Stai pure sdraiata, Italia!

Il candidato ministro del Lavoro della Lega Nord per il prossimo Governo Berlusconi è Rosi Mauro, attualmente a capo del sindacato padano. I suoi obiettivi dichiarati da anni: reintrodurre la scala mobile e fare fuori la Triplice (CGIL-CISL-UIL), come la chiamano qui al Nord.

Tra i vari progetti di Legge si è fatta promotrice dell’Istituzione della Festa Regionale Lombarda in occasione del 7 aprile ricorrenza del Giuramento di Pontida. Ossignur.

Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano Maurizio Sacconi o gli ex di AN confluiti nel PDL.

Il caso Esselunga via YouTube

Che TrioloLa vicenda è iniziata oltre un mese fa (il 2 febbraio). Mentre lavora alla cassa una dipendente chiede di assentarsi per motivi fisiologici. Il cambio non arriva e se la fa addosso. Poi ha un’emorragia e deve andare al Pronto Soccorso. In seguito alla denuncia dei fatti, il 28 febbraio la ragazza è stata aggredita: bavaglio in bocca e testa nel W.C. con minacce e percosse. Fin qui sono notizie tristemente già note, ma riportate dai giornali.

Fonte dell’immagine: Blog “Lavoratori grande distribuzione”.

Ora la vicenda – su cui si è buttata tre settimane fa anche la redazione delle Iene che ha tampinato Danilo Villa, direttore del personale Esselunga – si può ascoltare in presa diretta.  La donna racconta la storia via YouTube, filmata da Mosaico TV (qui la prima parte e la seconda parte dei video, oggi messi online). Le parole della vittima, al termine dell’intervista: “Essere iscritti ai sindacati non è un reato. Questa è una causa a livello nazionale, per tutte le persone che subiscono“.

Il racconto diretto (video) della sindacalista della UilTucs Roberta Musu spiega come sia avvenuta l’aggressione. La donna aggiunge: “In Esselunga partecipare ad assemblee sindacali fa precipitare il reddito di chi fa orari ridotti, che non viene più chiamato a fare supplementari“.

Esselunga, in seguito all’aggressione mandò una lettera a Radio Popolare (!), dicendo di essere dispiaciuta dell’accaduto. In realtà, la questione della pipì delle cassiere è un problema di vecchia data, citato già nel libro di Renato Curcio “L’azienda totale” (Foglie, 2002). Lo stesso giornalista, Luca Fazio, scrive il 6 marzo il pezzo “Esselunga paga e minaccia i giornali”. La vicenda si allarga così all’informazione: Caprotti alza il tiro, il segretario della FNSI lo accusa di “arroganza padronale”.

L’ignoranza è una politica passiva?

Questa mattina mi si è bloccata la colazione sullo stomaco. Apro il giornale e leggo l’incipit di un articolo, su una testata nazionale:

Politiche attive

Ora non è per essere leziosi, ma ci sono due minuscole sottigliezze che forse è il caso di approfondire. Se vi va. A me importa per due motivi: 1. cambiare l’Italia vuol dire anche eliminare sacche di ignoranza; 2. è ora di smetterla con modelli culturali e linguaggi di 20-30 anni fa legati al lavoro.

Primo: le politiche attive NON sono sistemi diretti “per trovare lavoro a chi è disoccupato”. Non sono neppure sinonimo di cassa integrazione, mobilità ecc. Quando il soggetto senza lavoro viene supportato con politiche che non lo mettono “in azione”, ma semplicemente lo assistono, si chiamano PASSIVE. E’ l’esatto contrario

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Rappresentare il terziario avanzato

E’ la sfida dei prossimi anni, non c’è dubbio. Il sistema fordista scricchiola anche nelle grandi imprese, in alcuni contesti è ampiamente superato. I sindacati non sanno che pesci pigliare per acciuffare questo settore produttivo fatto da microimprese [su 400mila imprese dell’area milanese il 92% ha meno di 9 addetti] e da singoli lavoratori autonomi. Avete mai sentito in bocca a un sindacalista la parola “Web Designer”? Non è un caso che Cgil, Cisl e Uil stiano perdendo iscritti nel mondo delle Tlc…

Una riprova di questa distanza si ha nell’articolo di oggi pubblicato sul Sole 24 Ore “L’affanno del capitalismo molecolare“. Afferma Onorio Rosati, segretario della Camera del Lavoro di Milano: “Non riusciamo più a intercettare una platea troppo varia: un’empasse superabile con la riforma della contrattazione“.  Come fare? Dice Rosati: 1) irrobustire la contrattazione integrativa là dove la Cgil è presente; 2) entrare nelle imprese dove la Cgil non c’è; 3) alleggerire il rapporto fisco-salario.

A me pare non abbia capito nulla di quelle imprese (il 43% in Italia) fatte da una media di 2,7 persone. Le molecole più piccole (autonomi, precari, atipici e via discorrendo) hanno bisogno di strumenti di finanziamento, assistenza per periodi di difficoltà, formazione (o “crediti” per questa attività svolta sempre in autonomia!), agevolazioni fiscali per controbilanciare il rischio maggiore, rappresentanza [vera] sui temi previdenziali, servizi di supporto alla famiglia, legislazioni che non li equiparino più ai lavoratori subordinati.

Il sindacato tradizionale non è in grado di fare questo oggi.

Contrattazione aziendale, una Cenerentola

Premi di risultato, addio. Riprendiamo di sorvolo la questione contrattazione, per completare il quadro. Mentre sindacati e Confindustria discutono sul futuro di quella nazionale, arrivano i dati CNEL (“Lineamenti di contrattazione aziendale tra il 1998 e il 2006″, file .PDF) sulle vicende che interessano gli accordi nelle imprese. Una débacle. Sembra che rappezzare il proprio stipendio discutendone direttamente con l’imprenditore non sia più una pratica così diffusa. Avviene in una azienda su dieci!

Hai voglia, come sostengono tutti, che sia necessario rilanciare la contrattazione di secondo livello… La causa – dice CNEL – è l’abbassamento della produttività. Domanda: ma viene prima l’uovo (incentivi, premi ecc.) o la gallina (aumento della produttività)?

P.S. Lascio qualche materiale utile, per approfondire: un articolo del Sole 24 Ore e uno del Corriere della Sera. Interessante anche la fuffa presentata da GIDP, del tutto distonica rispetto ai dati CNEL. Ci potevano cascare soltanto quelli di Libero Mercato :-).

Il futuro del sindacato

Segnalo i materiali pubblicati sul sito della Fondazione Giulio Pastore e relativi agli interventi (quasi 50!) esposti al convegno “Quali politiche e quale organizzazione per un sindacato vitale, in crescita, capace di rappresentare i lavoratori del 21° secolo?”. Su SA-LA anche alcune interessanti considerazioni di Giulio Marini, che si esprime così in merito all’opportunità di fare emergere nuove forme di rappresentanza per i lavoratori autonomi di seconda generazione e “della conoscenza”:

È possibile tuttavia che questa attuale incapacità di rappresentare, anche a livello ideologico, i lavoratori della conoscenza – siano essi i nuovi operai, ovvero gli operatori; piuttosto che gli (pseudo-)professionisti senza albo – perduri all’interno del sindacato. A quel punto da sociologo del lavoro, e non quindi da ricercatore, sarebbe opportuno prevedere per il bene del Paese e dei lavoratori e delle relative famiglie (se ne avranno…) che il sindacato perda potere.

Freelancers Union, intervista alla Horowitz

Il Manifesto ieri ha pubblicato una bella intervista a Sara Horowitz a capo della Freelancers Union, sindacato dei lavoratori autonomi negli Usa. Sul tema scrissi (oltre un mese) fa un pezzo sul Sole 24 Ore dal titolo “Un sindacato delle partite IVA. Negli Usa c’è.” Dice la Horowitz:

Il primo passo da fare è la presa di coscienza che i lavoratori indipendenti sono una forza lavoro che hanno diritti negati. È un passaggio necessario, visto che la sinistra tradizionale americana continua a proporre un ritorno al sistema fordista per affrontare le sempre più pesanti condizioni di vita e lavoro degli «indipendenti» o di quella forza-lavoro che spesso in Europa chiamate precaria. Il passaggio successivo sta nel promuovere forme organizzative adeguate a figure lavorative con caratteristiche molto diverse da quelle che hanno invece costituito le organizzazioni sindacali tradizionali.

I riferimenti alle analisi di Richard Florida sono espliciti e così pure il focus sul lavoro intellettuale autonomo. Uno dei temi importanti citati è appunto la tutela della proprietà intellettuale, che è curiosamente anche uno degli elementi chiave emersi nel Primo Congresso dei Freelance 2007 in Italia. C’è poi il problema della disoccupazione, che qui da noi, per gli autonomi, chiameremmo del “reddito di cittadinanza” o del riformismo radicale. Dice la Horowitz:

La nuova forza lavoro è atomizzata, individualizzata e frammentata. Abbiamo così cominciato a parlare tra di noi perché è meglio ritrovarsi insieme che stare ciascuno per conto proprio. Abbiamo così scoperto che ciò che accadeva a ognuno di noi non era un problema individuale ma rispecchiava una condizione generale. Freelancers Union è quindi da considerare un’associazione di mutuo soccorso, di cooperazione….

Ho come l’impressione che non sia troppo distante dalle problematiche italiane. Questa donna mi piace.

La (mia) rappresentanza sindacale

Pensavo fosse più semplice, invece la burocrazia impera anche tra le fila dei sindacati dei giornalisti. Questo week-end si vota per il rinnovo dei rappresentanti regionali e per il Congresso Nazionale. So già chi votare, ma mi informo su come fare. Alzo il telefono.

– Pronto, è l’Associazione Lombarda?
Sì, mi dica.
– Buongiorno, senta.. so che per votare bisogna essere iscritti io però..
Attenda, prego, le passo la collega.
– Ok, grazie.. 
Pronto?
– Sì, buongiorno, vorrei rinnovare l’iscrizione, visto che all’inizio di quest’anno non ho..
Come si chiama?
– Dario Banfi.
Che posizione ha?
– Politicamente? [non riesco a evitare la battuta]
No, è pubblicista o professionista?
– Ah, professionista..  
Sì, eccolo qua! Lei è moroso.
– Credo di sì quest’anno non ho rinnovato.. come posso fare?
Può dimettersi dal sindacato e poi reiscriversi oppure pagare la quota pregressa..
– Dimettermi?

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