La proposta di una alleanza tra contrattualizzati e collaboratori esterni, pubblicata sul sito del Barbiere della Sera, viene da una rappresentante sindacale del mondo dei giornalisti freelance, Simona Fossati, del gruppo Senza Bavaglio, ma potrebbe essere presa a paradigma di tutte le situazioni di disparità retributiva tra chi beneficia delle condizioni di un contratto di lavoro e chi offre consulenza o collaborazione in mercati a forte precarizzazione.
Retribuzioni
Le retribuzioni degli italiani
È uscito l’VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani realizzato una volta all’anno da OD&M Consulting. Oggi Il Sole 24 Ore ha sviluppato un ampio e dettagliato servizio dal titolo “Lo stipendio cresce, ma poco” [Fonte file: Rassegna stampa Borsa Lavoro Lombardia]. Questo, invece, è il comunicato della società. Di seguito riporto alcuni dei dati più significativi.
Valori assoluti e i trend di crescita degli stipendi dei lavoratori dipendenti in Italia
[RTA = Retribuzione Totale Annua Lorda]

[Fonte OD&M Consulting – VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2007]
La crescita delle retribuzioni in termini percentuali
e il confronto con l’inflazione

[Fonte OD&M Consulting – VIII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2007]
P.S. Update 22.02. Anche La Repubblica ha dedicato oggi una pagina al Rapporto Retribuzioni.
Wal-Mart, dal sindacato alla class action
Wal-Mart non è soltanto un caso straordinario di studio per gli economisti, ma diventerà presto una faccenda molto più interessante sotto il profilo del diritto del lavoro.
Un salario minimo nazionale contro il lavoro nero
In molti ritengono che un salario minimo nazionale sia necessario per dare trasparenza al mercato del lavoro e combattere lo sfruttamento. C’è chi, come Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, parla addirittura di “reddito minimo universale“, sostenendo la superiorità di un reddito di cittadinanza individuale, universale e incondizionato, erogato dalla comunità politica a tutti i suoi membri, rispetto a ogni altra forma di welfare.
Così anche Tito Boeri in un recente colloquio che ho avuto con l’economista, parlando di azioni di contrasto contro il lavoro nero (articolo in formato .PDF) in Italia:
[..] occorre realizzare formule di contrattazione decentrata sul costo del lavoro, introducendo un “salario minimo nazionale”. Questo doppio binario aiuterebbe a decentrare la contrattazione e darebbe un riferimento certo ai lavoratori anche nel sommerso, incentivandoli a ripristinare le condizioni di regolarità per tutelare i propri livelli retributivi. Sarebbe opportuno legare questa operazione anche a sussidi per i salari più bassi o incentivi condizionati all’impiego, come esistono in altri Paesi, che siano sopra il livello del salario minimo [..]
Va fissato cioè un tetto minimo, pubblico, noto a tutti, che rappresenti la base sotto la quale non è economicamante, civilmente e socialmente accettabile andare. E che sia il punto di partenza per ragionare su meccanismi di emersione e incentivazione. Non è un reddito di cittadinanza (Cfr. la distinzione fatta durante l’intervista), ma un parametro che inquadra il salario minimo di chi opera in Italia e vuole che sia riconosciuto un inquadramanto lavorativo degno di questo nome.
Lo stipendio del dirigente pubblico va online
Un dirigente pubblico guadagna in media 141.500 euro lordi all’anno [fonte: Corte dei Conti], mentre nel settore privato secondo OD&M Consulting arriva a quota 100.006.
È vero i supermanager raggiungono cifre decisamente invereconde, come ha messo a fuoco Massimo Mucchetti (lo stesso giornalista sotto attacco da parte di quei simpaticoni del Tiger Team nel caso di spionaggio Telecom)
Il Governo non è un sindacato
Oggi Repubblica.it apre con un articolo di Luisa Grion dal titolo “Ecco le buste paga di gennaio il caro Inps riduce gli sgravi” che mostra come la manovra finanziaria sia andata a beneficio delle classi medio-basse e non di quelle basse. Si illustra come il rincaro Inps possa fare brutti scherzi ai lavoratori dipendenti a fine anno (= conguaglio) e vanificare parte dei vantaggi fiscali maturati durante l’anno.
L’atipico che paga la pensione al dirigente
Così Guglielmo Epifani oggi sul Sole 24 Ore nell’intervista di Giorgio Pogliotti:
Calcolando la più alta stock option assegnata a un manager in questi anni che ammonta a circa 20 milioni di euro, essa corrisponde all’intera vita lavorativa di 30 persone con uno stipendio medio di 1.300 euro al mese, mentre la media delle stock option che è pari a 5 milioni corrisponde all’intera vita lavorativa di 7 persone [..].
[..] Il governo di centro-destra ha portato l’Inpdai, il fondo di previdenza dei dirigenti d’azienda, dentro l’Inps trasferendo il patrimonio con disavanzi di cassa pari a 1,3-1,5 miliardi ogni anno. È paradossale, ma i fondi attivi a partire da quello dei parasubordinati pagano le pensioni ai dirigenti che mediamente superano i 50mila euro all’anno.
Dirigenti, estero ed escamotage
Ieri in due incontri diversi di lavoro ho avuto notizia di due fenomeni interessanti che riguardano i dirigenti italiani. Per certi versi non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma mi ha incuriosito la concomitanza delle discussioni che vertevano entrambe sul fatto che l’Estero può diventare un terreno di conquista per innestare simpatiche “camuffe” da parte dei dirigenti.
Il reddito familiare degli italiani
Oggi La Repubblica (inserto “Affari & Finanza”) dedica un ampio approfondimento di tipo sociologico sull’Italia presente e futura (Redditi, Pensioni, Occupati ecc.) dal titolo “Un Paese in cerca di un’inversione di rotta“. Come anticipo, se siete interessati, questa è la rappresentazione delle famiglie italiane, suddivise per fasce di reddito.
