizi pubblici (ma intendevi i CPI o le Agenzie private per il lavoro?), non ti so rispondere. Se fosse vero, è il caso di denunciare pubblicamente il fatto.

    Sull’evasione fiscale mi trovi d’accordo. Va chiarita una volta per tutte che chi opera con le imprese da lavoratore autonomo non ha praticamante modo di evadere. Non è come commercianti e artigiani che hanno clienti privati. Le partite IVA devono fatturare sempre perché i loro clienti hanno interesse a scaricare le spese. E non siamo all’interno di un sistema fiscale americano che consente anche alle famiglie di dichiarare spese.

  3. guarda dario, speriamo bene… chiunque vinca…
    sulle markette mi riferivo ai centri privati principalmente, anche perche’ almeno a torino, i centri per l’impiego pubblici, servono solo per la bassa manovalanza, non certo per lavoratori specializzati.
    queste cmq sono le classiche cose “per sentito dire”, io piu’ che litigarci non ho fatto :D ci manca ancora che mi metta a pagare per lavorare :D

    cmq di “programmi elettorali” nero su bianco, a disposizione di tutti, negli ultimi 10 anni ne ho letti (che nausea) parecchi di “impegni” con gli italiani… di cose poi realizzate sul serio nell’interesse della gente, ne ho viste poche (nessuna?)…

    sulla questione p.iva mi trovi pienamente d’accordo… se potessi veramente scaricare ogni spesa necessaria per il mio sostentamento, alla fine dell’anno sarei molto piu’ contento :D

    tra l’altro se ci pensi e’ l’unico paese (credo) che paga le tasse sulle tasse :D

  4. Io, malgrado una certa abitudine al lessico giurisprudenziale, non ho mica capito cos’è uno “strumento unico su base universalistica”.

    Dario mi spieghi l’arcano?

    Sul secondo punto relativo agli artt. 28 e 29 la cosa su cui mi è caduto l’occhio è la frasetta “privi di copertura da parte di altre forme obbligatorie di previdenza” che mi fa pensare che il salario minimo non si applica, ad esempio, se faccio lavoro autonomo come iscritto ad un albo che prevede una cassa previdenziale obbligatoria (per gli ing. iscritti all’ordine per es. è così, per i giornalisti me lo puoi dire tu, Dario).

    Ho preso una cantonata o è un cetriolo camuffato per eliminare un’altra fetta di potenziali beneficiari?

  5. Posto che soltanto Ichino ministro del lavoro potrebbe svelare gli arcani di questo DDL (che però porta ancora uno stile dell’ex ministro, tra le righe, soprattutto nelle parti sul lav. irregolare), credo che con “universalistica..” si intenda il superamento dell’attuale sistema in cui mobilità, CIG e disoccupazione sono in sostanza applicabili ai lavoratori “tipici”. Visto che oggi sono ottimista, credo sia un modo di traghettare il sistema di Welfare verso il modello anglosassone o francese..
    Seconda cosa: credo tu abbia ragione, che si riferisca agli Albi. Tieni conto che è una formula usata solitamente per rimarcare il fatto che gli Albi sono gestiti dal Ministero di Giustizia, non del Lavoro. E che le normative generali sulla previdenza devono passare di qui per essere applicate a chi ha gestione autonoma (casse di categoria) che hanno regolamenti separati. Ti faccio un esempio: l’innalzamento delle aliquote contributive stabilito con la Finanziaria 2007 per Inps 2 non valgono per gli Albi, che caso per caso dovranno decidere come comportarsi… Lo stesso accade per i servizi di assistenza e altro.. che per i giornalisti, per esempio, fanno decisamente schifo nel caso si tratti di lavoro autonomo (non abbiamo disoccupazione, rimborsi per malattia ospedalizzata, infortunio coperto ecc.).

  6. P.s. In sostanza non è un cetriolo, ma qualcosa che deve poi trovare attuazione là dove esiste l’autonomia (un po’ come fare una legge sulla Scuola e poi vedere come si comporta il Trentino Alto-Adige…)

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