Autonomi sans-papiers sconosciuti alla politica

Qualche dettaglio e un breve resoconto sull’evento dell’altroieri. Oltre al clamoroso no show di Pietro Ichino [gli organizzatori l’hanno contattato male? ha preferito il piatto più ricco e il parterre pagato da GI Group?], mi ha stupito la scarsa preparazione dei nostri politici. La discussione è andata verso una direzione imprevista: hanno parzialmente gettato le armi, evitando di entrare nel merito dei temi, e giocando la carta della disponibilità all’ascolto, che non fa mai male in campagna elettorale. In realtà infatti, leggendo quelle parti dei programmi elettorali che interessano i lavoratori professionali autonomi, c’è ben poco sul piatto. Viene voglia di asternersi, se non fosse che il voto riguarda l’intero Paese e non soltanto la condizione individuale o di categoria.

La tavola rotonda

Dopo una mia breve introduzione e la precisa esposizione delle richieste di ACTA alla politica da parte di Anna Soru è stata la volta di Giorgio Benvenuto, del Partito Democratico, secondo il quale i temi sollevati non sono soltanto “da campagna elettorale”. Ci si trova di fronte a lavoratori sans-papiers che stanno a metà tra gli artigiani e gli ordini professionali: va riconoisciuta l’emergenza, anche sotto il profilo del numero di soggetti interessati, che potrebbe arrivare a un milione di unità. L’approccio politico odierno? La pigrizia. Un danno per chi vive “come Centauri” con due teste, che sotto il profilo fiscale sono equiparati alle imprese e sotto quello contributivo ai lavoratori dipendenti. Servono soluzioni organiche, per le quali Benvenuto si era già mosso al fine di garantire ad ACTA un’audizione in Commissione Giustizia al Senato. Poi c’è stata la crisi di Governo. Il senatore ha ammesso che il problema dell’impossibile reversibilità tra pensioni maturate con i sistemi contributivo e retributivo sia davvero un’ingiustizia. La stessa richiesta di rivedere gli Studi di Settore è giustificata. Ora è bloccata all’agenzia delle Entrate, ma pur sempre in corso d’opera. Infine la rappresentanza: le associazioni degli autonomi non sono riconosciute ai tavoli, è vero, ma per ignoranza. Non se ne conosce l’esistenza.

La tavola rotonda - Fonte: Bolleblu.info
[Fonte della fotografia: Bolleblu.info – Da sinistra: Giorgio Benvenuto, Antonio Palmieri, Anna Soru, Dario Banfi, Francesco Rebiglio]

A seguire Antonio Palmieri del Partito della Libertà ha ammesso la scarsa conoscenza delle problematiche di dettaglio. Segue ACTA per motivi familiari, avendo legami con alcuni organizzatori dell’evento, e si è dichiarato disponibile a fare da “deputato sherpa” per portare personalmente in Parlamento le richieste, considerate a ogni modo di “buon senso”. Secondo Palmieri, al di là delle rivendicazioni, tre temi presenti nel programma elettorale del PDL potrebbero interessare: 1) l’idea di creare una no tax area per giovani aspiranti imprenditori; 2) la volontà del PDL di far pagare l’IVA sulle fature soltanto a seguito dell’effettiva riscossione; 3) l’obiettivo di snellire le procedure burocratiche per le microimprese, in collaborazione con le Regioni. In chiusura Palmieri dà un un consiglio agli autonomi: fatevi sentire sui media!

Il terzo intervento è stato di Francesco Rebiglio, dei socialisti italiani. Le categorie non servono, sostiene. Occorre lavorare per identificare una base condivisa di diritti universali per i cittadini-lavoratori, e per gli individui. “Esiste una ‘vagonata’ di outsider rispetto ai diritti riconosciuti oggi ai lavoratori. Non servono nuovi elenchi, nuove ripartizioni“. Le proposte di ACTA? Di buon senso. La Legge Biagi? Va completata, superando la separazione tra lavoro dipendente e autonomo.

Luigi Casero, deputato di Forza Italia, oggi nel PDL (e secondo Palmieri papabile sottosegretario all’economia), ha fatto una rapida carrellata sulle richieste di ACTA, partendo dalla premsessa che il sistema contributivo non potrà comunque essere sostituito. Per migliorarlo si dovrà alzare l’età pensionabile. L’innalzamento delle aliquote per gli autonomi con Partita IVA effettivamante è stato eccessivo: occorre riequilibrarlo, perlomeno offrendo anche a chi è in Gestione Separata i benefici fiscali e la possibilità di dare vita a un secondo pilastro. Sulla malattia per ricoveri e ospedalizzazioni di autonomi: è giusto pensarci. Lo stesso per l’abolizione dell’IRAP per chi non ha una stabile organizzazione. Sulle detrazioni: vanno viste caso per caso, in base alla tipicità delle categorie, ma è certo che andranno favoriti gli investimenti in beni strumentali. Come ha ricordato Palmieri, l’IVA secondo il PDL dovrà essere pagata soltanto all’incasso, mentre per gli Studi di settore si deve fare chiarezza onde evitare che diventino una minimum tax.

Del tutto differente l’approccio della senatrice Giovanna Capelli della Sinistra Arcobaleno, che esordisce in difesa, dichiarando che da almeno 20 anni la sinistra radicale pur criticando il modello capitalistico non è ferma all’operaismo e al fordismo. Senza sapere che fosse in sala Sergio Bologna, ne cita le opere come un esempio di nuova lettura dei fenomeni legati al post-fordismo adottata dalla sinistra. Che cosa propone la Sinistra Arcobaleno? Un salario minimo e l’eliminazione delle false partite IVA. “La politica – dichiara – non è onnipotente. Siamo in una fase storica che vede la crisi della rappresentanza. Le Leggi non sono sacre e inviolabili: si possono modificare“. In particolare, si deve andare verso il riconoscimento di diritti universali della persona, che derivano dall’attuale diritto del lavoro. Occorre che i giuslavoristi estendano le tutele previste nello Statuto dei Lavoratori. Il sistema contributivo? Una “soluzione tremenda”. Non è vero che quello retributivo fosse insostenibile. Per gli autonomi servono sistemi di mutuo soccorso, come quelli che si sono messi in atto per attori, cantanti e specialisti del mondo del cinema. Oltre a questo, il Welfare deve poter offrire un reddito garantito a chi perde l’occupazione.

Dopo la politica, la realtà

Fin qui la politica. A seguire le associazioni, per voce di Claudio Antonelli di PIU – che ha ripetuto quanto già scritto in questo articolo (cfr. anche qui) -, di Salvo Barrano e Gianni Lombardi. Il primo ha chiesto sostanzialmente alla politica di “non mettere i bastoni tra le ruote e di non vessare con tasse e contributi“.

Barrano, invece, portava l’esperienza dell’Associazione Nazionale Archeologi e di una professione che “esiste da centinaia di anni, ma è stata snaturata dalla più recente Riforma del Mercato del Lavoro“. Provocatorio e brillante, Barrano ha denunciato l’assunzione ope legis di 2.000 precari al Ministero dei Beni Culturali e dichiarato che, senza dare voce ai giovani per loro non si tratta più di un patto, ma di una “truffa generazionale”. Non soltanto i dipendenti devono essere ascoltati come lavoratori: ci sono anche altri soggetti sul mercato. “Se veramente non volete più ascoltare le nostre richieste – conclude con una boutade – lasciateci accedere all’unico vero ammortizzatore sociale che può rappresentare per noi una soluzione, l’evasione fiscale!“.

Gianni Lombardi del Capitolo Freelance di ADCI ha ricordato infine come i creativi siano spesso invisibili, ma vivaio importante di risorse e di flessibilità. L’autonomo, per Lombardi, non è precario. Dopo 20-30 anni di attività è meno instabile di un dipendente. E conclude: servono meno leggi, semplificazione e minore demagogia sull’evasione fiscale, visto che ancora non sono stati stanati i veri evasori e l’economia sommersa di stampo mafioso.

Ultima modifica: 2008-04-02T18:56:45+00:00 Autore: Dario Banfi

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