La previdenza “assurda” dei giornalisti freelance

Stesso schema, stessa soluzione. Per i giornalisti che lavorano come liberi professionisti autonomi è in arrivo la legnata. Con beffa, però, perché siamo giornalisti e ci vogliamo trattare bene. Così si legge in un comunicato della FNSI, il sindacato unitario dei giornalisti italiani: 

Aumento dei contributi previdenziali – Le aliquote contributive per i collaboratori coordinati e continuativi e per i giornalisti che prestano lavoro occasionale aumenteranno dall’attuale 12% alla percentuale prevista per i lavoratori autonomi iscritti all’Inps e cioè al 23,50%, che passerà al 26-28% se e quando il Governo e il Parlamento confermeranno l’aumento delle aliquote per tutti. L’elevazione della contribuzione avverrà gradualmente, in quattro anni, ma il primo aumento più consistente sarà del 60% a partire dal primo gennaio 2008. L’aliquota minore vigente per l’Inps si applicherà ai pensionati e ai giornalisti già iscritti alla gestione principale dell’Inpgi. L’onere contributivo graverà per due terzi sul datore di lavoro e per un terzo sui collaboratori e saranno le aziende a versare direttamente i contributi alla gestione separata dell’Inpgi. Viene cancellata l’attuale assurda situazione di una contribuzione del 12%, per il 10% a carico del giornalista e versata direttamente dalle colleghe e i colleghi all’Inpgi 2. A questa nuova soluzione consentirà di prevedere anche per i giornalisti collaboratori la possibilità di un futuro previdenziale decoroso.

Ok, ma quali vantaggi si ottengono? Siamo sicuri che la pensione sarà più decorosa? La situazione non è dissimile da quanto riportato nel post precedente per le partite IVA.

Geniale l’idea di definire l’attuale sistema di contribuzione “assurdo”. E allora chi mi rimborsa le assurdità che ho dovuto subire finora? Ma la beffa non finisce qui. Si legga attentamente questo passaggio:

Cessione di diritto d’autore – nel corso degli incontri ministeriali la Federazione della Stampa ha sollevato il problema del ricorso improprio alla cessione del diritto d’autore per regolare veri e propri rapporti di lavoro da parte delle aziende. In merito non è stato possibile raggiungere una convergenza tra le diverse opinioni espresse. La Fnsi ha pertanto chiesto al ministro Cesare Damiano di varare soluzioni legislative sulla base del principio che la finta cessione del diritto d’autore sia riportata alle caratteristiche proprie della prestazione lavorativa parasubordinata (coordinata e continuativa) e che debba quindi essere soggetta agli stessi obblighi contributivi e normativi delle altre prestazioni autonome.

Come mi sono già espresso per i giornalisti (e sulla questione previdenziale degli atipici in generale), se non si rivede la struttura costi/benefici nel profondo [e soprattutto se le due modifiche per i giornalisti – aumento delle aliquote ed eliminazione della sperequazione per la cessione dei diritti d’autore – non procedono insieme] i freelance si prenderanno una vera sberla dall’Istituto di previdenza.

Non sono uno di quelli che grida al lupo sull’innalzamento, ma come non chiedere: 1) benefici proprozionali ai costi; 2) sostenibilità bilanciata, ovvero oneri rapportati alla reale forza che caratterizza imprese e freelance?

Credo, invece, che continueranno a esserci i soliti furbi (editori senza scrupoli e committenti ignoranti) che pagheranno con la solita formula camuffata della cessione del diritto d’autore (si vedano anche i contributi di Mimmo Lombezzi sul tema: 1, 2 e 3), ma Inpgi 2 questa volta non chiederà soltanto il 12%, bensì il 23,50%!!!!!

Scommettiamo?

Definirla una trappola mi pare poco e spero che la FNSI e i CDR di tutti i giornali si diano una mossa senza svendere i diritti dei freelance per ottenere altri vantaggi per chi ha già un contratto. FORZA, SVEGLIAAAAA! La pazienza è veramente arrivata al limite.

P.S. Vediamo se e quanti giornali tratteranno la questione…

Ultima modifica: 2007-10-10T12:24:53+02:00 Autore: Dario Banfi

2 commenti su “La previdenza “assurda” dei giornalisti freelance”

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