Wal-Mart, dal sindacato alla class action

Wal-Mart Class Website

Wal-Mart non è soltanto un caso straordinario di studio per gli economisti, ma diventerà presto una faccenda molto più interessante sotto il profilo del diritto del lavoro.

Con 1 mil. 800mila dipendenti è il maggiore datore di lavoro americano e il più grande retailer al mondo. Dal 2004 ha però una bella gatta da pelare. Roba che può diventare un soggetto da film stile Erin Brockovich. È in corso infatti una class action che contrappone il colosso della distribuzione alle cosiddette “Cenerentole” che lavorano presso Wal-Mart, donne che si sentono discriminate sessualmente e che lamentano disparità salariali e inesistenti opportunità di carriera.

Un riassunto della vicenda si trova su Wal-Mart Class, il sito delle donne che hanno fatto causa al gruppo. Vittorio Zucconi ha raccontato su Repubblica l’evoluzione di questi ultimi giorni, mentre un buon resoconto si trova anche sul New York Times. Perché il caso suscita tanto chiasso? In primo luogo per la rilevanza economica, ma anche per altre due questioni: 1) il tema della rappresentanza; 2) le ragioni apportate pro e contro la disparità di trattamento tra uomini e donne e che costituiscono il nocciolo della causa. Come dimostrare che nei fatti le “job openings” interne erano soltanto per gli uomini? E poi: bastano la differenza salariale oppure la crescita della percentuale di donne in corrispondenza dei profili lavorativi più bassi a definire una discriminazione?

In Italia non esiste (ancora) l’istituto della class action e viene spontaneo chiedersi come ci saremmo comportati in casi del genere. Probabilmente avremmo messo in mano la vicenda alle sigle sindacali più forti arrivando (nel migliore dei casi) a definire clausole specifiche in fase di rinnovo dei contratti aziendali. E molto probabilmente non sarebbe cambiato nulla. Negli Usa i sindacati sono usciti di scena e la presunta, ancora non dimostrata, discriminiazione sessuale nella più grande società americana è diventata un caso nazionale che andrà davanti al giudice federale.

Il diritto del lavoro ritorna cioè a essere in primo luogo il diritto dei cittadini di affermarsi come individui. Le relazioni tra le parti sociali evaporano lasciando spazio ad azioni più incisive che mettono tutti i dipendenti sullo stesso piano. Il tema classico della rappresentanza è scavalcato. Non si eleggono i propri portavoce, ma i difensori di un diritto univoco che viene prima di ogni differenza (e gruppo) sociale.

Ultima modifica: 2007-02-13T00:41:58+01:00 Autore: Dario Banfi

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